Istruzioni per battere il caos. Primo passo, andare a votare
Folle e imprevedibile, in grado di destabilizzare i critici sovvertendo le basi del governo e del sapere. Ma se questo è Donald Trump come il suo potere può essere messo in discussione? E come può farlo l'arte? Da sola ha scarsa capacità di produrre un cambiamento, associandosi invece ai movimenti di protesta, diventa invece il più efficace strumento per concentrare energia, simbolica e concreta
di Martha Rosler
6' di lettura
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(Chi tra Donald Trump e Joe Biden sarà il 46° presidente degli Stati Uniti? Il voto del 4 novembre coincide con un'emergenza globale inedita che marca i contorni di un Paese sempre più complesso e dalle contraddizioni a volte poco leggibili, in particolare per noi cittadini del Vecchio Continente. Così abbiamo chiesto ad alcuni osservatori “speciali” di restituirci la loro analisi di quello che sta accadendo per provare a comprendere ciò che è ma soprattutto ciò che sarà. Si tratta di scrittori come nel caso di Ben Lerner, di David James Poissant e di Joe R. Landslale. Di musicisti: Sufjan Stevens. Oppure di un'artista visiva qual è Martha Rosler. Alla loro voce abbiamo aggiunto i nostri approfondimenti a partire da quello sullo stato della sanità americana di Emanuele Bompan. Un viaggio che come tutti i viaggi è fatto di incontri e di scoperte che si aggiungono chilometro dopo chilometro. Ad ogni tappa un arricchimento).
Donald Trump è la prima figura politica moderna degli Stati Uniti basata sul caos: si comporta come un folle imprevedibile e destabilizza chi lo critica continuando a sovvertire e a distruggere le basi del governo e del sapere, perseguendo allo stesso tempo i consueti obiettivi repubblicani: redistribuire la ricchezza verso l'alto, smantellare i servizi pubblici e cancellare la tutela dell'ambiente. Trump associa il populismo economico a favore dei bianchi a un'incrollabile fedeltà verso i dittatori, che loda pubblicamente.
Si circonda di cortigiani opportunisti, elogia i suprematisti bianchi, giustifica i predatori criminali e insulta grossolanamente le donne del Partito Democratico. Nega di conoscere i suoi uomini quando vengono arrestati, perseguita e insulta coloro che lo abbandonano. Solo lui può salvarci – pensa. Nel sistema bipartitico statunitense, con la sua presidenza forte, ogni amministrazione può avere un grande effetto sul clima che si respira, anche all'estero. Per decenni, il Partito Repubblicano, di centro-destra, si è opposto ai cambiamenti progressisti dal basso. George Bush ha favorito i fondamentalisti cristiani e i loro attacchi contro l'aborto e i diritti LGBTQ, proseguendo le “guerre culturali” avviate nell'era Reagan, quando l'arte e gli artisti, inclusi i musicisti pop, venivano screditati e vedevano ridursi finanziamenti e sussidi.
Saccheggi e depauperamento venivano coperti con scuse di stampo moralistico. I ricchi diventavano più ricchi e l'oppressione istituzionalizzata delle persone di colore continuava imperterrita. Al termine del mandato di Bush, il Paese era stremato da una guerra che si era rivelata un “pantano”. Obama, un outsider educato uscito dalla Ivy League, ha diffuso con efficacia e ragionevolezza speranza e cambiamento – le parole d'ordine della sua campagna elettorale.
Durante i suoi due mandati, nei quali ha affrontato gravi crisi con calma e competenza, ci sono stati progressi nella vita sociale e nelle arti grazie alla spinta internazionalista, inclusiva e riparatoria del suo elettorato. Naturalmente, secondo i suoi oppositori, la sua presidenza ha prodotto come contraccolpo l'intensificarsi dell'odio razziale e del fondamentalismo cristiano bianco. In ogni caso, la vittoria di Trump è stata un evento fortunoso – favorito da campagne di disinformazione sia all'estero sia negli Usa e da una peculiare ondata di disprezzo verso i suoi avversari. I suoi sostenitori più decisi sono stati i “super-ricchi”, che hanno sorvolato sulle sue palesi bugie e sulle sue violazioni continue.


