Convegno alla Sioi

Italia terza al mondo nel supercalcolo, ma ci sono delle sfide: ecco quali

L’Italia è terza al mondo per potenza computazionale dichiarata, dietro Stati Uniti e Giappone, e alla fine dell’anno potrebbe essere seconda, con la Germania alle spalle e la Cina come grande incognita, perché non rende noti i propri numeri

di Redazione Roma

Nella foto Leonardo, il supercalcolatore inaugurato nel novembre 2022 dal presidente della Repubblica: 250 milioni di miliardi di operazioni al secondo (Ansa)

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L’Italia ha già un piede nel futuro. È terza al mondo nel supercalcolo, per potenza computazionale ma, se questa è la buona notizia, quella un po’ meno buona è che deve intraprendere la strada dell’autonomia strategica. Detto in altri termini: è opportuno che sviluppi tecnologie per non essere schiava. Manca infatti la capacità di trasformare innovazione in prodotti e servizi.

È la fotografia venuta fuori dal convegno organizzato dalla Sioi su: “Il futuro già presente: tecnologie trasformative e sovranità digitale. Data Center e Quantum Revolution, nuove sfide per Italia e Europa”. L’incontro si è svolto a Roma mercoledì 29 aprile, nella sede della Società italiana per l’organizzazione internazionale.

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Un futuro già presente

Al centro del dibattito un futuro che sembra fantascienza, ma è già attualità. Computer quantistici a Bologna che eseguono in cento secondi ciò che un supercomputer tradizionale calcolerebbe in un milione di anni. Robot autonomi, interfacce cervello-computer, fusione nucleare a portata di mano. E un’intelligenza artificiale che, nel giro di un decennio, sarà capace di pensare come un essere umano, solo «infinitamente più potente». Insomma, gli spunti non mancano.

All’incontro sono intervenuti Alessandro Pansa, presidente di Sparkle, Francesco Ubertini, presidente del Cineca, Marco Emanuele, senior researcher SIOI, Tommaso Calarco, professore di Fisica e Astronomia all’Università di Bologna, e Diego Brasioli, vice direttore generale della DGCT e direttore centrale per la diplomazia cibernetica del MAECI (ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale). È stata l’occasione per disegnare la rotta dell’Italia. Con un messaggio comune: il nostro Paese è in corsa, ha le carte per competere. E la partita è ancora tutta da giocare.

Un momento del convegno alla Sioi su: “Il futuro già presente: tecnologie trasformative e sovranità digitale. Data Center e Quantum Revolution, nuove sfide per Italia e Europa”

L’ambasciatore Sessa: la trasformazione tecnologica cambia gli equilibri tra le potenze

Ha aperto i lavori, l’ambasciatore Riccardo Sessa, presidente della Società italiana per l’organizzazione internazionale. Li ha aperti chiarendo fin dalle prime battute a che punto siamo. «Siamo immersi in un momento di profonda trasformazione tecnologica che incide sulla nostra identità, sulla nostra vita di tutti i giorni, ma anche, tenendo conto di dove ci troviamo, sulle relazioni internazionali, cambiando gli equilibri tra le potenze, la guerra ed i suoi strumenti ed anche i meccanismi di costruzione della pace», ha affermato.

Pansa (Sparkle): l’Italia corre per il quantum computing, ma dobbiamo sviluppare tecnologie per non essere schiavi

«Un impatto paragonabile alla scoperta del fuoco». È invece ricorso a una metafora il prefetto Alessandro Pansa. Il presidente di Sparkle ha definito la portata dell’intelligenza artificiale: non un’ennesima ondata di innovazione, ma una soglia di civiltà. Lo scenario si muove su tre piani: l’AI generativa, oggi dominante ma più abile sul linguaggio che sui numeri; l’AI generale, attesa entro un decennio, con capacità cognitive analoghe a quelle umane ma «infinitamente più potenti»; e il calcolo quantistico, dove un computer da mille qubit (o quantum bit, è l’unità fondamentale dell’informazione nei computer quantistici, capace di rappresentare 0, 1 o una sovrapposizione di entrambi simultaneamente) risolverà in cento secondi problemi che a un supercomputer richiederebbero un milione di anni. A queste, ha ricordato Pansa richiamando il Wall Street Journal, si sommano le cinque innovazioni destinate a rimodellare il prossimo quarto di secolo: interfacce cervello-computer, estrazione mineraria spaziale, robot autonomi anche in ambito militare, controllo meteorologico privato e fusione nucleare.

«Posta geopolitica»

Ma la posta non è solo tecnologica, è geopolitica. Pansa ha evocato il “tecno-feudalesimo” denunciato dall’ex ministro dell’Economia greco Yanis Varoufakis: il potere delle big tech, cresciuto con la privatizzazione di internet, erode la sovranità degli Stati in un mercato senza concorrenza, condizionando governi e democrazie.

«L’Italia non è seconda a nessuno, ma compra fuori»

È in questo quadro che si inserisce la domanda decisiva: dove sta l’Italia? «Non siamo secondi a nessuno» per intelligenza, ha rivendicato, «ma compriamo tutto fuori». Una contraddizione che chiede una risposta industriale, non solo accademica. La via d’uscita passa da tre leve da attivare insieme: «industria, governance e investimenti», per usare al meglio questi sistemi senza esserne schiavi. E sul calcolo quantistico la corsa è ancora aperta: «possiamo competere». Il tema centrale dell’intervento di Pansa è stato il rischio di subordinazione tecnologica dell’Italia e la necessità di sviluppare capacità autonome, specialmente nel quantum computing dove la corsa è ancora aperta.

Pansa ha indicato la rotta con un esempio virtuoso: la nascita di QTI, oggi unico operatore italiano ed europeo nelle comunicazioni quantistiche, frutto dell’incontro tra cinque ricercatori del Cnr e dell’Università di Firenze e la grande industria. «Abbiamo unito la scienza d’eccellenza delle nostre università con la forza commerciale dell’industria», ha spiegato il presidente di Sparkle: una best practice da replicare.

Ubertini (Cineca): manca la capacità di trasformare innovazione in prodotti e servizi

Che la corsa sia aperta lo confermano i numeri portati al convegno dal professore Francesco Ubertini, presidente del Cineca, il consorzio interuniversitario interamente pubblico che gestisce il principale centro di supercalcolo italiano, oggi numero uno in Europa per impatto della ricerca.

Un dato su tutti: l’Italia è terza al mondo per potenza computazionale dichiarata, dietro Stati Uniti e Giappone, e «alla fine dell’anno potrebbe essere seconda», con la Germania alle spalle e la Cina come grande incognita, perché non rende noti i propri numeri.

«Investimento infrastrutturale da un miliardo di euro»

Un risultato, viene spiegato, ottenuto grazie a un investimento infrastrutturale da un miliardo di euro, per metà europeo e per metà italiano, con il contributo decisivo del Pnrr. Nei laboratori di Bologna oggi convivono supercalcolatori tradizionali, macchine ottimizzate per l’IA, sistemi di cloud computing e due computer quantistici di nuova generazione, prodotti dalla finlandese IQM Quantum Computers e dalla francese Pasqal.

Il supercalcolatore Leonardo

Per dare l’idea del salto basta ricorrere a Leonardo, il supercalcolatore inaugurato nel novembre 2022 dal presidente della Repubblica: 250 milioni di miliardi di operazioni al secondo. «Un’ora di lavoro di Leonardo equivale a 920 anni del mio computer», ha detto Ubertini.

La sfida italiana (ed europea)

Resta aperta la grande questione italiana ed europea: trasformare l’innovazione in prodotti e servizi. Lungo la catena del valore l’Europa arranca su quasi tutti i segmenti tranne la gestione delle infrastrutture. Eppure, ha scandito, «la sfida dell’intelligenza artificiale non l’abbiamo persa. Siamo indietro, sì, ma soprattutto non la possiamo perdere». Richiamando il rapporto Draghi, ha ricordato che il futuro dell’Europa dipende dalla capacità di cogliere le opportunità di questa nuova rivoluzione digitale. In questo quadro, Ubertini porta infine una buona notizia: la tecnologia quantistica non è energivora, a differenza di altre tecnologie attualmente in uso.

Emanuele (Sioi): dalla sovranità tecnologica all’autonomia strategica

Sul piano dell’analisi politica e filosofica, Marco Emanuele, senior researcher SIOI ed editor di The Global Eye, ha rilanciato la posta. «Non siamo in una fase di cambiamento, siamo dentro una vera e propria trasformazione»: alla velocità della rivoluzione tecnologica si aggiunge la radicalità, una discontinuità che investe identità individuale, relazioni internazionali, equilibri di potere. Tre le sfide. La prima riguarda la competizione globale: lo schema “Stati Uniti innovano, Europa regola, Cina copia” non regge più, con l’ingresso di potenze come India, che ha ospitato l’ultimo summit sull’intelligenza artificiale, e Brasile. Da qui il tema della sovranità tecnologica, «espressione da maneggiare con cura, perché il primo a usarla è stato Putin». Più solido, ha rilevato, il concetto di autonomia strategica, oggi al centro anche del dibattito Nato.

La seconda sfida è etica. Non valori «calati dall’alto», ma «un’etica pragmatica» che nasce dalla governance, sulla scia del “containment” proposto da Mustafa Suleyman, cofondatore di DeepMind.

La terza è la più impegnativa: serve una nuova «intelligenza visionaria» fondata su quattro pilastri, spirituale, relazionale, connettivo e planetario. Perché se gli Stati rischiano di restare in secondo piano rispetto alle big tech, «i confini hanno forse un senso ancora minore».

Calarco (Unibo): «L’Italia leader europeo nelle comunicazioni quantistiche»

A entrare nel cuore tecnico della seconda rivoluzione quantistica è stato Tommaso Calarco, professore di fisica e astronomia all’Università di Bologna, che ha collocato l’Italia in una posizione di vertice. «Sul quantum siamo più forti che sull’intelligenza artificiale», ha esordito, smontando un luogo comune. La leader mondiale delle telecomunicazioni quantistiche è una società svizzera, ma le due aziende che la inseguono sul mercato europeo sono italiane: ThinkQuantum e QTI (Quantum Telecommunications Italy), il cui volume d’affari combinato supera quello del leader. «Non ce lo diciamo da soli», ha sottolineato, «abbiamo numeri che documentano la nostra forza industriale».

Il passaggio dalla prima alla seconda rivoluzione quantistica

La differenza di fondo, ha spiegato Calarco, sta nel passaggio dalla prima alla seconda rivoluzione quantistica: non più la manipolazione di milioni di elettroni in un circuito, ma di un singolo elettrone, un singolo atomo, un singolo fotone. Da qui le applicazioni che cambieranno il volto della sicurezza, dei sensori e della diagnostica medica. La crittografia quantistica, già adottata da banche e istituzioni pubbliche, garantisce comunicazioni inviolabili: «un quanto non si può spezzare a metà», ha sintetizzato. Se qualcuno tenta di intercettare un fotone singolo, la manomissione viene rilevata immediatamente. Sulla sensoristica, ha citato il sistema sviluppato nei laboratori Leonardo capace di “vedere” oltre un muro tramite rivelatori a fotoni singoli: una tecnologia dual use che pone interrogativi etici, ma che, ha osservato, può anche salvare vite in scenari difensivi.

Brasioli (Maeci): «La diplomazia diventa un’arma di sovranità tecnologica»

A chiudere il cerchio, l’intervento di Diego Brasioli, direttore centrale per la diplomazia cibernetica e l’innovazione tecnologica del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, che ha tracciato il volto della diplomazia 4.0. «L’essere umano è l’unico essere vivente che ha integrato la tecnologia nel proprio processo evolutivo», ha esordito, ricordando che i primi documenti scritti della storia sono tavolette diplomatiche assiro-babilonesi. Oggi, ha affermato, «chi controlla standard e infrastrutture esercita di fatto il potere»: intelligenza artificiale, cyber, quantum, spazio e dati sono ormai centrali nelle relazioni internazionali, e la diplomazia non può starne fuori.

La strategia della Farnesina

Da qui la riforma della Farnesina entrata in vigore il 1° gennaio: una nuova Direzione Generale dedicata a cybersecurity, innovazione tecnologica e contrasto alla guerra ibrida, articolata in due direzioni centrali. La prima protegge gli asset strategici e le 305 sedi diplomatiche italiane nel mondo; la seconda, guidata dallo stesso Brasioli, presidia i tavoli negoziali internazionali, la regolamentazione e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Sulla scia del primo Tech Ambassador danese inviato nella Silicon Valley nel 2017, l’Italia ha aperto due anni fa l’incubatore Innovit a San Francisco, con un nuovo hub estero in arrivo a breve. Brasioli ha rivendicato anche un cambio di paradigma formativo: il concorso diplomatico è oggi aperto ai laureati in tutte le discipline, comprese le materie Stem. «La rigida divisione tra discipline STEM e umanistiche sta perdendo senso», ha sottolineato. Oggi più che mai nella cassetta degli attrezzi del diplomatico non possono mancare competenze e conoscenze tecniche.

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