Macroeconomia

L’auto non basta: a giugno produzione giù dell’1%, -0,6% su anno

Secondo mese consecutivo in rosso. Male moda e macchinari, vetture e farmaci non sono sufficienti a risollevare la media.

Worker controls robotic arm to cut steel in a factory. Modern heavy industry, technology and machine learning Photocreo Bednarek - stock.adobe.com

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Auto e farmaci non bastano. Anche se i settori tradizionalmente più tonici dell’ultimo periodo continuano a crescere, la media della produzione industriale a giugno è negativa, spinta al ribasso da una lunga sequenza di segni meno, a partire dalla moda.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Nel mese il calo congiunturale è di un punto, dello 0,6% su base annua, andando così a limare al ribasso il già magro bilancio del 2026, che a questo punto si riduce allo 0,5% di crescita. Peggior settore è quello del tessile-abbigliamento, in discesa di oltre sette punti, ma a frenare sono anche legno-carta, gomma-plastica, chimica, metallurgia e macchinari.

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In progresso invece elettronica, farmaceutica e mezzi di trasporto, trainato di recente dal rimbalzo delle auto, che anche a giugno (alla voce autoveicoli, che include anche quelli commerciali) crescono in termini produttivi di oltre il 10%.

Allargando lo sguardo al primo semestre, se quello dei mezzi di trasporto, con un progresso di 10 punti, è il miglior comparto del 2026, altrove scorrendo l’elenco dei settori si trova più di un segno negativo. Come accade per la moda, il legno e la carta o ancora la chimica, mentre il comparto alimentare è a ridosso di quota zero, sugli stessi livelli del 2025.

Dati non brillanti quelli manifatturieri già recepiti del resto nei dati del Pil del secondo trimestre che per l’Italia evidenzia segnali di tenuta, con dati oltre le attese (+0,2 congiunturale, +1% annuo, trainato però dai servizi, non dall’industria), spingendo l’Ufficio Parlamentare di Bilancio a rivedere al rialzo di quattro decimali la stima 2026 portandola a +0,9%, sulla spinta della domanda interna a fronte di esportazioni nette a crescita zero.

Un quadro che resta caratterizzato da luci e ombre, perchè se è vero che in una fase complessa come quella attuale l’export totale cresce del 3,4% tra gennaio e maggio, dei nove miliardi di progresso in valore corrente ben sei sono attribuibili all’oro in lingotti diretto verso la Svizzera, al netto del quale i progressi del made in Italy si ridimensionano di molto. Come del resto evidenziato dalle vendite estere 2026 in calo per alimentari, moda e mobili, mentre macchinari e mezzi di trasporto (auto escluse) restano al palo. Altrove in Europa arrivano segnali misti. Se da un lato è in lieve calo la produzione industriale francese di giugno (-0,1% mensile, -1,1% per la sola manifattura), è rilevante la schiarita visibile in Germania. Con Berlino a vedere un Pil del secondo trimestre in progresso in linea con quanto fatto dall’Italia mentre il mese di giugno presenta ordini manifatturieri in progresso oltre le attese, in particolare provenienti dal mercato interno: il guadagno complessivo è del 3,1% nel mese, del 6,5% su base annua, con i macchinari a crescere in doppia cifra. In termini produttivi in Germania resta in bilico il settore auto, con una produzione interna in calo di tre punti nel primo semestre pur in presenza di un mese di giugno positivo. Il totale prodotto tra gennaio e giugno a Berlino è comunque pari a 2,1 milioni di unità mentre in Italia, dove pure i volumi crescono del 26% rispetto ai minimi dello scorso anno , (ma solo del 4,5% a giugno) le vetture prodotte sono state 167mila.

Nel dettaglio

A giugno 2026 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dell’1,0% rispetto a maggio. Nella media del secondo trimestre si registra una crescita del livello della produzione dello 0,4% rispetto al primo trimestre 2026.

L’indice destagionalizzato mensile cresce su base congiunturale solo per l’energia (+0,8%), mentre diminuisce per i beni di consumo (-0,7%), i beni intermedi (-0,9%) e i beni strumentali (-2,1%). Al netto degli effetti di calendario, a giugno 2026 l’indice generale diminuisce in termini tendenziali dello 0,6% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21 contro i 20 di giugno 2025). Mostrano un calo i beni consumo (-3,2%) e i beni intermedi (-1,2%). Viceversa, si osserva una crescita tendenziale per i beni strumentali (+0,6%) e, con maggiore intensità, per l’energia (+1,7%). I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali più elevati sono la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+4,5%), la fabbricazione di mezzi di trasporto (+3,2%) e la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+2,3%). Le flessioni maggiori si osservano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-7,1%), nelle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (-3,6%) e nella fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (-2,3%).

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