Il fenomeno

Italia in vetta per produzione, esportazione e consumo di pasta

A seguire Spagna, Francia e Germania. Dati in crescita del 3% rispetto al 2024

di Davide Madeddu

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Primi per produzione, esportazione e consumo di pasta. L’alimento che contraddistingue e caratterizza l’Italia e gli italiani continua a essere gradito. Non è certo un caso che l’Italia sia in vetta alla classifica per la produzione ed esportazione di pasta. A certificarlo i dati di Eurostat e quelli delle associazioni dei produttori.

Nel 2024 i Paesi dell’Ue ne hanno prodotto 6 milioni di tonnellate, per un valore di 9,1 miliardi di euro. Dati che segnano una crescita del 3% rispetto al 2024, ma anche una diminuzione del volume del 5%.

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L’Italia siede al primo posto con una produzione di 4,2 milioni di tonnellate di pasta, pari al 69% del totale, seguita dalla Spagna con appena il 6% e 367 mila tonnellate. Poi la Germania con il 5% e 290 mila tonnellate. La produzione non è destinata solo al consumo interno ma guarda anche ai mercati internazionali. Non a caso, anche sul fronte delle esportazioni l’Italia sta sul podio con 2,2 milioni di tonnellate di pasta esportata a fronte di un totale di 2,9 milioni di tonnellate. Le importazioni, nel 2024, invece, si sono fermate a 1,7 milioni di tonnellate. La Spagna è stata il secondo esportatore con 131 mila tonnellate, pari al 5% del totale.

La maggior parte della pasta esportata, pari al 55% del totale, è stata inviata in altri paesi dell’UE, mentre il restante 45% è andato a destinazioni fuori dall’Ue con destinazione Regno Unito e gli Stati Uniti. I Paesi dell’Ue che, invece, hanno importato più pasta, sono stati la Germania con 468 mila tonnellate e la Francia con 372.000 tonnellate.

Si consumano 23,3 chili di pasta pro capite

A certificare il trend che riguarda l’Italia è anche il report presentato dall’unione dei pastai in occasione del World pasta day.

«I connazionali sono i più grandi consumatori con 23,3 chili annui pro-capite - rimarcano dall’organizzazione -, ma quasi il 60% della produzione di pasta italiana finisce sulle tavole di tutto il mondo, con un export che tocca oltre 200 Paesi. Non solo, secondo una ricerca demoscopica commissionata in queste settimane dai pastai di UIF (Istituto AstraRicerche, metodo cawi, 1.020 interviste online ad un campione rappresentativo di italiani 18-70enni) per 8 italiani su 10 è simbolo indiscusso dell’italianità, nonché ambasciatrice del Made in Italy per la quasi totalità del campione, con una percentuale del 96,6%. Non solo: la pasta si posiziona nella “Top 5” degli elementi che rendono gli italiani fieri di esserlo, insieme a monumenti, arte, paesaggi naturali e letteratura . «Per gli italiani la pasta è una questione di appartenenza e motivo di orgoglio. Questa ricerca lo conferma e arriva in un momento politicamente delicato - commenta Margherita Mastromauro, Presidente dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food -. Il comparto della pasta è un pilastro della nostra economia e della nostra identità culturale. Ogni misura che ne ostacola la competitività sui mercati internazionali rappresenta una minaccia non solo per le imprese, ma per l’intero sistema del Made in Italy».

Secondo lo studio 80 milioni di porzioni di pasta italiana lo scorso anno sono state proposte nelle case e nei ristoranti di quasi 200 Paesi. L’aumento dell’export registrato nel 2024 si conferma anche nel primo semestre del 2025, con una crescita a volume del +2,5% rispetto all’analogo periodo del 2024 (1.195.025.792 nel 2024 vs 1.224.476.880 nel 2025). «L’industria pastaria italiana si conferma un asset strategico dell’agroalimentare italiano - concludono dall’organizzazione - nonostante uno scenario caratterizzato da pesanti dazi all’export in USA, inflazione, conflitti, aumento dei costi delle materie prime e cambiamenti climatici che influenzano i raccolti del grano duro».

Francia e Grecia: due mercati chiave per consumo e produzione

Il primato italiano trova riscontro anche negli altri grandi mercati europei della pasta. In Francia, secondo dati della Chambre de l’Agriculture, nel 2022 il consumo ha raggiunto 566.616 tonnellate: oltre il 96% dei francesi acquista pasta e sette su dieci la mangiano almeno una volta a settimana. Ogni secondo vengono venduti quasi 16 pacchi, per un totale di 488 milioni di confezioni l’anno. I consumatori d’Oltralpe mangiano così il doppio del riso e comprano pasta in media 12 volte l’anno. Sul fronte produttivo, nel 2020 la Francia ha realizzato 453.705 tonnellate, con una preferenza marcata per gli spaghetti (23% delle scelte). Inoltre, il 26% dei francesi dichiara fedeltà a un preciso marchio.

In Grecia, la pasta rappresenta un alimento profondamente radicato. Secondo i dati dell’Unione dei produttori europei (UN.A.F.P.A.), il Paese è secondo nell’Ue per consumo pro-capite con 12,2 kg annui, dietro l’Italia (23,3 kg) e davanti alla Germania (10,1 kg). A livello globale la Grecia è quarta, superata da Italia, Tunisia e Venezuela. Nel 2024 il consumo europeo ha superato per la prima volta i 4 milioni di tonnellate.

Anche la produzione è in crescita: nel 2024 la Grecia ha mantenuto la quarta posizione europea con 185 mila tonnellate, pari al 3,1% del totale Ue. L’intero mercato europeo ha registrato un aumento del prezzo medio di vendita, salito a 1,50 euro al chilo, in linea con le pressioni inflazionistiche degli ultimi anni.

Il settore greco si distingue per competitività e apertura internazionale. I principali produttori — tra cui Melissa Kikizas, Barilla Hellas/Misko ed Eurimac — hanno chiuso il 2024 con fatturati in aumento: Melissa ha raggiunto 153,6 milioni di euro (+12,5%), Barilla Hellas 133,8 milioni (+7,5%, utili in forte crescita) ed Eurimac esporta oggi in 60 Paesi. Più complessa la situazione dello storico marchio Ilios, impegnato in una fase di ristrutturazione dopo un calo del giro d’affari.

Secondo la Federazione dell’industria alimentare greca (SEVT), le importazioni coprono solo il 2-3% del fabbisogno, mentre circa il 50% della produzione viene esportato. I consumi interni crescono da cinque anni a un ritmo del 2-3% annuo e la pasta resta uno degli alimenti più economici per le famiglie, come confermano anche le rilevazioni sui prezzi.

Il comparto greco è inoltre molto dinamico sul piano dell’innovazione: numerose aziende — dalle grandi industrie ai piccoli produttori locali — hanno ampliato l’offerta con linee integrali, biologiche, ad alto contenuto proteico, gluten free, a base di legumi, vegetali o premium, oltre a formati innovativi e prodotti dedicati ai bambini. Secondo IbisWorld, nel 2025 il mercato greco della pasta vale 261,8 milioni di euro e conta 299 imprese, con una competizione in aumento.

Sul versante dei prezzi, però, non mancano tensioni: il crollo del prezzo del grano duro nel 2025 (-32%, a 0,19 €/kg) non si è tradotto nei supermercati in un calo dei listini. Al contrario, alcune referenze hanno registrato aumenti fino al 7%, sollevando dubbi e accuse di rincari ingiustificati da parte delle associazioni dei consumatori.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse” ed è stato realizzato con il contributo di Dimitris Angelidis (EfSyn, Grecia) e Voxeurop (Francia)

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