Welfare

Isee da fare (o rifare) entro giugno per gli arretrati dell’assegno unico

Solo il 17% degli aventi diritto ha chiesto il ricalcolo senza Btp fino a 50mila euro

di Michela Finizio

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Il 30 giugno è l’ultima scadenza per chiedere o aggiornare l’Isee 2025 senza perdere gli arretrati dell’assegno unico universale per i figli. I genitori con figli under 21 (o disabili senza limiti di età) che da gennaio a oggi non hanno ancora presentato la Dichiarazione sostitutiva unica (il modulo da inviare a Inps per chiedere l’aggiornamento dell’indicatore) non potranno più ottenere gli importi arretrati adeguati alla situazione economica del nucleo familiare.

Il termine cade proprio mentre si discute sul restyling dell’Isee: lo ha dichiarato lo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, l’obiettivo è riformare lo strumento ed «è stato costituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri un tavolo tecnico con il compito di valutare eventuali modifiche alla legislazione vigente». Sotto esame i correttivi per escludere la prima casa dal calcolo dell’indice per favorire una maggior convenienza dell’indicatore della situazione economica equivalente e spingere alla creazione di nuovi nuclei familiari.

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La scadenza

Nel frattempo, chi non è riuscito a rinnovare l’Isee entro il 28 febbraio attualmente sta ricevendo da marzo l’importo minimo di 57,5 euro dell’assegno unico. Anche se l’erogazione della misura universale prosegue in automatico e non richiede la presentazione di una domanda annuale, l’aggiornamento dell’Isee è comunque richiesto ogni anno per poter fotografare la situazione economica più recente del nucleo familiare (in ogni caso relativa a due anni precedenti, quest’anno redditi e patrimoni riferiti al 2023). L’importo del contributo che raggiunge oltre sei milioni di nuclei familiari con figli risulta pari a quello minimo però solo se l’Isee risulta pari o superiore a 45.939,56 euro, mentre viene modulato fino a un massimo di 201 euro per ciascun figlio minorenne a carico allo scendere dell’indicatore stesso.

In base alla normativa (come chiarito dalla circolare Inps 23/2022) solo chi lo aggiorna entro il 30 giugno può recuperare (tramite conguaglio, sulla prima rata disponibile) gli importi adeguati al valore dell’Isee ottenuto a partire dalla mensilità di marzo. La validità della misura, infatti, va dal marzo al mese di febbraio dell’anno successivo. Se l’Isee verrà presentato (o aggiornato) dal 1° luglio in poi, però, a quel punto l’adeguamento degli importi spettanti scatterà solo a partire dal mese successivo ma verranno persi tutti gli arretrati.

Il ricalcolo senza Btp

La scadenza arriva a quasi tre mesi di distanza dall’entrata in vigore della riforma dell’Isee, che ha escluso dal patrimonio gli importi detenuti in titoli di Stato fino a un massimo di 50mila euro.

I Caf segnalano un aumento delle Dsu inviate proprio nel mese di aprile, in concomitanza con il debutto della nuova modalità di calcolo (applicabile dai Caf tramite il nuovo modello della Dsu e in modalità precompilata online solo a partire dallo scorso 3 aprile). Il Caf Acli ha registrato un aumento del 7,2% nella produzione delle Dsu rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso, a partire dal 3 aprile scorso fino a oggi. «Questo incremento - fanno sapere - sembra legato proprio a quei clienti che hanno atteso l’entrata in vigore delle nuove norme che escludono i titoli di Stato dal calcolo dell’Isee».

L’Inps conferma che nel mese di aprile 2025 si è registrato un incremento del 60% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con una media giornaliera di oltre 75mila Dsu prodotte da tutti i Caf, a fronte delle circa 15mila dell’anno precedente. Anche il mese di maggio mostra un saldo positivo (+20%), seppur con un rallentamento della crescita. «L’aumento - commenta Monica Inviglia, presidente del consorzio nazionale Caaf Cgil - è principalmente riconducibile alla presentazione delle cosiddette “Dsu ripetute” finalizzate a includere l’esclusione dei titoli di Stato. Un trend che sembra in progressivo esaurimento e che, probabilmente si esaurirà con il mese di giugno».

L’impatto della riforma, comunque, sembra contenuto. Gli indicatori già elaborati a partire da gennaio e poi ricalcolati con i nuovi criteri non sono stati molti: tra i clienti della rete dei Caf Acli rappresentano solo il 17,4% del totale di coloro che avevano già effettuato il calcolo prima del 3 aprile, con la presenza certa di titoli di Stato nel patrimonio. Inoltre, dai risultati di un’analisi panel riferita a nuclei familiari che detengono titoli di Stato nel patrimonio mobiliare “seguiti” dai Caf Acli negli ultimi due anni, emerge che l’Isee 2025 calcolato pre-riforma era mediamente più alto del 9,4% rispetto all’indicatore 2024 delle stesse famiglie, ma il ricalcolo post riforma ha praticamente “anestetizzato” questo aumento, facendo tornare il valore medio dell’indicatore agli stessi livelli dell’anno scorso. Tuttavia, la convenienza risulta più incisiva nei nuclei familiari con un solo componente, perché nel calcolo per le famiglie più grandi la riduzione del patrimonio deve essere divisa per la scala di equivalenza (tanto più elevata quanto più è numeroso il nucleo): per il single con 50mila euro investiti in titoli di Stato l’Isee 2025 scende del 19%, per la famiglia con cinque componenti il taglio si ferma al 6 per cento.

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