Italia terza al mondo nel supercalcolo, ma ci sono delle sfide: ecco quali
L’Italia è terza al mondo per potenza computazionale dichiarata, dietro Stati Uniti e Giappone, e alla fine dell’anno potrebbe essere seconda, con la Germania alle spalle e la Cina come grande incognita, perché non rende noti i propri numeri
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I punti chiave
- Un futuro già presente
- L’ambasciatore Sessa: la trasformazione tecnologica cambia gli equilibri tra le potenze
- Pansa (Sparkle): l’Italia corre per il quantum computing, ma dobbiamo sviluppare tecnologie per non essere schiavi
- «Posta geopolitica»
- «L’Italia non è seconda a nessuno, ma compra fuori»
- Ubertini (Cineca): manca la capacità di trasformare innovazione in prodotti e servizi
- «Investimento infrastrutturale da un miliardo di euro»
- Il supercalcolatore Leonardo
- La sfida italiana (ed europea)
- Emanuele (Sioi): dalla sovranità tecnologica all’autonomia strategica
- Calarco (Unibo): «L’Italia leader europeo nelle comunicazioni quantistiche»
- Il passaggio dalla prima alla seconda rivoluzione quantistica
- Brasioli (Maeci): «La diplomazia diventa un’arma di sovranità tecnologica»
- La strategia della Farnesina
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L’Italia ha già un piede nel futuro. È terza al mondo nel supercalcolo, per potenza computazionale ma, se questa è la buona notizia, quella un po’ meno buona è che deve intraprendere la strada dell’autonomia strategica. Detto in altri termini: è opportuno che sviluppi tecnologie per non essere schiava. Manca infatti la capacità di trasformare innovazione in prodotti e servizi.
È la fotografia venuta fuori dal convegno organizzato dalla Sioi su: “Il futuro già presente: tecnologie trasformative e sovranità digitale. Data Center e Quantum Revolution, nuove sfide per Italia e Europa”. L’incontro si è svolto a Roma mercoledì 29 aprile, nella sede della Società italiana per l’organizzazione internazionale.
Un futuro già presente
Al centro del dibattito un futuro che sembra fantascienza, ma è già attualità. Computer quantistici a Bologna che eseguono in cento secondi ciò che un supercomputer tradizionale calcolerebbe in un milione di anni. Robot autonomi, interfacce cervello-computer, fusione nucleare a portata di mano. E un’intelligenza artificiale che, nel giro di un decennio, sarà capace di pensare come un essere umano, solo «infinitamente più potente». Insomma, gli spunti non mancano.
All’incontro sono intervenuti Alessandro Pansa, presidente di Sparkle, Francesco Ubertini, presidente del Cineca, Marco Emanuele, senior researcher SIOI, Tommaso Calarco, professore di Fisica e Astronomia all’Università di Bologna, e Diego Brasioli, vice direttore generale della DGCT e direttore centrale per la diplomazia cibernetica del MAECI (ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale). È stata l’occasione per disegnare la rotta dell’Italia. Con un messaggio comune: il nostro Paese è in corsa, ha le carte per competere. E la partita è ancora tutta da giocare.
L’ambasciatore Sessa: la trasformazione tecnologica cambia gli equilibri tra le potenze
Ha aperto i lavori, l’ambasciatore Riccardo Sessa, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale. Li ha aperti chiarendo fin dalle prime battute a che punto siamo. «Siamo immersi in un momento di profonda trasformazione tecnologica che incide sulla nostra identità, sulla nostra vita di tutti i giorni, ma anche, tenendo conto di dove ci troviamo, sulle relazioni internazionali, cambiando gli equilibri tra le potenze, la guerra ed i suoi strumenti ed anche i meccanismi di costruzione della pace», ha affermato.









