Il rapporto

Italia-Francia, contro la crisi alleanza più forte tra le imprese

Squinzi (Assolombarda): alleanza strategica. Scambi commerciali record nel 2025

di Raffaella Calandra

3' di lettura

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I punti chiave

  • Quarto report Osservatorio Italia-Francia
  • Il Trattato del Quirinale
  • Interscambio da 112 miliardi
  • Energia
  • I punti in comune
  • Timori per la competitività

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Quando il report è stato realizzato, l’attacco di Usa e Israele contro l’Iran non era iniziato. Ma già in testa alle preoccupazioni delle imprese italiane e francesi si confermava il costo dell’energia. Insieme alla temuta perdita di competitività del sistema europeo. Anche per tutto questo, la collaborazione è sollecitata a gran voce: in tempi di grande incertezza, ancora di più l’unione fa la forza.

Quarto report Osservatorio Italia-Francia

È un invito a gettare nuovi ponti l’ultimo report dell’Osservatorio Italia Francia sul valore della relazione tra aziende, realizzato da Ipsos per la Camera di commercio francese in Italia. Venerdì 17 aprile la presentazione in Assolombarda. «Il legame ha superato la dimensione dell’interscambio commerciale, per evolversi in una vera e propria alleanza industriale strategica», sintetizza Veronica Squinzi, vicepresidente degli imprenditori lombardi con delega all’internazionalizzazione.

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Il Trattato del Quirinale

Nato sull’onda del Trattato del Quirinale - l’impegno a rafforzare in ogni ambito la cooperazione, sottoscritto nel 2021 dall’allora premier Mario Draghi e dal presidente Emmanuel Macron – l’osservatorio ha visto crescere il desiderio delle imprese di valorizzare ciò che unisce. Fino a questa quarta edizione, in cui una maggiore collaborazione è fortemente auspicata dall’87% del campione. «Non più solo per fare affari, ma per fronteggiare insieme le incertezze», analizza Nicola Neri, ceo di Ipsos.

Interscambio da 112 miliardi

Duecento le imprese consultate, presenti in entrambi i Paesi (espressione dei principali macrosettori e con almeno 50 addetti), parte di quell’interscambio commerciale che nel 2025 ha raggiunto i 112 miliardi. Se le aziende francesi vedono i maggiori benefici della cooperazione innanzitutto nel turismo(34%), le italiane indicano in testa l’energia(32%).

Energia

Una prospettiva da leggere insieme alle preoccupazioni per l’impatto degli alti costi (per il 20% delle italiane e il 31% delle francesi). Una sinergia che rappresenta «un’occasione per costruire una piattaforma europea più solida», secondo Squinzi e rispondere anche così «alle crescenti preoccupazioni, trasformando la sfida della transizione energetica in terreno di collaborazione prioritaria per abbattere i costi e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti». Il caro energia si conferma tra le fonti di incertezza anche per le francesi, ma «in questo quadro il nucleare rappresenta un elemento di stabilità», riflette Edouard Neyrand, presidente della Chambre, che ricorda come «la Francia sia un fornitore importante di energia elettrica dell’Italia».

I punti in comune

Entrambi i gruppi di imprese individuano poi in moda e lusso il secondo comparto con più potenziali benefici dalla collaborazione e riconoscono le une alle altre l’alta qualità dei prodotti tra gli aspetti che le avvicinano, insieme alla spinta alla transizione digitale. Si percepiscono al contrario più distanti su smartworking, attrazione dei talenti, competitività per i livelli salariali e incentivi pubblici. Ad accomunare gli imprenditori anche un diffuso ottimismo, in controtendenza sui tempi e nonostante le preoccupazioni.

Timori per la competitività

Spicca nel report il timore soprattutto delle imprese italiane di perdita di competitività del sistema europeo (balzato dal 20 al 28% in un anno), più dell’aumento dei costi delle materie prime e del caro energia. La risposta è, ancora una volta, nel segno dell’unione. «L’obiettivo è consolidare un modello di crescita reciproca indipendente dalle oscillazioni globali - dice Squinzi - radicato in una cooperazione industriale di lungo periodo». «Un asse forte tra Francia e Italia è essenziale per sostenere la spina dorsale dell’Unione Europea», chiosa Neyrand, prima di ricordare i «diversi incontri tra Medef e Confindustria» e le iniziative anche territoriali per «trasformare la vicinanza politica e istituzionale in progetti economici concreti, misurabili e duraturi. L’osservatorio Italia Francia ci indica che le attese di collaborazione sono alte».

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