Agevolazioni

Isee, errori anagrafici e sul reddito: 1,7 milioni di dichiarazioni infedeli

Dati non veritieri per 640mila pratiche su reddito e patrimonio, e per 1 milione sui dati anagrafici

di Michela Finizio e Gianni Trovati

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L’acquisizione automatica degli Isee da parte di Comuni, scuole, università e degli altri enti che riconoscono agevolazioni, elaborati online in modalità precompilata o tramite Caf, non serve solo a semplificare la vita dei cittadini.

Fra gli obiettivi, resi espliciti dalla relazione illustrativa della bozza di decreto sul Pnrr che intende introdurre la novità, c’è anche quello di «rendere più cogente ed efficace l’attività di controllo tesa a evitare che si possano ottenere benefici a cui non si ha diritto».

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E i numeri delle verifiche rese possibili dall’incrocio dei nuovi database nelle mani dell’Inps mostrano bene l’entità del problema.

I numeri

Nel 2025 sono stati attestati 11.600.608 di Isee in tutto, +9,2% sull’anno precedente, probabilmente alimentato anche dalla nuova esenzione dei BTp fino a 50mila euro operativa dallo scorso aprile.

Dai controlli sui dati reddituali e patrimoniali dichiarati negli Isee 2025 sono risultate 640.718 attestazioni viziate da «difformità» non sanate al 31 dicembre.

Inoltre un primo check up sull’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr) ha fatto emergere 1.069.314 Isee con una composizione del nucleo famigliare diversa da quella effettiva: in una tendenza verosimilmente spinta dal fatto che, per esempio, “trasferire” sulla carta un figlio maggiorenne in un’altra casa aiuta ad abbassare le tasse universitarie.

Totale: 1,7 milioni di indicatori «infedeli» rispetto alla realtà.

La semplificazione

Il decreto Pnrr accelera così una rivoluzione già avviata dall’ultima legge di Bilancio: una volta ottenuta l’attestazione dopo aver presentato la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) gli Isee non dovranno più essere trasmessi a università, Comuni o agli altri enti che in base all’indicatore modulano le tariffe o riconoscono agevolazioni; perché le Pa saranno tenute ad acquisirli autonomamente.

Il pilastro

Il pilastro intorno a cui ruota la nuova regola, destinata a entrare in vigore subito dopo l’approvazione del decreto atteso in Consiglio dei ministri entro fine mese, è la Piattaforma digitale nazionale dati (Pdnd).

Pensata con il decreto semplificazioni del 2020 e animata dal Pnrr con 556 milioni di euro, la Piattaforma è in pratica un catalogo unificato dei dati in possesso delle diverse Pa, e serve a tradurre in pratica il principio del «once only»: cioè il vincolo, molto enunciato ma fin qui poco praticato, che vieta agli enti pubblici di chiedere ai cittadini dati e informazioni di cui la Pa nel suo insieme è già in possesso.

Oggi che la piattaforma, grazie al Pnrr, raduna oltre 9mila enti e 13.521 servizi digitali: i tempi sono maturi per passare davvero all’azione.

L’interoperabilità fra le banche dati, e questo è l’altro punto chiave, in questo modo permetterà anche ad altri enti che erogano prestazioni o servizi modulati in base all’Isee di effettuare controlli, indispensabili a contenere le frodi, chiudendo definitivamente le porte alle sempre più diffuse auto dichiarazioni.

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