Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
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Spingere la crescita nel settore dell’ambiente. Inoltre: proseguire l’aumento del valore degli asset regolati (Rab). Ancora: continuare nell’efficientamento, soprattutto delle reti, e conseguire le sinergie previste. Infine: andare avanti nella crescita anche per linee esterne.
Sono tra le priorità di Iren a sostegno dell’attività. Il business, a ben vedere, nel primo trimestre del 2017 è stato caratterizzato da ricavi e redditività in aumento. Il fatturato si è assestato a 1,046 miliardi in rialzo del 18,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso esercizio. L’utile operativo, dal canto suo, è stato di 174,4 milioni a fronte dei 154,3 milioni di un anno prima.
Al di là, pero, dei numeri di conto economico il risparmiatore è interessato alle strategie di sviluppo. Tra i focus, per l’appunto, ci sono sinergie e maggiori efficienze. Queste, secondo quanto indicato nel business plan al 2021, dovrebbero apportare un contributo a livello di Ebitda, tra il 31/12/2016 e la fine arco di piano, intorno a 70 milioni. Si tratta di un valore non da poco. Orbene l’investitore, che può anche considerare plausibile il target in oggetto, esprime comunque una perplessità. Il timore è quello legato al cosiddetto rischio di esecuzione. Vale a dire: la società deve riuscire a concretizzare operativamente quanto indicato sulla carta. Iren smorza le perplessità. Il gruppo sottolinea che nel piano d’impresa 2016-2021, rispetto al quale i target finanziari sono confermati, le sinergie erano stimate intorno ai 100 milioni. Il fatto che siano scese a 70 milioni consegue al fatto che, lo scorso anno, ne sono state realizzate per circa 30 milioni. Una dinamica, indica la multi-utility, che dimostra come la società sia in grado di concretizzare quanto previsto. Ciò detto può però ulteriormente obiettarsi che la curva delle efficienze fisiologicamente si appiattisce. Cioè: più avanti si va è più c’è il rallentamento nella loro realizzazione. È vero, dice Iren. La quale, tuttavia, aggiunge: nel primo trimestre del 2017 il contributo al livello di Mol delle sinergie è stato di 4 milioni. Vale a dire un numero in linea con quanto stimato per ciascun anno: circa 15 milioni. Non solo. I progetti finalizzati al raggiungimento dell’obiettivo, indica sempre l’azienda, sono molteplici: dall’innovazione tecnologica delle reti all’internalizzazione di diverse attività fino alla maggiore selezione dei fornitori tramite bandi di gara. Una diversificazione dei programmi, viene sottolineato, che è ulteriore garanzia per il risultato finale. Anche a fronte di ciò, conclude Iren, sul tema sinergie non sussiste alcun particolare problema.
Ma non è solo il tema delle efficienze. Lo sviluppo aziendale passa anche attraverso la crescita del business. Quali allora le principali strategie sotto quest’aspetto? Per rispondere è dapprima utile ricordare com è organizzato l’oggetto sociale di Iren. La multi-utility divide l’attività in quattro Business Unit (BU). La prima è la BU dell’Energia. Qui è ricompresa la produzione di energia elettrica e il teleriscaldamento. La seconda è quella del Mercato cui è ricondotta la vendita di MegaWatt, gas e calore. Poi c’è la BU delle Reti. Vale a dire: il ciclo idrico integrato, la distribuzione della commodity azzurra e di energia elettrica. Infine si arriva al cosiddetto Ambiente. Qui sono ricomprese le attività di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Proprio quest’ultima BU, a ben vedere, è attesa ad un importante contributo nella crescita del Mol di gruppo durante il business plan. Un incremento riconducibile a quali attività? In primis c’è il focus proprio sull’efficientamento delle attività (ad esempio, incremento della raccolta differenziata). Inoltre si punta a rafforzare la dotazione impiantistica. Attualmente i volumi trattati in impianti propri sono il 30-35% del totale. L’obiettivo, al 2021, e arrivare a circa il 72%. In che modo? Proprio grazie alla realizzazione di nuovi poli impiantistici in Emilia e nei pressi di Torino. L’iter autorizzativo, già avviato, dovrebbe concludersi intorno alla metà del 2018. Le strutture, invece, sono previste entrare in funzione alla fine del 2019 e inizio del 2020. L’operazione, nel suo complesso, prevede circa 100 milioni d’investimenti.