-U22305373282sgW-1440x624@IlSole24Ore-Web.jpg?r=1020x442)
05 agosto 2026
Guerra ultime notizie. Teheran, raggiunto con Oman accordo su rotta navigazione a Hormuz
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha affermato che una potenziale rotta di transito attraverso lo Stretto potrebbe essere praticabile per un periodo compreso tra due e quattro mesi
Translated by AI.
For feedback, please contact
english@ilsole24ore.com
ai preferiti su Google
Sintesi per punti
5 agosto 2026
Pezeshkian: molto difficile parlare con Khamenei, ma sua presenza è grande forza
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che al momento è “molto difficile” comunicare con la Guida suprema Mojtaba Khamenei, “ma la sua presenza è una grande forza per noi”. Lo riporta l’agenzia iraniana Fars. Sin dal suo insediamento a marzo, in seguito all’uccisione del padre Ali Khamenei in un raid israelo-americano, non è mai apparso in pubblico.
5 agosto 2026
Libano: Netanyahu convoca riunione sicurezza su violazioni tregua Hezbollah
Il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu terrà una conversazione telefonica in serata con il ministro della Difesa Israel Katz, il Capo di Stato Maggiore Eyal Zamir e altri alti funzionari. La discussione verterà probabilmente sulla risposta da dare al Libano in seguito alle violazioni del cessate il fuoco commesse da Hezbollah. Lo riporta Ynet.
5 agosto 2026
Houthi, colpita seconda petroliera saudita nel Golfo di Aden
I ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno dichiarato di aver attaccato un’altra petroliera saudita, la seconda in un solo giorno, proseguendo il blocco marittimo dichiarato contro Riad. In una dichiarazione, il portavoce militare Houthi Yahya Saree ha affermato che i ribelli hanno preso di mira la petroliera saudita Daisy nel Golfo di Aden con un missile balistico.
Mercoledì 5 agosto 2026, dal villaggio di Zawtar al-Gharbieh, nel Libano, si vede un carro armato israeliano di stanza tra le abitazioni del villaggio di Zawtar al-Sharqiyah, occupato dalle forze israeliane. (AP Photo/Mohammed Zaatari) APN
Fai una domanda alla redazione
Hai domande o segnalazioni su questo articolo? Scrivi alla redazione
5 agosto 2026
Israele respinge dichiarazione araba su Gerusalemme
Israele ha respinto la dichiarazione approvata dai ministri degli Esteri del Comitato ministeriale arabo, riunito dalla Giordania, sulla situazione alla Spianata delle Moschee, definendola basata su “false accuse, distorsioni storiche e una completa ignoranza dei fatti”.
“È particolarmente cinico accusare Israele di violare la libertà di culto e nello stesso tempo dichiarare che l’intero Monte del Tempio è un luogo di preghiera riservato esclusivamente ai musulmani, ignorando il legame storico del popolo ebraico con Gerusalemme e con i suoi luoghi più sacri”, ha affermato il ministero degli Esteri israeliano su X.
Secondo il dicastero, sotto la sovranità israeliana Gerusalemme “non è mai stata così aperta e accessibile ai fedeli di tutte le religioni”. Israele, prosegue la nota, resta impegnato a preservare la libertà di culto e lo status quo sulla Spianata, oltre che a garantire l’ordine pubblico e la sicurezza dei visitatori.
La Giordania aveva convocato una riunione d’emergenza dei ministri degli Esteri di Paesi arabi e islamici, denunciando il rischio di un cambiamento delle regole che disciplinano l’accesso e la preghiera nel complesso di Al Aqsa. Amman esercita una storica funzione di custodia sui luoghi santi islamici e cristiani di Gerusalemme.
Le tensioni si erano aggravate il 23 luglio, quando il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, alcuni parlamentari e gruppi di coloni ersno entrati nel complesso sotto la protezione della polizia. I ministri arabi e islamici avevano denunciato anche l’esposizione di bandiere israeliane e altre iniziative considerate una violazione dello status quo storico e giuridico.
La dichiarazione araba ribadisce che “l’area di 144 dunum (14,4 ettari, ndr.) della moschea di Al Aqsa/Al Haram al Sharif è esclusivamente un luogo di culto per i musulmani”.
5 agosto 2026
Teheran, rotta in accordo con Oman potrebbe essere in vigore per 2-4 mesi
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha affermato che una potenziale rotta di transito attraverso lo Stretto di Hormuz, attualmente oggetto dell’accordo in fase di finalizzazione tra Iran e Oman, potrebbe essere praticabile per un periodo compreso tra due e quattro mesi. Secondo Gharibabadi l’accordo è prossimo alla conclusione, con intese di principio raggiunte su quasi tutte le questioni, comprese le mappe delle rotte di ingresso e di uscita per il traffico marittimo e le questioni correlate. Lo riporta l’agenzia Irna. Gharibabadi ha aggiunto che l’accordo proposto costituisce un nuovo modello, piuttosto che una continuazione del sistema utilizzato negli ultimi 60 anni, tenendo conto delle condizioni attuali, della situazione di sicurezza che circonda l’Iran e dei futuri accordi che regoleranno lo Stretto di Hormuz. Secondo l’intesa proposta, una rotta settentrionale iraniana, situata vicino all’isola di Larak, e una rotta meridionale nelle acque interne dell’Oman verrebbero chiuse perché temporanee.
5 agosto 2026
Dal transito nello Stretto allo sminamento, li punti dell’intesa Iran-Oman
L’accordo su Hormuz raggiunto tra Iran e Oman e sul quale ora dovrà pronunciarsi l’amministrazione Trump mira - secondo le indiscrezioni dei media - a ripristinare una tregua tra Washington e Teheran per far ripartire i negoziati per un’intesa definitiva sulla navigazione nello Stretto e sulla questione nucleare. Questi i principali contenuti del documento, in sintesi:
1) Nuova tregua e nuovi negoziati. Sulla falsa riga del memorandum di Islamabad, si prevede un cessate il fuoco di 60 giorni che potrà essere prorogato, col congelamento degli attacchi da entrambe le parti e la ripresa dei negoziati di giugno per tentare di raggiungere un’intesa non solo sulle rotte commerciali nello Stretto ma anche sul nucleare.
2) Traffico nello stretto. Durante questi due mesi quello in entrata (direzione Golfo Persico) transiterà esclusivamente lungo una corsia settentrionale situata all’interno delle acque territoriali iraniane, ponendo di fatto queste navi sotto la diretta sorveglianza e il controllo di Teheran. Quello in uscita (direzione Mar Arabico) percorrerà una corsia meridionale all’interno delle acque territoriali dell’Oman, gestita dalle autorità di Muscat in stretto coordinamento con l’Iran.
3) Sminamento. Previsto un piano di 30 giorni per bonificare e rimuovere le mine dalla corsia centrale dello Stretto. Una volta liberata, questa diventerà un corridoio centrale permanente per i flussi in entrambe le direzioni. L’Iran starebbe quindi valutando l’apertura a operazioni di sminamento dello Stretto di Hormuz da parte di Paesi europei.
4) Costi di transito. Non si applicheranno pedaggi fissi per i primi 60 giorni. Verrà tuttavia introdotta una “tassa di servizio” finalizzata a coprire le spese per la sicurezza del carico, il personale e la protezione dell’ambiente marino. Allo scadere dei 60 giorni l’Iran prevede di introdurre ufficialmente pedaggi e tariffe di transito obbligatorie per tutte le navi mercantili e le petroliere, ma questo sarà uno dei nodi da sciogliere nelle trattative.
5 agosto 2026
Mar Rosso: esplosione vicino a pretroliera al largo dello Yemen
L’Autorità britannica per le operazioni marittime (Ukmto) ha dichiarato di aver ricevuto la segnalazione di un incidente avvenuto a 95 miglia nautiche a sud-est di Aden, nello Yemen, dove il comandante di una petroliera ha riferito di aver udito una forte esplosione in prossimità dell’imbarcazione. L’Ukmto ha aggiunto che tutti i membri dell’equipaggio sono stati rintracciati e sono al sicuro e che non è stato segnalato alcun impatto ambientale. Ha poi precisato che le autorità stanno indagando e ha consigliato alle navi di navigare con cautela e di segnalare qualsiasi attività sospetta.
5 agosto 2026
Media: “Progressi nei colloqui con Israele, Beirut chiede rinnovo della tregua”
Nei colloqui tra Libano e Israele in corso a Roma, Beirut “ha chiesto il rinnovo e il rafforzamento della tregua per 8 settimane o 60 giorni”. Lo riferiscono fonti libanesi ad Al Arabiya aggiungendo che ci sono “progressi in tutti i percorsi di negoziazione con Israele”. “Progressi significativi” si registrano anche “nel dossier dei confini”, secondo le stesse fonti.
5 agosto 2026
Iran, “verso dichiarazione congiunta con Oman, se non si intromettono terze parti”
Iran e Oman stanno lavorando a una “dichiarazione congiunta” sull’accordo raggiunto su una nuova rotta per attraversare lo Stretto di Hormuz, a patto “che terze parti non vengano a ostacolare il processo”. Lo ha precisato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, citato dall’agenzia ufficiale Irna, in un evidente riferimento agli Stati Uniti.
5 agosto 2026
Libano, raid israeliano a Tebnine: un morto e 11 feriti
E’ salito ad almeno un morto e 11 feriti il bilancio dell’attacco aereo israeliano contro un edificio nella località di Tebnine, nel sud del Libano. Lo ha riferito l’agenzia ufficiale libanese Nna. “Una persona è morta e altre 11 sono rimaste ferite in un attacco aereo nemico contro il tetto di una casa di preghiera nel cimitero della località di Tebnine”, ha comunicato l’agenzia. In precedenza, le Forze di difesa israeliane avevano ordinato ai residenti di Al Mansouri, situata circa 19 chilometri da Tebnine, di evacuare urgentemente la zona in vista di un attacco.
5 agosto 2026
Teheran, raggiunto con Oman accordo su rotta navigazione a Hormuz
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha annunciato che l’Iran e l’Oman hanno raggiunto un accordo sulle caratteristiche geografiche di una rotta marittima nello Stretto di Hormuz. Baghaei ha aggiunto che l’Iran e l’Oman sono nella fase finale della preparazione di un annuncio congiunto sull’accordo, a condizione che “alcune terze parti” non interferiscano nel processo. Lo riporta Al Jazeera.
5 agosto 2026
Iran, Usa rimuovono sanzioni a società legate a Pasdaran
Gli Stati Uniti hanno rimosso le sanzioni antiterrorismo da due aerei e tre compagnie aeree con legami con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche dell’Iran, secondo i dettagli pubblicati oggi sul sito web del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, riferisce Reuters.
5 agosto 2026
Media, un morto e 11 feriti in attacco Idf nel sud del Libano
Un morto e 11 feriti. E’ questo, riferisce l’agenzia di stampa libanese Nna, il bilancio finora dell’attacco dell’Idf sulla città di Tebnine nel sud del Libano. Il raid israeliano avrebbe colpito una sala di preghiera nel cimitero della città. Le Idf in precedenza avevano annunciato attacchi contro Hezbollah in risposta a una violazione del cessate il fuoco da parte del gruppo libanese filoiraniano.
5 agosto 2026
Media: Teheran verso controllo traffico in ingresso Hormuz
Un accordo tra Iran e Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz darebbe a Teheran il controllo del traffico in ingresso nel Golfo Persico. Lo scrive Reuters che, citando una fonte iraniana e due funzionari regionali, parla di una grossa concessione a favore dell’Iran. Le fonti dell’agenzia di stampa sottolineano come molti dettagli debbano essere ancora accordati, inclusa la definizione di “controllo” della via d’acqua e il ruolo di Teheran sul traffico in uscita da essa. Le indiscrezioni smentiscono quanto sostenuto dal presidente Usa, che ieri aveva sostenuto che la riapertura dello Stretto è imminente.
Stando a Reuters, la fonte iraniana di alto livello ha sminuito l’idea che un accordo sarebbe stato finalizzato rapidamente, facendo notare che il ministro iraniano degli Esteri Abbas Araghchi è in vacanza: “I colloqui continuano, ma è troppo presto per dire che un accordo con l’Oman sia stato finalizzato”. Un’altra fonte iraniana ha detto: “Il diavolo è nei dettagli. Un singolo tweet di Trump potrebbe far crollare tutto”.
Sempre secondo Reuters, l’Iran sta cercando di ottenere commissioni tra il 5% e il 7% del prezzo dei carichi dalle navi che usano lo stretto. L’Oman sembra volere una percentuale più bassa, intorno al 3%, mentre gli Usa non ne vogliono alcuna.
5 agosto 2026
Fonti Teheran: “Riapertura Hormuz non automatica dopo eventuale accordo con Oman”
Qualsiasi eventuale accordo tra Iran e Oman riguardo il transito nello Stretto di Hormuz “non porterà automaticamente” alla riapertura di questo passaggio strategico. Lo ha detto una fonte all’iraniana Press Tv, dopo le indiscrezioni raccolte dalla tv satellitare al-Jazeera.
5 agosto 2026
L’Idf ha iniziato un nuovo attacco nel sul del Libano
L’esercito israeliano ha affermato di aver iniziato gli attacchi nel Libano meridionale “in risposta a una palese violazione del cessate il fuoco da parte dell’organizzazione terroristica Hezbollah”. Poco prima il portavoce dell’Idf aveva diffuso un ordine urgente di evacuazione per il villaggio di al-Mansouri, nel sud del Libano. ’’A seguito della violazione dell’accordo di cessate il fuoco da parte di Hezbollah, l’Idf è costretto a reagire con forza’’, si leggeva nella nota. ’’L’Idf non intende arrecarvi danno, per la vostra sicurezza, dovete evacuare immediatamente le vostre case e allontanarvi dal villaggio verso nord per almeno 1000 metri, in un’area aperta. Chiunque si trovi in prossimità di elementi di Hezbollah, delle loro strutture e dei loro mezzi di combattimento mette a repentaglio la propria vita’’.
5 agosto 2026
Fonti Al-Jazeera: a ore possibile intesa Iran-Oman
Muscat, 5 ago. (Adnkronos) - Restano “solo una o due” questioni irrisolte nei colloqui tra Iran e Oman. Lo ha detto una fonte diplomatica di alto grado ad al-Jazeera, precisando che “non sembra” trattarsi di questioni “particolarmente complesse”. “A patto che non ci siano interferenze malevole da parte di altri, già oggi o domani si potrebbe arrivare a un accordo”, ha detto la fonte, sostenendo che per quanto riguarda “chiusura o riapertura” dello Stretto di Hormuz “dipenderà da eventuali azioni degli Stati Uniti che vengano considerate una violazione del diritto internazionale”.
5 agosto 2026
Iran: Onu, allarme per aumento esecuzioni capitali da marzo
L’Iran ha giustiziato almeno 56 persone accusate di reati legati alla sicurezza nazionale dal 19 marzo, di cui 27 in casi collegati alle proteste di inizio anno. Lo ha dichiarato mercoledì Volker Türk, Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, come riferito da Iran International. Türk ha affermato che il numero delle esecuzioni e delle condanne a morte è aumentato a partire da marzo e che oltre 100 altre persone rischiano accuse analoghe e la pena capitale. Il responsabile Onu ha esortato le autorità iraniane a sospendere tutte le esecuzioni e ad avviare un percorso verso l’abolizione della pena di morte.
5 agosto 2026
Libano, Haaretz: Israele rade al suolo villaggi e costruisce basi
Le Forze di difesa israeliane (Idf) stanno rafforzando le proprie postazioni nel sud del Libano, radendo al suolo interi villaggi e costruendo nuove basi. E’ quanto riporta Haaretz, ricordando che nel corso del conflitto con Hezbollah l’esercito ha occupato un’area di circa 600 chilometri quadrati, che in alcuni punti si estende fino a 12 chilometri dal confine con Israele.
“All’interno di quest’area, le Idf hanno stabilito almeno sette nuove basi e costruito decine di chilometri di strade logistiche”, ha riferito Haaretz, secondo cui in Libano sta avvenendo quando già visto nella Striscia di Gaza. “Lungo l’intero percorso dal confine con Israele fino in profondità nel sud del Libano, sono in funzione mezzi da cantiere, tra cui escavatori, rulli compressori e bulldozer blindati D9. Alcuni di questi sono gestiti da appaltatori civili”, ha precisato il quotidiano.
Il mese scorso, un alto ufficiale dell’esercito ha detto ad Haaretz che le forze armate hanno ricevuto istruzioni di prepararsi a una permanenza in Libano fino a un anno. Per questo sono in corso lavori di costruzione e logistici per le truppe, la maggior parte delle quali è ancora alloggiata in edifici civili nei villaggi del sud del Libano. (
5 agosto 2026
Iran: media, Araghchi venerdì in Pakistan per colloqui con mediatori
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi dovrebbe recarsi venerdì in visita in Pakistan. Lo riportano i media di Teheran, secondo cui dovrebbe incontrare per colloqui il capo dell’esercito pakistano Asim Munir, il primo ministro Shehbaz Sharif e il vministro degli Esteri Ishaq Dar.
5 agosto 2026
In 50mila senz’acqua in Cisgiordania per malfunzionamento pozzo gestito da Israele
Il malfunzionamento di un pozzo gestito da Israele in Cisgiordania ha causato una grave crisi idrica, che ha colpito i villaggi di Beit Iba, Tell, Qusin, Beit Wazan, Sarra, Jit e diversi villaggi nella zona di Jenin, nella Cisgiordania settentrionale, lasciando senza acqua almeno 50.000 persone. Iman Mahmoud Ismail, vice capo del consiglio del villaggio di Beit Iba, a ovest di Nablus, ha dichiarato a Radio Alam: “Un guasto tecnico alla pompa principale ha causato un’interruzione dell’acqua che ha colpito circa il 90% del villaggio di Beit Iba e dei villaggi circostanti”. Ha spiegato che il pozzo si trova su un terreno di proprietà di Beit Iba, all’interno dell’Area A, amministrata dall’Autorità Palestinese; tuttavia, la gestione del pozzo è affidata alla società israeliana Mekorot. “Ci è stato detto che la riparazione del guasto richiederà un mese”, ha aggiunto. Secondo l’attivista Abdul Rahman al-Banna, ci sono “oltre 50.000 cittadini che non riescono a trovare un bicchiere d’acqua da bere”. Ha dichiarato al quotidiano Al-Arabi Al-Jadeed: “Abbiamo sete in ogni senso della parola. Abbiamo esaurito ogni mezzo senza successo, i pozzi domestici si sono prosciugati e le sorgenti d’acqua sono diventate rare, con i consumi che raddoppiano durante l’estate”.
5 agosto 2026
Teheran punta tutto su controllo Stretto Hormuz, una scommessa rischiosa
Teheran punta tutte le proprie fiches sullo Stretto di Hormuz. Una partita particolarmente complicata da vincere contro il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump che ha minacciato di lanciare un nuovo pesante attacco contro l’Iran nel caso in cui non fosse stato aperto a breve lo Stretto. “L’Iran non concluderà alcun accordo sotto minaccia”, ha affermato un funzionario informato sui negoziati in corso tra Teheran e il Sultanato dell’Oman. “Il ritardo nel raggiungimento di un accordo con l’Oman sullo Stretto di Hormuz è dovuto principalmente all’interferenza Usa e le minacce di Trump”, sottolineando che “finché persisteranno le interferenze e le minacce di un attacco militare contro l’Iran, l’accordo rimarrà bloccato”.
L’accordo allo studio tra Oman e l’Iran che potrebbe essere annunciato a breve prevederebbe un meccanismo temporaneo di 60 giorni, eventualmente prorogabile, per regolare il traffico nello Stretto. Un taffico che in entrata potrebbe passare attraverso il corridoio nord attraverso le acque iraniane mentre quello in uscita potrebbe passare attraverso il corridoio sud nelle acque omanite. Comunque l’obiettivo di Teheran è quello di mantenere a tutti i costi il controllo dello Stretto di Hormuz. Ma per la leadership iraniana si tratta di “una scommessa molto rischiosa”. Rivendicando l’autorità su uno dei principali corridoi marittimi attraverso cui transita il petrolio greggio mondiale, scrive il ’Wall Street Journal’,
Teheran scommette sul fatto “che la propria capacità di infliggere danni all’economia americana rappresenti il miglior strumento di pressione per evitare future azioni militari da parte degli Stati Uniti e di Israele. Con i prezzi della benzina e l’inflazione ancora elevati, la leadership iraniana ritiene che Trump finirà per accettare le sue condizioni in vista delle elezioni di mid term, ormai imminenti, che potrebbero determinare il futuro della sua presidenza”. Ma fondare la propria strategia sul controllo dello Stretto di Hormuz, sottolinea il quotidiano Usa, “rappresenta una scommessa straordinariamente rischiosa. Presuppone infatti che Trump preferisca uno stallo caotico e instabile piuttosto che una guerra totale. Ma giocando questa carta in modo così aggressivo, Teheran rischia di valutare male il punto di rottura di Washington e di compromettere la propria stessa sopravvivenza economica”.

Gli iraniani partecipano alla cerimonia dell’Arbaeen per le strade della capitale Teheran, in Iran, il 4 agosto 2026. La Giornata dell’Arbaeen segna la fine del quarantesimo giorno successivo alla festività sciita dell’Ashura, che commemora la morte dell’Imam Hussein nella battaglia di Karbala. EPA/ABEDIN TAHERKENAREH
“Questo loro massimalismo contribuirà, nel lungo periodo, al loro isolamento”, sottolinea Behnam Ben Taleblu, esperto di Iran presso la Foundation for Defense of Democracies, un centro studi critico nei confronti del regime iraniano. All’interno dello stesso governo iraniano emergono divisioni sulla gestione dello Stretto. L’ala più radicale dei Pasdaran considera il controllo dello Stretto di Hormuz come lo strumento principale per esercitare pressione sull’Occidente dopo l’indebolimento del programma nucleare iraniano e delle milizie alleate negli ultimi anni. Le forze armate iraniane hanno subito perdite significative da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato un attacco a sorpresa il 28 febbraio, ma sono riuscite comunque a impegnare Washington ostacolando il traffico navale nello Stretto e colpendo obiettivi statunitensi nel Golfo Persico. Al contrario, osserva il ’Wall Street Journal’, la parte più moderata del potere iraniano “è preoccupata dal blocco navale imposto dagli Stati Uniti in risposta agli attacchi iraniani contro Hormuz che sta portando l’economia del Paese sull’orlo del baratro. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che nel 2026 l’economia iraniana si contrarrà del 6%. L’inflazione tendenziale si attesta intorno al 69%, mentre la popolazione deve fare i conti con carenze di carburante e altre privazioni tipiche di un’economia di guerra”.
La stretta iraniana sullo Stretto di Hormuz, osserva il quotidiano economico Usa, “ha inciso profondamente sulle forniture mondiali di petrolio: i flussi provenienti dal Golfo Persico sono scesi a circa il 36% dei livelli precedenti al conflitto. Tuttavia, il prezzo del greggio non è riuscito a mantenersi stabilmente sopra i 100 dollari al barile, soglia che avrebbe potuto infliggere danni sufficienti all’economia americana da costringere Washington a cedere. Anche con i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran che ostacolano il petrolio saudita nel Mar Rosso, il greggio è rimasto ancora sotto gli 80 dollari al barile”.
Una parte del petrolio del Golfo, infatti, è stata reindirizzata per evitare lo Stretto di Hormuz. Alcune navi sono riuscite ad attraversarlo negoziando accordi con l’Iran oppure spegnendo i sistemi di localizzazione e affrontando il passaggio in modo estremamente rischioso. “Ci sono stati molti fattori che hanno attenuato l’impatto”, ha spiegato Barbara Leaf, già responsabile del Medio Oriente presso il Dipartimento di Stato durante l’amministrazione Biden. Secondo Leaf, dopo gli attacchi israeliani e statunitensi contro gli impianti nucleari iraniani nel giugno 2025, la Cina aveva “letto i segnali” e iniziato ad accumulare scorte di petrolio. Pur avendo attenuato la retorica sulle possibili offensive di portata paragonabile alla Seconda guerra mondiale, Trump mantiene il blocco navale contro l’Iran e ha reintrodotto sanzioni che rendono molto difficile l’esportazione del petrolio iraniano.
Nel lungo periodo, il potere di pressione dell’Iran sull’economia mondiale e sui vicini del Golfo potrebbe comunque ridursi, qualora Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e gli altri grandi produttori di petrolio riuscissero a realizzare infrastrutture alternative che evitino il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. “Anche le esportazioni petrolifere dell’Iran dipendono dal passaggio attraverso Hormuz. E una prolungata interruzione del traffico priva la Repubblica islamica della sua principale fonte di entrate e, al tempo stesso, accelera gli sforzi dei Paesi del Golfo per costruire rotte alternative che aggirino lo Stretto. La Cina, uno dei partner più importanti dell’Iran, non è accorsa in suo aiuto. Pechino ha ridotto gli acquisti di petrolio iraniano, contribuendo a mantenere bassi i prezzi, e non mostra segnali di voler tornare ai livelli precedenti”, osserva il Wall Street Journal. I mediatori di Egitto, Pakistan e Qatar, intanto, sperano che, una volta trovata una soluzione temporanea per la navigazione nello Stretto, Stati Uniti e Iran possano tornare al tavolo negoziale.
5 agosto 2026
Tajani sente Araghchi: “Ribadita importanza di proseguire dialogo ed evitare nuove escalation”
“Ho appena parlato con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Mi ha illustrato la trattativa che l’Iran sta avendo con l’Oman per riaprire lo stretto di Hormuz al traffico commerciale. Ho ribadito l’importanza di proseguire il dialogo per arrivare rapidamente a una soluzione politica della crisi anche con gli Stati Uniti ed evitare nuove escalation. È essenziale garantire la piena libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, senza pedaggi o limitazioni, nell’interesse della stabilità regionale e dell’economia globale”. Ad affermarlo in un post su ’X’ è il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani.
5 agosto 2026
Dall’Italia inviati 4.600 flaconi di farmaci plasmaderivati a Nablus
Oltre 4.600 flaconi di farmaci plasmaderivati prodotti grazie al plasma donato dai donatori dell’Emilia-Romagna sono state inviate a Nablus, in Cisgiordania, a sostegno dei pazienti palestinesi affetti da malattie emorragiche congenite per cui l’accesso alle terapie, vista anche la complessa situazione internazionale, è sempre più difficile. L’invio di Fattori VIII e IX della coagulazione, prodotti in eccesso rispetto al fabbisogno nazionale, a cui si aggiungono alcuni flaconi di Concentrati di complesso protrombinico, avviene nell’ambito del progetto Haemo_Pal. Promosso e coordinato dal Centro Nazionale Sangue e dall’Istituto Superiore di Sanità e finanziato dalla Cooperazione italiana attraverso l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, Haemo_Pal si pone come obiettivo quello di rispondere ai fabbisogni terapeutici e assistenziali dei pazienti con coagulopatie ed emoglobinopatie nonstante la profonda crisi umanitaria e sanitaria che sta colpendo, oltre alla Striscia di Gaza, anche i territori della Cisgiordania.
5 agosto 2026
Usa, Nbc: Pentagono prepara nuova strategia nucleare in caso di guerra
Il Pentagono sta definendo una nuova strategia nucleare americana che evidenzia il possibile uso di armi tattiche a corto raggio in caso di un conflitto regionale con Cina o Russia. E’ quanto riporta oggi l’emittente Nbc citando cinque fonti al corrente dei piani, secondo cui la strategia, classificata come riservata, indica le opzioni nucleari per il comandante in capo in situazioni di crisi.
5 agosto 2026
Gaza, Pezeshkian: Iran sosterrà qualsiasi scelta leader palestinesi
“La Repubblica Islamica dell’Iran sosterrà qualsiasi misura, iniziativa e decisione che i leader palestinesi adotteranno nel processo negoziale”. Lo ha affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian che oggi - riporta l’agenzia di stampa iraniana Isna - ha avuto una conversazione telefonica con Khalil al-Hayya, nuovo capo dell’ufficio politico di Hamas e del Movimento di Resistenza Islamica Palestinese (Hamas), a cui ha espresso apprezzamento per la gestione nel coordinamento tra le fazioni palestinesi.
Riferendosi alla recente aggressione di Israele e Usa all’Iran, Pezeshkian ha affermato che “nonostante queste sfide, la questione palestinese ha mantenuto la sua posizione centrale nella politica estera della Repubblica Islamica dell’Iran, non è stata trascurata dai funzionari, dai responsabili politici e dalla Guida Suprema dell’Iran e continua ad essere considerata la questione primaria del mondo islamico”.
5 agosto 2026
Media Iran, «accordo Iran-Oman non riaprirebbe subito Hormuz»
Qualsiasi accordo tra Iran e Oman sulle future modalità di navigazione nello Stretto di Hormuz non porterebbe alla riapertura immediata di questa strategica via navigabile, secondo quanto riportato dall’emittente statale iraniana Irib, che cita una fonte informata. Lo scrive Al-Jazeera. La fonte ha affermato che i negoziati sulle future modalità di navigazione si stanno svolgendo esclusivamente tra Teheran e Muscat e “non hanno nulla a che fare con gli Stati Uniti”. “Un possibile accordo tra Iran e Oman sulle modalità di transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz non ha nulla a che vedere con l’immediata riapertura dello stretto”, ha aggiunto la fonte. Anche se Iran e Oman dovessero raggiungere un accordo, lo stretto rimarrebbe chiuso finché persisteranno quelle che Teheran definisce “violazioni da parte degli Stati Uniti”, secondo quanto riportato. “La riapertura dello Stretto di Hormuz dipende da un cambiamento nel comportamento degli Stati Uniti e dalla correzione delle loro violazioni”, ha affermato la fonte. Queste dichiarazioni giungono inoltre dopo le indiscrezioni diffuse dai media iraniani secondo cui Teheran sarebbe vicina a raggiungere un’intesa con Muscat su un nuovo corridoio di navigazione, a condizione che gli Stati Uniti cessino di interferire nei negoziati. I funzionari iraniani hanno ripetutamente accusato Washington di tentare di influenzare i negoziati e di ritardare un accordo attraverso minacce militari.
5 agosto 2026
Iran, Al Arabiya: domani a Riad premier e capo esercito del Pakistan
Il premier pachistano Shehbaz Sharif e il capo dell’esercito Asim Munir saranno domani in visita in Arabia Saudita. Lo riporta l’emittente saudita Al Arabiya citando fonti pachistane.
L’emittente sottolinea che la visita avviene in un periodo di “intensa attività diplomatica nella regione”, in particolare per risolvere il conflitto tra Stati Uniti e Iran, in cui Islamabad svolge il ruolo di mediatore.
5 agosto 2026
Media, Hormuz continuerà a lungo a essere una leva geopolitica per l’Iran
La capacità dell’Iran di trarre profitto dallo stretto di Hormuz “diminuirà, ma potrebbe non scomparire mai del tutto” e “anche se le tariffe che l’Iran può imporre diminuiranno nel tempo, la sua influenza strategica non si affievolirà necessariamente. Anzi, potrebbe persino rafforzarsi man mano che il regime istituzionalizza la propria influenza regionale”. Lo scrive l’Economist in un’analisi intitolata ’Per quanto tempo l’Iran potrà utilizzare Hormuz come arma?’ la cui conclusione è, appunto, che Teheran potrebbe continuare a sfruttare lo Stretto sia per ottenere entrate sia per mantenere una forte leva geopolitica ben oltre la fine della guerra. L’Economist ricorda come per Hormuz passi circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. Con la guerra, i Paesi del Golfo hanno cercato alternative. L’oleodotto est-ovest dell’Arabia Saudita, che evita lo stretto attraversando la penisola fino al porto Yanbu sul Mar Rosso, trasportava solo 1 milione di barili al giorno per l’esportazione prima della guerra. Oggi funziona a una capacità di 7 milioni. Gli Emirati Arabi Uniti hanno sfruttato al massimo il loro oleodotto Habshan-Fujairah, che trasporta 1,8 milioni di rispetto a 1 milione di barili al giorno prima della guerra. Circa 200.000 transitano attraverso un oleodotto iracheno più piccolo, un tempo inattivo, verso la Turchia. I Paesi del Golfo stanno poi costruendo oleodotti alternativi, ma non saranno sufficienti a sostituire completamente lo Stretto. Inoltre anche le vie alternative hanno rischi. Per lasciare Yanbu si passa per Bab al-Mandab, vulnerabile agli attacchi Houthi alleati dell’Iran, oppure attraverso il canale di Suez, che sbocca sul Mediterraneo. Ma il 29 luglio un drone ha colpito una petroliera a Damietta, a soli 50 km in linea d’area da quello sbocco. E, se per il petrolio esistono alcune alternative, per carburanti raffinati e gas naturale liquefatto (Gnl) sono molto limitate. Nuove infrastrutture richiederanno anni di lavori e potrebbero essere vulnerabili a nuovi attacchi.
5 agosto 2026
Iran: Teheran, Trump inaffidabile, ha detto 75 volte che Hormuz era aperto
L’approccio di Donald Trump ai negoziati è “contraddittorio e inaffidabile”. Lo ha dichiarato un membro della commissione per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano, Esmail Kowsari all’emittente iraniana Irib, aggiungendo che il presidente americano avrebbe affermato 75 volte che lo Stretto di Hormuz era aperto, quando in realtà non lo era. Kowsari ha inoltre affermato che Trump ha parlato di una “sconfitta dell’Iran” 106 volte e ha dichiarato che ci sarebbe stato un “accordo imminente” con Teheran 88 volte.
5 agosto 2026
Media, irruzione forze israeliane in campo profughi Cisgiordania
Le forze israeliane hanno fatto irruzione nel campo profughi di Qalandiya, a nord di Gerusalemme, arrestando diverse persone e “aggredendo gravemente” un giornalista. Lo riporta l’agenzia di stampa palestinese Wafa, secondo cui le truppe “hanno fatto irruzione nella sede del Comitato Popolare del campo, hanno costretto alcuni residenti a uscire dalle loro abitazioni e hanno obbligato una famiglia a evacuare la propria casa”. Secondo le testimonianze, le truppe erano accompagnate da un gran numero di veicoli militari e da “macchinari per la demolizione”.
5 agosto 2026
Egitto, ritiro israeliano condizione necessaria per piano Trump per Gaza
Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty è ad Amman per una riunione dei ministri della regione su Gerusalemme, che inevitabilmente verterà in generale sulla situazione di Gaza, il ritiro israeliano e le altre crisi in atto nella regione. Abdelatty - riferisce un portavoce - ne ha parlato a margine prima dell’inizio dell’incontro con il suo omologo tunisino Mohamed Ali Nafti, esortando alla “piena attuazione del piano di pace del Presidente degli Stati Uniti per Gaza, compreso il completamento della prima fase, la garanzia di un accesso completo, sicuro e sostenibile per gli aiuti umanitari” ma soprattutto il “ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza”, giudicato “condizione necessaria per la rapida attuazione dei programmi di ripresa e ricostruzione”. I due ministri hanno accennato anche alla questione libica, sostenendo il proseguimento del meccanismo tripartito avviato da Egitto, Tunisia e Algeria per accompagnare il Paese a un processo politico unitario e pacifico. L’incontro di Amman riunisce i ministri dei Paesi arabi e islamici con lo scopo di “esplorare le modalità per sostenere i legittimi diritti del popolo palestinese e preservare lo status giuridico e storico di Gerusalemme”.
5 agosto 2026
Iran, Bloomberg: Riad ha avviato colloqui con Houthi tramite Oman
L’Arabia Saudita ha avviato colloqui con il movimento yemenita Houthi, tramite mediatori dell’Oman, per scongiurare un’escalation del conflitto e salvaguardare la propria industria petrolifera ed economia. E’ quanto riporta Bloomberg citando fonti al corrente del dossier, secondo cui Riad starebbe comunque pianficando opzioni militari qualora la diplomazia dovesse fallire.
5 agosto 2026
Houthi, «colpita una petroliera saudita nel Mar Rosso»
Gli Houthi yemeniti, sostenuti dall’Iran, hanno dichiarato di aver attaccato una petroliera saudita al largo di Yanbu, nel Mar Rosso, mentre i ribelli continuano il loro dichiarato blocco marittimo dell’Arabia Saudita. Il gruppo “ha colpito con successo la petroliera saudita ’Wafa’ nel Mar Rosso settentrionale, al largo della costa di Yanbu, con diversi missili balistici”, ha affermato il loro portavoce militare Yahya Saree in una dichiarazione video, aggiungendo che si tratta dell’ottava nave presa di mira dall’inizio del blocco il 22 luglio.
5 agosto 2026
Iran, Cnn: Usa hanno usato 80% di intercettori THAAD
Le scorte dei principali sistemi di difesa aerea degli Stati Uniti si sono ridotte in modo significativo durante la guerra con l’Iran: le forze armate hanno consumato quasi l’80% dei missili THAAD e circa la metà degli intercettori Patriot. E’ quanto riporta la Cnn citando fonti a conoscenza dell’ultimo rapporto sulle scorte.
Il Center for Strategic and International Studies stima che gli Stati Uniti avessero circa 2.200 Patriot e 452 missili THAAD nel loro arsenale prima dell’inizio della guerra con l’Iran.
5 agosto 2026
Trump: Iran non più in grado di costruire armi nucleari
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’Iran non è più in grado di costruire armi nucleari e che ciò verrà formalmente confermato. “L’Iran, ad esempio, non avrà mai un’arma nucleare. Non ne è già in grado, ma la cosa verrà formalizzata”, ha affermato Trump in un’intervista a Fox News.
5 agosto 2026
Cnn, «usati l’80% di intercettori Thaad e circa il 50% di Patriot contro l’Iran»
Il conflitto con l’Iran sta esercitando una pressione senza precedenti sulle scorte di missili statunitensi, raggiungendo livelli “pericolosamente bassi”. Le operazioni militari, riporta la Cnn, hanno portato all’uso di parte considerevole degli intercettori per la difesa aerea più avanzati, spingendo Washington a rivalutare i rischi di una campagna prolungata. Le forze armate Usa hanno impiegato quasi l’80% degli intercettori Thaad e circa la metà di quelli Patriot rispetto alle scorte pre-conflitto. Nelle ostilità, l’esercito ha usato praticamente tutti i missili terra-terra a lungo raggio a guida di precisione a sua disposizione.
5 agosto 2026
Hegseth contesta la Cnn sulla carenza dei missili, «vergognatevi»
Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha respinto la validità di quanto riportato dalla Cnn, secondo cui, dall’inizio della guerra all’Iran, gli Usa avrebbero esaurito l’80% dei missili intercettori Thaad e il 50% di Patriot. “Quel titolo NON è vero, Cnn. Vergognatevi”, ha scritto Hegseth su X, postando la foto di un momento della trasmissione in cui è stata presentata la vicenda con il relativo banner riassuntivo e la citazione dell’80% dei Thaad in meno. “Non odiamo abbastanza i media delle fake news”, ha aggiunto.
5 agosto 2026
Axios, «Usa vicini ad accordo provvisorio su Hormuz, atteso oggi l’annuncio»
Stati Uniti, Iran e Oman sono vicine all’accordo provvisorio per la riapertura dello Stretto di Hormuz: Washington punta ad annunciare oggi l’intesa, secondo Axios, in base a due fonti regionali e a un funzionario americano. L’accordo, oggetto di negoziati da diverse settimane, mira a ripristinare la tregua tra Usa e Iran e a far ripartire i negoziati per un accordo sul nucleare. L’intesa preliminare farebbe sue alcune richieste iraniane sui diritti di controllo del traffico nello stretto che non aveva prima della guerra. L’accordo in discussione consisterebbe in un meccanismo provvisorio di 60 giorni, potenzialmente prorogabile.
5 agosto 2026
Trump, «Stretto di Hormuz si aprirà molto presto, altrimenti colpi durissimi»
Lo Stretto di Hormuz “si aprirà molto presto oppure subiranno un colpo durissimo, e allora lo Stretto si aprirà”. Lo afferma il presidente Donald Trump in un’intervista a Fox News, assicurando che l’Iran “non avrà mai un’arma nucleare”.
5 agosto 2026
Trump, «l’accordo sull’apertura di Hormuz? Possibile oggi o giovedì»
“Sono stati fatti molti progressi” e un accordo “è possibile domani o dopodomani”, vale a dire mercoledì o giovedì. E’ quanto ha detto Donald Trump, poco prima di imbarcarsi sull’Air Force One a Los Angeles dove è ancora martedì sera allo scopo di raggiungere Las Vegas, a una domanda sull’ipotesi rilanciata da Axios, secondo cui l’intesa sull’apertura dello Stretto di Hormuz è attesa oggi, mercoledì 5 agosto. “Mi hanno chiamato e hanno detto: ’Per favore, parliamone’. Vogliono parlare. La cosa buffa è che non l’avevano mai detto; dicono sempre: ’Non trattiamo’. Ma poi chiamano, vogliono parlare, stiamo parlando”, ha aggiunto.






