Distribuzione gas

Italgas, da Cdp 260 milioni per l’operazione 2i Rete Gas

Il gruppo guidato da Gallo tratta con F2i per trovare un’intesa sul prezzo. L’offerta vincolante attesa nelle prossime settimane: si parte dai 4,9 miliardi di Rab

di Celestina Dominelli

Personale Italgas. (Imagoeconomica)

3' di lettura

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Italgas è al lavoro per trovare un’intesa con F2i e presentare un’offerta vincolante per il 100% di 2i Rete Gas, il secondo operatore attivo nella distribuzione del gas partecipato al 63,9% dal fondo presieduto da Renato Ravanelli e per il restante 36,1% da Ardian e Apg Asset Management attraverso il veicolo Finavias. Il gruppo guidato da Paolo Gallo è impegnato da mesi nella due diligence sui numeri della società (2.226 Comuni serviti e poco meno di 4,9 milioni di clienti finali), che ha chiuso il bilancio 2023 con un utile di 182 milioni e un ebitda di 551 milioni e che ha un debito di 3,25 miliardi di euro.

La trattativa

Una cifra definitiva sotto l’offerta vincolante che, a meno di colpi di scena, è attesa nelle prossime settimane, non c’è ancora. Perché le parti non hanno ancora trovato un accordo sul premio che dovrà essere applicato alla Rab di 2i Rete Gas, vale a dire il capitale investito netto riconosciuto ai fini della regolamentazione, grandezza cruciale per definire il valore di una società che lavora esclusivamente su un business regolato. La Rab nel 2023 della società partecipata da F2i Sgr e Finavias è di circa 4,9 miliardi di euro e il premio, che la trattativa dovrà individuare, dovrebbe portare il valore complessivo dell’offerta, comunque, sopra i 5 miliardi.

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Prestito ponte

Un impegno al quale Italgas, come il top management ha più volte chiarito in questi mesi, farà fronte ricorrendo a un prestito ponte, garantito da Jp Morgan, il cui rifinanziamento potrà avvenire tramite una combinazione di strumenti di equity, debito o “equity like”, con l’obiettivo di mantenere l’attuale profilo di rating di Italgas. Questo puzzle è ancora in via di definizione, ma qualche certezza c’è già e cioè che l’operazione si porterà dietro un aumento di capitale, il cui ammontare definitivo sarà naturalmente fissato se l’offerta vincolante di Italgas sarà accettata ma che dovrebbe aggirarsi, secondo le prime simulazioni effettuate da chi sta lavorando al deal, intorno al miliardo di euro.

L’azionariato

La ricapitalizzazione chiamerà ovviamente in causa i vari attori che ruotano attorno all’azionariato di Italgas, a partire da Cdp Reti, il veicolo in cui Cassa ha conferito le sue partecipazioni nelle infrastrutture energetiche e che ha in pancia il 25,99% del gruppo. Gli altri soci noti di Italgas sono Snam (che ha il 13,5% delle azioni ma vincolate a un patto parasociale con la stessa Cdp Reti), Lazard al 9,7%, Romano Minozzi con il 4,2%, Crédit Agricole al 3,5%, Blackrock al 3,7% e Banca D’Italia con l’1,4 per cento.

Il supporto di Cassa

Cdp Reti ha già chiarito che assicurerà il suo supporto all’operazione e l’impegno sarà ovviamente pro quota rispetto alla possibile ricapitalizzazione, per un esborso che potrebbe ammontare a circa 260 milioni, dei quali, però, va detto, solo 153 milioni circa saranno a carico della Cassa. Il resto, infatti, dovrà essere sborsato dagli altri azionisti di Cdp Reti, in primis i cinesi di State Grid Europe Limited che detengono il 35% del veicolo di Cassa e che, va ricordato, siedono anche nel cda di Italgas con l’ingegnere elettrico Qinjing Shen, chief representative per State Grid in Italia e presente anche nei board di Snam e della stessa Cdp Reti.

Le quote rimanenti del possibile aumento dovranno, invece, essere coperte dagli altri soci di Italgas che si accoderanno, con ogni probabilità, alla Cassa. E Snam? L’ad Stefano Venier ha chiarito anche di recente che il gruppo è intenzionato a mantenere invariata «la propria esposizione finanziaria» in caso di esito positivo dell’acquisizione. Italgas - Venier lo ha ribadito più volte - rappresenta «una partecipazione opportunistica» per Snam che, dunque, potrebbe riservarsi di sfruttare le tecnicalità dell’operazione (leggi diritti).

Se il match andrà, quindi, a dama, ultimati anche i passaggi con l’Antitrust italiano e con Palazzo Chigi per le tematiche collegate al golden power (la distribuzione gas rientra tra gli asset considerati strategici), il matrimonio tra i due gruppi porterà alla nascita del primo operatore europeo che avrà una capitalizzazione superiore ai 15 miliardi di euro. E che, soprattutto, potrebbe fornire un importante assist all’esecutivo, rilanciando un settore infrastrutturale come la distribuzione gas italiana che ha bisogno di investimenti continui ma è che è zavorrato dalla notevole frammentazione e dallo stallo ventennale delle gare gas, nodo tuttora irrisolto.

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