Irving Penn, il rigore dell’essenziale
Negli spazi dell’ex Mattatoio allestita la mostra che racconta il codice di uno dei padri della fotografia moderna
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La mostra dedicata a Irving Penn al Centro della Fotografia di Roma, spazio di circa 1500 mq, inaugurato lo scorso 30 gennaio nella struttura dell’ex Mattatoio, non si limita a ripercorrere la carriera di un grande autore del Novecento: mette in scena un’idea precisa di fotografia, fondata sul controllo, sulla misura e sull’essenzialità. Attraverso un percorso che propone ritratti, moda e nature morte, emerge con chiarezza una poetica coerente, costruita nel tempo con disciplina quasi artigianale.
Chiedilo al Sole
Entrando nelle sale, colpisce innanzitutto la sottrazione. Gli sfondi sono neutri privi di qualsiasi elemento narrativo accessorio. Questa scelta, che potrebbe sembrare semplice, è in realtà il cuore della sua estetica: eliminare il superfluo per concentrare lo sguardo sull’essenza del soggetto. Il vuoto non è assenza, ma spazio attivo che valorizza postura, sguardo, tessuto, pelle. Ogni dettaglio emerge con precisione quasi tattile.
La tecnica di Penn è inseparabile dalla sua visione. L’uso del banco ottico e del grande formato gli consente un controllo rigoroso della composizione e una definizione straordinaria. Nulla è lasciato al caso: la posizione delle mani, l’inclinazione del busto, la piega di un abito sono calibrate con attenzione. La luce, morbida e diffusa, non teatralizza ma modellata; accarezza le superfici, restituisce volumi con delicatezza, evita contrasti aggressivi. Ne deriva un equilibrio sottile tra presenza fisica e astrazione formale.
I ritratti
Particolarmente significativi sono i ritratti, dove l’intensità psicologica nasce proprio dalla semplicità dell’impianto scenico. Il soggetto, isolato in uno spazio ridotto, sembra quasi costretto a confrontarsi con l’obiettivo. In alcune immagini la tensione è palpabile: le spalle si irrigidiscono, lo sguardo si fa penetrante, il corpo dialoga con l’angolo o con il margine dell’inquadratura. Penn non invade, ma attende; costruisce un contesto minimo in cui la personalità possa emergere senza distrazioni.
I ritratti
Già a partire dagli anni Quaranta, Penn realizza celebri ritratti per Vogue, fotografando artisti, scrittori e attori contro fondali neutri o in spazi angolari molto stretti. Questa scelta elimina distrazioni narrative; concentra l’attenzione sulla forma, ne intensifica la presenza del soggetto. Fra i celebri ritratti che ne hanno definito lo stile iconico sono esposti:Il ritratto di Pablo Picasso, Cannes, 1957. Qui Penn costruisce un’immagine di straordinaria tensione psicologica attraverso la sottrazione. Il pittore appare avvolto in un cappotto scuro, lo sguardo intenso e vigile. Una mano copre parzialmente il volto, lasciando un solo occhio in piena evidenza. Questa scelta compositiva non è casuale: l’occhio isolato diventa centro magnetico dell’immagine, simbolo della visione artistica e della capacità di “vedere oltre”. Lo sfondo neutro elimina qualsiasi riferimento ambientale. Non c’è atelier, non ci sono opere: c’è solo la persona. Penn non descrive il mito, ma l’uomo. L’uso della luce morbida modella il viso senza drammatizzarlo, accentuando rughe e volumi.






