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Rilanciare Istanbul, l’antica Costantinopoli, da sempre crocevia di arte e cultura a metà tra Oriente e Occidente, anche come centro del design contemporaneo: questo l’obiettivo del primo Global Design Forum, in corso questa settimana nella città turca. «I designer raccontano storie e risolvono problemi - spiega Ben Evans, presidente dell’Istanbul Global Design Forum inaugurale, che è anche direttore e fondatore del London Design Festival e della London Design Biennale - . Qui vogliamo raccontare la nuova storia di Istanbul, che ha grande energia e dinamismo e moltissimi designer di talento».
Per quattro giorni designer, architetti, artisti e urbanisti da tutto il mondo sono riuniti a Hagia Irene nel complesso del Topkapi Palace a Istanbul per scambiare idee e presentare proposte. Il tema dell´incontro, organizzato da People Places Ideas, è Worlds in Contact, proprio per sottolineare l´importanza del contatto umano e della collaborazione in un contesto geopolitico particolarmente difficile.
Il programma, curato dalla direttrice artistica del Forum, Malek Zeynep, esplora il collegamento tra artigianato e nuove tecnologie, tradizione e innovazione, rispetto delle comunità locali e apertura al mondo, architettura e natura, il creato e le creazioni dell’uomo. Tanti nomi celebri hanno accolto l’invito a creare qualcosa di nuovo a Istanbul.
Il designer inglese Tom Dixon ha spiegato che il filo conduttore dei suoi 40 anni di creatività è stato la convinzione che il design non deve essere mai meramente decorativo ma deve riflettere «un modo di pensare e di vivere», che nel suo caso è una sottrazione costante fino ad arrivare all’essenziale. L’architetta libanese Lina Ghotmeh ha raccontato la sua «archeologia del futuro», che guarda al passato e utilizza le tradizioni artigianali e i materiali di sempre per creare nuovi edifici e creazioni che rendono vivibile lo spazio.
Il designer messicano Fernando Laposse ha spiegato come ha riscoperto tecniche antiche e dimenticate nel tempo e ha creato un nuovo tipo di artigianato utilizzando il mais - originario del Messico - e trasformandolo in pannelli e mobili a lavorazione a intarsio multicolore, dando lavoro e speranza ai contadini in una zona povera del Messico. «Per funzionare, la sostenibilità ecologica deve prevedere anche la sostenibilità economica», ha dichiarato.
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