Ispettori e procura per il caso Pio Albergo Trivulzio: 70 morti a marzo e 30 ad aprile
Le indagini riguardano la mancanza di mascherine e le scarse informazioni date alle famiglie. Lo smart working aveva ridotto il personale. Nel mirino ci sono molte Residenze, non solo il Pat.
di Sara Monaci
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In Lombardia si muore di più nelle Residenze socio sanitarie, tra cui il Pio Albergo Trivulzio di Milano, simbolo delle case di riposo, dove nel mese di marzo sono morte 70 persone, 18 in più rispetto allo scorso inverno. A cui si sono aggiunte altre 30 da inizio aprile.
Un numero «accettabile e ipotizzabile» secondo i vertici di Palazzo Lombardia; un incremento alto invece secondo le forze di opposizione e al sindaco di Milano Giuseppe Sala, che parla di «ferita per la città».
La procura di Milano ha avviato un’indagine, per capire cosa è successo, del perché da giorni si parli di morti nascoste. Il contagio nelle Rsa potrebbe essere sfuggito: inizialmente non si sono usate mascherine per simulare la conduzione di una vita normale e non impressionare gli anziani. Poi si e tentato l’isolamento dei malati, con il risulto che spesso le famiglie hanno lamentato di non essere state informate. Certamente il Covid-19 si annida più facilmente lì, tra le persone che hanno 80 anni e già sono affette da altri problemi di salute.
I procuratori dunque si stanno muovendo soprattutto sul piano documentale, con l’analisi dei tantissimi esposti e denunce arrivati, e delle carte presentate dalle varie strutture.
Le indagini si stanno concentrando su vari fronti: sia sulla mancanza di presidi medici e di cautele nel mantenimento delle distanze, che nella scarsità di informazioni fornite ai familiari. La questione riguarda simbolicamente la storica residenza milanese, ma in generale tutte le Rsa, le più colpite dal coronavirus, dove decine e decine di anziani sono morti e molti operatori si sono ammalati.

