L’intervista

Italia e Milano strategiche per la nuova Swarovski

Alexis Nasard , chief executive officer di Swarovski dal luglio 2022, dopo una lunga carriera nel lusso, racconta progetti e obiettivi del marchio globale

di Giulia Crivelli

Tonalità distintive. Il nuovo concept  dei negozi Swarovski passa anche  dall’armonia  cromatica il flagship store inaugurato alla vigilia della settimana del design di Milano, con diverse vetrine su corso Vittorio Emanuele

3' di lettura

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Nel 2023 Alexis Nasard, ceo di Swarovski dal luglio del 2022, ha iniziato a raccogliere i frutti della strategia e della visione che ha dato alla storica azienda, nata in Austria 128 anni fa e oggi marchio globale. Swarovski non è quotata, ma a metà marzo ha pubblicato i dati sui ricavi (che si stanno avvicinando a 2 miliardi di euro) e dato alcune indicazioni sulla redditività, in forte miglioramento. Sono cresciute tutte le divisioni: le vendite retail del 4%, il business B2B dei cristalli del 5% e le altre categorie di prodotti del 6%, trainate dai gioielli.

Ogni giorno sembrano aggiungersi, per tutti, incognite geopolitiche, come è andato il 2023 guardando ai diversi Paesi?
Le vendite nei dieci nostri più importanti mercati sono cresciute del 10% a perimetro costante e nelle città che consideriamo chiave la percentuale sale al 13%. Abbiamo raggiunto anche un equilibrio tra canali: all’offline è riconducibile un +5%, all’online nel complesso un +4%, ma se guardiamo solo al nostro sito, swarovski.com, l’aumento è stato dell’11%. Last but not least, la redditività dei negozi, che è cresciuta del 36%. Continuo a considerare i negozi fisici strategici non solo da un punto di vista commerciale, ma per valorizzare l’immagine del marchio e soprattutto per dare ai clienti finali un’esperienza sempre più unica. Anzi, idealmente, indimenticabile: solo così torneranno, online, offline o con entrambe le modalità.

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In luglio saranno due anni da quando lei è ceo di Swarovski, le sue priorità sono cambiate in questo periodo?
Direi di no: l’obiettivo è di costruire basi di sostenibilità della crescita dei ricavi, della redditività e di garantire nel medio e possibilmente lungo termine la stessa competitività, anche grazie a una governance rafforzata, importante per affrontare le tante incognite che tutti, persone, aziende e Paesi, abbiamo di fronte.

Qual è la sfida per un marchio come Swarovski, che non offre beni di prima necessità, ma appartiene al cosiddetto lusso accessibile?
La fedeltà al brand esiste ed è forte per un marchio come Swarovski. Allo stesso tempo penso che si debba essere costantemente impegnati in un gioco di seduzione con i consumatori finali. Tutto parte dal prodotto, certo, ma è altrettanto necessario, cruciale, diventare – e secondo me Swarovski lo sta facendo – parte del panorama culturale.

Obiettivo ambizioso, vista anche la competizione nell’arena del lusso, con i grandi marchi sempre più impegnati a sostenere le arti.
Obiettivo ambizioso, vero, ma per noi prioritario: siamo impegnati a creare connessioni con altri ambiti, a mostrare che la bellezza dei cristalli si può abbinare non solo a gioielli, orologi, oggetti per la casa o accessori. La collaborazione tra Swarovski e Skims è un ottimo esempio del nuovo corso, ma non significa che avvieremo partnership per il gusto di farlo o per attrarre attenzione: devono essere abbinamenti che creano valore aggiunto, proprio come è accaduto con la collezione creata con il marchio di Kim Kardashian. Gli occhiali sono un altro buon esempio: le collezioni da vista e da sole frutto dell’accordo con EssilorLuxottica sono più che una licenza, riflettono la visione di Giovanna Engelbert, direttrice creativa di Swarovski, si integrano con l’immagine del marchio e fanno parte della strategia che stiamo seguendo da quando sono diventato ceo, che ha anche un nome, LUXignite.

Swarovski ha circa 6.600 punti vendita nel mondo, 2.300 dei quali di proprietà. State rivoluzionando il concept dei flagship store e la recente inaugurazione di quello di piazza Duomo, a Milano, dopo New York, è solo un esempio. Lavoro da molti anni nel settore della moda e del lusso e considero Milano la capitale del design, oltre che del pret-à-porter. Per noi era prioritario, in Italia, mercato da sempre strategico, mostrare la nuova identità dei negozi partendo da Milano: dopo l’apertura del negozio vicino a piazza Cordusio abbiamo inaugurato quello di piazza Duomo il 18 aprile, alla vigilia della settimana del design. Per i negozi vale quello che dicevo più in generale: al centro di tutto c’è il prodotto, i gioielli ma anche le amate collezioni di oggetti, piccoli e grandi, con molte capsule dedicate. La cornice però deve essere unica e sorprendente e generare emozioni e ricordi che spingano le persone a tornare.

Quanto è importante la formazione del personale dei negozi?
È importantissima ed è stata una delle mie priorità come ceo. Quando i clienti entrano nei negozi cercano informazioni, aiuto, ma soprattutto sensazioni positive. Spesso sanno già molto del prodotto, perché magari si sono fatti una prima idea online. Ogni tanto mi diverto a entrare in incognito nei nostri flagshipstore e sono sempre colpito dalla competenza ed entusiasmo del personale, che continueremo a formare e stimolare. Sono i primi ambasciatori Swarovski.

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