Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
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Continuare a crescere nel settore ambiente. Inoltre: spingere gli investimenti sulle reti. Infine: sfruttare l’M&A quale leva per incrementare maggiormente il business. Sono tra le priorità, indicate anche nel piano d’impresa 2016- 2022, a sostegno dell’attività di Iren. L’utility, a ben vedere, ha archiviato il 2017 con il conto economico caratterizzato da ricavi, margine operativo lordo e redditività netta in rialzo. Il fatturato è stato di 3,697 miliardi (+12,6%); il Mol è leggermente aumentato a 820,2 milioni (+0,7%) mentre l’utile netto si è assestato a 237,7 milioni (+32,2%).
L’Ebit, al contrario, è diminuito (-1,5%). Qui, è l’indicazione della società ha rilevato soprattutto il maggiore impatto degli ammortamenti dovuti in larga parte al consolidamento di Atena e all’acquisizione delle concessioni residue di Società acque potabili. Di là però dal conto economico il risparmiatore è interessato alle strategie di sviluppo.
Un angolo visuale per comprenderle è analizzare le singole Business Unit (BU) della società. Queste sono quattro: la BU Energia (generazione di energia elettrica e teleriscaldamento); la BU Mercato (vendita e distribuzione alla clientela); poi la BU Reti (infrastrutture energetiche e idriche) e, infine, la BU Ambiente (il settore dei rifiuti).
Iniziamo dalla divisione Energia. Lo scorso anno il suo Ebitda è cresciuto di 21 milioni. Un risultato positivo seppure, va ricordato, al netto della vendita “one off” di una turbina per la produzione di energia elettrica l’incremento sarebbe di 7 milioni. Ciò detto uno dei focus di Iren è il teleriscaldamento.
Alla fine del 2017 i mt3 serviti erano 87 milioni (due milioni in più rispetto al 31 dicembre 2016). L’obiettivo dell’utility, che si dice in linea con il programma, è raggiungere 97 milioni di mt3 nel 2022. Il target, a ben vedere, non richiede investimenti sul fronte impiantistico bensì l’espansione della rete infrastrutturale. Dove? A Torino e Reggio Emilia. Poi, soprattutto, a Parma e Piacenza. Oltre a ciò, sempre nella BU Energia, è rilevante l’incremento nella flessibilità degli impianti anche al fine di proporsi sempre di più nei cosiddetti servizi ancillari. Cioè, in linea di massima, la fornitura di energia al sistema elettrico nazionale che, stante l’aumento delle fonti rinnovabili non programmabili, necessita di Mega Watt per mantenere la domanda e l’offerta in equilibrio.