Il report

Italia, i 10 trend sul clima 2025 fotografano un Paese che non accelera

È quanto emerge dal rapporto annuale di Italy for Climate che seppure in crescita vede l’Italia indietro rispetto alla media europea

di Davide Madeddu

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Le rinnovabili frenano, le emissioni non calano e, nel frattempo, la dipendenza energetica cambia faccia con l’arrivo degli Usa tra Gnl e petrolio, creando rischi nuovi, non solo climatici ma anche geopolitici. Se il Paese non è fermo, sicuramente non sta accelerando. È questo il quadro che emerge dalla settima edizione dei 10 key trend sul clima, il rapporto annuale con cui Italy for Climate, centro studi della Fondazione Sviluppo Sostenibile, raccoglie e analizza i principali dati energetici e climatici dell’anno appena concluso.

53 miliardi per importare combustibili fossili

«Sul piano economico usciti dal Paese nel solo 2025, 53 miliardi di euro per importare combustibili fossili —commenta Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile -. La dipendenza dal Gnl è cresciuta del 42% in un anno, con gli Usa diventati in dodici mesi il nostro terzo fornitore energetico, e le forniture dal Qatar che viaggiano attraverso uno Stretto di Hormuz sempre più instabile».

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Italia dietro Spagna e Germania

Non solo, il rapporto evidenzia anche il quadro sul piano competitivo. «Mentre l’Italia installava 7,2 GW di nuove rinnovabili, la Germania ne installava 23, costruendo capacità industriale, filiere, occupazione - aggiunge Ronchi -. Sul piano dell’occasione mancata, abbiamo oltre 4 GW di pompaggi idroelettrici puri, batterie giganti già costruite nelle nostre montagne, che nel 2025 hanno prodotto un quarto di quello che potrebbero. L’infrastruttura esiste, è ammortizzata, non dipende da nessun fornitore estero. Non utilizzarla appieno è la forma più pura di inerzia. Restare fermi in una fase di trasformazione accelerata non è neutralità, è una scelta. E le scelte hanno un prezzo economico, strategico, di sicurezza nazionale».

Si cresce ma sotto la media europea

In questo scenario ci sono poi gli aumenti estremi in crescita, nel 2025 sono stati 2.300, e poi altri dati che, seppure in crescita sono “distanti” dalla media europea. «La produzione elettrica da rinnovabili nel complesso è rimasta sostanzialmente stabile - sottolinea il rapporto -e quindi ancora nel 2025 l’Italia si è fermata a circa il 48% della produzione totale, ad un passo dal superamento delle fonti fossili».

8 barili al secondo di petrolio

C’è la questione petrolio: secondo il rapporto nel 2025 sono stati consumati 8 barili al secondo per i trasporti, mentre «l’1%

è il contributo del carbone alla domanda di elettricità nel 2025, un picco storico che segna la auspicata fine della fonte di energia più climalterante e più inquinante. La metà del carbone importato è arrivato dagli USA». Ancora distante il target relativo alle auto elettriche. La quota di immatricolazioni di queste auto è stata del 6,2% e, seppure registrano una crescita del 44%, si è «ben lontano dal 17% di media UE o dal 20% di Francia e Germania».

Si è perso un anno

Per Andrea Barbadella, responsabile scientifico di Italy for Climate si è perso un altro anno. «Le emissioni di gas serra sono cresciute dello 0,2%, le installazioni di rinnovabili hanno frenato bruscamente dopo tre anni di ripresa, e la dipendenza energetica dai combustibili fossili non si è ridotta - sottolinea -. Questi ultimi anni hanno ribadito con chiarezza che senza sicurezza energetica non c’è sicurezza economica. E l’unica strada possibile per un Paese come il nostro non è scambiare le tessere del puzzle dei nostri fornitori di combustibili fossili, ma eliminare progressivamente queste tessere, puntando sulla decarbonizzazione e sulla transizione energetica come elementi centrali di una strategia nazionale di rilancio industriale basata sulle tecnologie del futuro».

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