Istat: con la svolta dei dazi Usa più “vulnerabili” oltre 23mila imprese italiane (il 16,5% del totale export)
Presentato il tredicesimo rapporto sulla Competitività dei settori produttivi dell’Istituto nazionale di statistica
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I punti chiave
- Le più esposte verso gli Usa le imprese nella meccanica e farmaceutica, per la Germania auto e metallurgia
- Le imprese vulnerabili all’import sono 4.600, con dimensioni medie maggiori
- Gli orientamenti protezionistici della politica commerciale statunitense dovrebbero colpire soprattutto l’UE
- WTO: dal 2009 aumento delle misure restrittive globali fino a quasi 3mila miliardi di dollari
- Nel 2024 avanzo commerciale dell’Italia verso Usa a 34,7 miliardi
- L’Italia risulta più vulnerabile alle forniture dall’estero rispetto a Germania, Cina e Stati Uniti
- Chelli (Istat): L’Ue ha un grado di apertura commerciale quattro volte superiore agli Usa
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La svolta “protezionistica” degli Stati Uniti rende più vulnerabili nei confronti della domanda estera (basato sulla quota di fatturato aziendale esportato e sul grado di concentrazione merceologica e geografica delle esportazioni), oltre 23mila imprese, che in generale rapprese lo 0,5 per cento del totale ma impiegano oltre 415 mila di addetti (il 2,3 per cento del totale) e generavano il 3,5 per cento del valore aggiunto e il 16,5 per cento dell’export totali, che rappresenta 87 miliardi circa. Il dato emerge dal tredicesimo Rapporto sulla competitività dei settori produttivi dell’Istat, presentato giovedì 20 marzo a Genova dal presidente Francesco Maria Chelli e dal vice presidente di Confindustria per il Centro Studi, Lucia Aleotti.
Le più esposte verso gli Usa le imprese nella meccanica e farmaceutica, per la Germania auto e metallurgia
Nella manifattura, incidenze elevate di imprese vulnerabili all’export (sul totale delle imprese esportatrici) si riscontrano nelle «altre attività manifatturiere» (oltre il 31 per cento del totale) e, a seguire, in alcuni rilevanti settori del modello di specializzazione italiano: i Mezzi di trasporto (28,7 per cento), gli Articoli in pelle (27,3 per cento), gli Autoveicoli (26,2 per cento), i Macchinari (24 per cento). Nel 2022 (dati su cui si basa l’analisi) le imprese erano vulnerabili soprattutto alla domanda statunitense (quasi 3.300 unità, in aumento rispetto al 2019) e tedesca (oltre 2.800). Le imprese vulnerabili verso gli Stati Uniti esportavano in tale mercato prevalentemente prodotti farmaceutici, prodotti meccanici (turboreattori e turbopropulsori), gioielleria, generi alimentari (vini e oli) e mobili; quelle vulnerabili alla domanda tedesca soprattutto parti di autoveicoli, beni energetici (gas), materiale elettrico (fili e cavi), prodotti in metallo (quali viti e bulloni) e lavori in alluminio (barre e profilati), per un totale di circa 10 miliardi di euro. Le imprese vulnerabili alla domanda tedesca, invece (quasi 2.900), nel 2022 vi esportavano soprattutto parti di autoveicoli, beni energetici (gas), materiale elettrico (fili e cavi), prodotti in metallo (quali viti e bulloni) e lavori in alluminio (barre e profilati), per un totale di circa 13,6 miliardi di euro.
Le imprese vulnerabili all’import sono 4.600, con dimensioni medie maggiori








