Italia avanti a passo lento nei bandi Ue per la ricerca
La fotografia dell’ultimo rapporto Anvur: restiamo quinti e il nostro tasso di successo sale dal 9,2 al 9,4%, ma siamo stati scavalcati dall’Olanda.
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I punti chiave
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Per un Paese come l’Italia che, se si eccettua il Pnrr, investe storicamente poco in R&S i fondi europei sono un’occasione di riscatto troppo ghiotta per essere sprecata. Perciò non va sottovalutato il campanello d’allarme che arriva dalle statistiche (a ottobre 2025) sull’utilizzo della programmazione Ue per la ricerca contenute nell’ultimo rapporto Anvur sulla Formazione superiore. Nonostante un lieve miglioramento dei nostri tassi di successo nei bandi competitivi, in concomitanza con il passaggio dal vecchio ciclo Horizon 2020 da 67 miliardi al nuovo Horizon Europe da 95,5 miliardi, continuiamo a perdere terreno non solo dalle “locomotive” Germania e Francia, ma anche da Spagna e Olanda che hanno sfruttato meglio di noi il fattore Brexit. Se è vero che restiamo quinti per risorse incassate, come alla fine dello scorso settennio, non abbiamo finora sfruttato l’uscita dai giochi del Regno Unito (secondo con H2020) visto che nel frattempo ci siamo fatti scavalcare dagli olandesi.
La perdita netta
Il risultato in termini finanziari è emblematico. Continuiamo a rientrare neanche per i tre quarti dell’investimento devoluto al bilancio complessivo Ue: su 44 miliardi distribuiti fin qui gli introiti si fermano a quota 4,1 miliardi rispetto ai 5,7 che porteremmo a casa se fossimo capaci di incassare in proporzione a quanto spendiamo. La perdita potenziale è di 1,6 miliardi. Secondo l’Anvur «l’analisi dei programmi Horizon 2020 e Horizon Europe restituisce per l’Italia un quadro caratterizzato da un’elevata partecipazione, ma da un ritorno finanziario strutturalmente inferiore alle attese e ai principali partner europei».
Lo dicono i numeri. Come accadeva ai tempi di H2020 anche ora che impera HE partecipiamo al bilancio totale per poco più del 12% ma ne incassiamo circa il 9% (nel ciclo precedente eravamo al 9,2% di risorse ottenute mentre adesso siamo al 9,4% come dimostra il grafico in pagina mentre i Paesi Bassi salgono dall’8,8 al 9,5% e la Spagna si consolida dal 10,4 all’11,6%). Il nostro rapporto tra il finanziamento accordato e quello teorico sulla base del contributo al budget ci fermiamo a 0,73 (con H2o20 eravamo a 0,75), come la Germania (0,73) che però in valore assoluto è a 7,6 miliardi di incassi. In buona sostanza, facciamo meglio della Francia, che si ferma a 0,66, ma peggio di Spagna (1,29) e Olanda (2,01).
Il Sud arranca
C’è poi un tema di divari territoriali che complica lo scenario. In entrambi i programmi quadro, oltre il 90% delle risorse si concentra in tre aree: Nord-Ovest, Nord-Est e Centro. Con un’inversione al vertice che vede ora il Nord-Ovest in testa (con 1,4 miliardi incassati pari al 35,3%) e il Centro che scende al secondo posto con il 32,9% (1,3 miliardi). Sempre terzo il Nord-Est che passa dal 20,9% di Horizon 2020 al 22,3% e stacca ancora di più il Mezzogiorno: Sud e Isole insieme, che erano al 9,4% con H2020 ora sono al 9,5 per cento. A fronte di un peso demografico e di presenza delle istituzioni della formazione superiore e della ricerca pari a circa un terzo dell’intero Paese.
Indietro nei bandi Erc
Tornando al quadro generale appare particolarmente critico, sempre secondo l’Agenzia di valutazione il posizionamento italiano nei bandi competitivi dell’European research council (Erc), «dove il tasso di successo italiano resta il più basso tra i principali Paesi europei, con un divario che si conferma in tutte le tipologie di grant e in tutti i domini scientifici». I miglioramenti in tutte e quattro le tipologie di borse - dal 7,4 al 9,6% negli “Starting grant” per ricercatori emergenti, dall’8,1% al 9,6% nei “Consolidator grant” rivolti a studiosi con 7-12 anni di lavoro, dal 5,8 al 7,7% negli “Advanced Grant” per scienziati già affermati e dal 2,1% al 4,3% nei “Synergy grant” tra gruppi di ricerca complessi - restano nettamente al di sotto del tasso di successo complessivo (rispettivamente 11,1, 13,8, 12 e 9,8%). Tant’è che rimaniamo a debita distanza dai principali competitor Ue. Un gap che deve suonare come un monito generale a fare di più e meglio, alla vigilia della fine del Pnrr. Con i suoi 11 miliardi per università e ricerca il Recovery ha rappresentato un unicum probabilmente irripetibile.
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