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IT-Wallet si allarga: nel borsellino digitale in arrivo 200 documenti

L’aggiornamento potenzia la gestione digitale dei documenti personali, facilitando l’accesso e l’uso dei servizi pubblici attraverso un’unica piattaforma

di Antonio Larizza

L’interno del data center dello stabilimento di Foggia dell’Istituto poligrafico e zecca dello Stato

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Dopo averci riempito le tasche per 98 anni, l’Istituto poligrafico e zecca dello Stato (Ipzs) è pronto a svuotarcele. Il progetto IT-Wallet – il portafoglio digitale che l’Istituto sviluppa e gestisce all’interno dell’app IO – è pronto per un salto evolutivo. Lanciato sperimentalmente nel 2024 per dare agli italiani un’identità digitale garantita e sicura, da dicembre è disponibile per tutti gli utenti dell’app. Poche settimane fa il servizio ha superato la soglia di 10 milioni di attivazioni, con 17,3 milioni di documenti caricati.

Dieci milioni di italiani hanno quindi già tolto, per sempre, dalle loro tasche, almeno uno dei tre documenti che oggi si possono caricare sull’app IO: la patente di guida, la tessera sanitaria e la carta europea della disabilità. Per usarli attraverso lo smartphone nel mondo fisico.

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Dopo questo inizio, il borsellino digitale è destinato a riempirsi senza gonfiarsi. A regime saranno oltre 200 le credenziali disponibili su IT-Wallet. Tra quelle che si possono citare, compaiono titoli di studio, certificati di frequenza scolastica e godimento di diritti politici, attestati di residenza, certificazioni Isee, iscrizioni alle liste elettorali, tessere elettorali, badge di dipendenti pubblici, patenti speciali, fascicolo sociale e lavorativo e prova dell’età, con cui dimostrare di essere maggiorenni – per esempio per accedere a un sito web – senza fornire dati personali.

L’incisione a laser di una carta di identità

La differenza, rispetto allo Spid, è che ora l’identità digitale smette di vivere solo online. «La forza dell’IT-Wallet rispetto agli strumenti di identità digitale – spiega Antonio Gentile, responsabile Ipzs ingegneria di prodotto – è proprio questa: se ne potrà fare un utilizzo ibrido, cioè anche nel mondo fisico». Già oggi la patente virtuale salvata sull’app IO può essere esibita a un controllo e la tessera sanitaria fatta di bit usata per accedere a prestazioni e servizi.

Un salto di paradigma introdotto con il nuovo regolamento europeo eIDAS 2, pensato per dare ai cittadini la possibilità di custodire in un’app dati e credenziali interoperabili. Aprendo la strada all’identità digitale europea. «Nell’ambito della produzione documentale, questo ha comportato il passaggio da una dimensione di fabbrica a quella di ecosistema digitale. In Italia, il Poligrafico ha ricevuto l’incarico di realizzare il core di questo ecosistema, che dovrà ricevere e rendere fruibili in sicurezza i dati provenienti da oltre 200 fonti autentiche».

Intorno a IT-Wallet sta nascendo la più grande banca dati digitale distribuita dedicata alle informazioni dei cittadini italiani. E proprio l’istituto che da quasi un secolo produce i nostri documenti, deve ora costruisce il sistema che li porterà dal portafoglio allo smartphone.

Per alleggerire le tasche bisogna appesantire l’infrastruttura. Oggi Ipzs ha tre data center, due a Roma e uno a Foggia. Una infrastruttura composta da oltre 10mila sistemi – tra server, database, virtualizzazione, storage, backup, rete e sicurezza – con tre petabyte di storage, 81 terabyte di Ram e 6mila Cpu. Un quarto data center è in costruzione a Roma. Il Green Data Center di Foggia, nato inizialmente come sito di disaster recovery, è diventato un nodo attivo anche per l’erogazione di servizi, tra cui quelli legati al borsellino digitale IT-Wallet.

Il green data center Ipzs di Foggia

La cybersicurezza è l’altra faccia della smaterializzazione. Per quanto riguarda il borsellino digitale, è gestita da Ipzs. Lo sviluppo dell’app IO è invece a carico di PagoPA (oggi controllata da Poligrafico e Poste, rispettivamente con il 51 e il 49%). Operativamente, la sicurezza del dato è garantita dal Cyber phisical security center, blindato all’interno della sede di via Salaria, a Roma. Da lì, attraverso schermi che coprono intere pareti, viene monitorata 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, l’integrità dell’ecosistema digitale su cui transitano i dati di milioni di cittadini. Un bersaglio sensibile. «Nel 2025 – racconta Alessandro Tarantino, direttore Ipzs security & cyber defence – abbiamo registrato 187 milioni tra attacchi e tentativi di attacchi». Nella struttura, che grazie a un sistema di sensoristica e videosorveglianza vigila anche sulla sicurezza fisica di tutti gli stabilimenti Ipzs, operano 41 persone, con competenze che vanno dall’ingegneria informatica all’intelligenza artificiale.

La prossima generazione di carta di identità elettronica sotto la lente

«Nel pieno di questa trasformazione digitale, sostenuta con lucidità e determinazione dal sottosegretario Alessio Butti e dal Dipartimento per la trasformazione Digitale, noi continuiamo a essere garanti e custodi della fede pubblica – spiega Michele Sciscioli, amministratore delegato Ipzs – e per farlo stiamo cambiando. Stiamo assumendo giovani con nuove competenze in ambito digitale. Questo processo è solo all’inizio e dovrà essere supportato, anche introducendo forme di remunerazione legate ai nuovi servizi». Oggi l’Istituto poligrafico e zecca dello Stato ha un fatturato che si aggira intorno a 600 milioni di euro l’anno, generato perlopiù attraverso la produzione di documenti e carte valori tradizionali.

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