Italia virtuosa nel riciclaggio dei rifiuti da imballaggio
È davvero un peccato che in Italia sia stata quasi ignorata la presentazione da parte della Commissione Europea, l’8 giugno, della relazione che indica gli Stati membri a rischio di non raggiungere l’obiettivo di riciclaggio dei rifiuti di imballaggio per il 2025 e che mette in primo piano quelli che ce la stanno facendo, e anche alla grande, come l’Italia.
di Patrizia Toia
3' di lettura
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È davvero un peccato che in Italia sia stata quasi ignorata la presentazione da parte della Commissione Europea, l’8 giugno, della relazione che indica gli Stati membri a rischio di non raggiungere l’obiettivo di riciclaggio dei rifiuti di imballaggio per il 2025 e che mette in primo piano quelli che ce la stanno facendo, e anche alla grande, come l’Italia.
L’Italia, e qui una prima buona notizia che si sarebbe dovuta valorizzare, è tra i Paesi sulla buona strada per raggiungere non solo l’obiettivo di cui si diceva, ma anche quello di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti urbani per il 2025.
Eppure, sta proprio in questa notizia la possibile chiave di volta e il possibile punto di equilibrio (che noi abbiamo trovato) sul duro confronto, che tanto ci ha impegnato in questi mesi, relativo alla proposta di Regolamento della Commissione Europea volta a ridurre i rifiuti di imballaggio. A partire dagli anni 90 l’Italia ha investito in una filiera industriale di raccolta, preparazione al riutilizzo e riciclo dei rifiuti, inclusi gli imballaggi (con consorzi, imprese e tutta la complessa catena che ne consegue) che ci ha permesso di arrivare in anticipo rispetto agli obiettivi europei, risultati da valorizzare per non stravolgere un modello che ha funzionato. È dunque giusto che si sia tenuto conto in Parlamento, nelle scelte in corso, di questa eccellente realtà, per non penalizzare, anche involontariamente, le esperienze virtuose in atto.
In Europa, come nel mondo, i rifiuti e i rifiuti di imballaggio crescono senza sosta e noi non possiamo negare questa preoccupante realtà: dai 66 milioni di tonnellate nel 2009, alle 78 del 2019, fino ad una previsione di circa 92 tonnellate nel 2030.
Sbaglia, dunque, e fa danno al proprio Paese chi non ammette la necessità di intervenire con decisione, come sta facendo la Ue per prevenire, ridurre e trattare correttamente i rifiuti da imballaggio e chi non sostiene le finalità del Regolamento che aggiorna un quadro normativo iniziato già dal 1994. L’obiettivo non è solo di definire regole più stringenti per produttori e consumatori, ma anche di adottare le regole più uniformi per far funzionare meglio il mercato interno europeo.








