Componentistica meccanica

Italtractor torna italiana: shopping della modenese Usco

Rilevato dal gruppo Usa Titan. Il presidente Galassini: «Operazione importante anche per il Paese, riportando qui il controllo»:

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Italtractor torna italiana. A rilevare dal gruppo Usa Titan International il produttore emiliano di componenti per sottocarri è la modenese Usco, in una transazione valutata complessivamente 285 milioni di dollari.

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Shopping pesante quello realizzato, che porta in dote 11 stabilimenti produttivi (di cui tre in Italia), 1600 addetti e poco meno di 400 milioni di ricavi.

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«Seguivamo il dossier da tempo - spiega Massimo Galassini, fondatore di Usco - e credo sia un’operazione importante per noi ma anche per il Paese, riportando a controllo italiano un’azienda rilevante come Italtractor».

Proprio mentre a pochi chilometri di distanza, viste le difficoltà di Volkswagen-Audi, si trova in bilico in termini di proprietà il futuro di Ducati, nel caso di Italtractor-Itm, questa realtà approda all’interno di un gruppo in forte crescita, leader mondiale nel settore della componentistica per macchinari da movimento terra e mega-veicoli per agricoltura, miniere, costruzioni, deforestazioni.

Usco, dopo questa operazione arriva così a quota 1,4 miliardi di euro di ricavi, il massimo di sempre, con oltre 4mila addetti.

«Italtractor-Itm - aggiunge Galassini - presenta una grande complementarietà sia in termini geografici che produttivi. Loro ad esempio sono presenti in termini produttivi in aree importanti come India e Brasile, dove noi siamo presenti solo in termini distributivi. E questa vicinanza ai mercati di sbocco diventa sempre più importante. L’acquisizione ci permette di accelerare, perché realizzare un sito in queste aree partendo da zero è molto complicato, ci vogliono anni. Altra sinergia importante è in termini di settori, perché Itm è particolarmente presente nel mondo del mining, che ci interessa molto e dove hanno una gamma di prodotti molto più ampia della nostra».

Per Usco si tratta della seconda operazione di crescita esterna in un anno, dopo l’acquisizione del gruppo minerario australiano Schlam Payload lo scorso settembre, società che ha aggiunto al perimetro del gruppo altri 160 milioni di euro di ricavi.

«Quando sono partito, nel 1989, - spiega l’imprenditore - già pensare di arrivare a fatturare un centinaio di milioni mi pareva un’enormità, neanche ci pensavo. E neppure lontanamente credevo ovviamente di poter arrivare a 1,4 miliardi. Devo dire però che il percorso di crescita esterna non è ancora terminato e nei nostri radar ci sono altre operazioni, anche se questa in Italia è la più importante».

Il salto dimensionale già ora è comunque evidente, per un gruppo che passa in un solo colpo da 16 a 25 siti produttivi, andando quasi al raddoppio in termini di addetti.

«Siamo entusiasti di poter iniziare a lavorare con il team di Itm - spiega Galassini - per sviluppare ancora di più la nostra presenza globale e rinforzare la posizione competitiva di Usco. Noi, d’altra parte, potremo fornire a Itm focus e risorse aggiuntive per supportare la crescita nel lungo termine, il servizio al cliente, l’innovazione di prodotto e l’espansione geografica».

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Titan, quotata a Wall Street, che nel 2005 aveva rilevato Italtractor-Itm (prima attraverso Titan Europe, di cui dal 2012 è azionista unico) , in un comunicato ha dichiarato che la cessione le consentirà di concentrarsi sulle proprie attività principali a livello globale nel settore di ruote e pneumatici, al servizio dei mercati agricolo, delle costruzioni e dei consumatori, rafforzando al contempo la propria posizione finanziaria e offrendo flessibilità per investire in opportunità di crescita prioritarie. L’azienda intende destinare una parte dei proventi alla riduzione del debito esistente e al rafforzamento del proprio bilancio, con capitali futuri che si prevede saranno indirizzati verso acquisizioni e partnership strategiche in grado di ampliare le proprie capacità e posizioni di mercato.

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