Medio Oriente

Iran, Time: «Oltre 30mila i morti in 48 ore di repressione»

in Israele sono arrivati il genero di Trump, Jared Kushner, e il suo inviato, Steve Witkoff, per fare il punto della situazione e parlare col premier Benyamin Netanyahu di Iran e Gaza

Una manifestante pro Iran in Israele .  EPA/ABIR SULTAN

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Solo nell’arco delle due giornate dell’8 e 9 gennaio «potrebbero essere state uccise nelle strade dell’Iran oltre 30.000 persone». Lo scrive la rivista Time, citando due alti funzionari del ministero della Salute iraniano coperti da anonimato. Le fonti hanno riferito che in quei due giorni, un giovedì e un venerdì, le scorte di sacchi per cadaveri sono esaurite e le ambulanze sono state sostituite da autoarticolati a diciotto ruote. La stima di 30.304 morti, scrive il Time, non tiene poi conto dei feriti ricoverati negli ospedali militari deceduti successivamente, o delle vittime in aree dove non sono stati forniti bilanci.

Intanto, ci si chiede se la Guida Suprema dell’Iran sia ancora al suo posto. «Ali Khamenei si nasconde in un rifugio sotterraneo a Teheran», scrivono diverse testate, quasi tutte citando il sito web Iran International, indicato come vicinissimo all’opposizione iraniana. Non è detto che le cose stiano così. Il console iraniano a Mumbai respinge questa idea: sostiene che Khamenei abbia «personale di sicurezza a proteggerlo» ma che non si debba «pensare che sia nascosto in un bunker o in un rifugio».

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In tutto ciò, le tensioni tra Usa e Iran restano altissime. E l’ipotesi che l’Ayatollah Khamenei si fosse nascosto in un bunker blindato era emersa già lo scorso giugno, in un altro momento di grandissima tensione: durante la “guerra dei 12 giorni” e i raid delle forze israeliane e americane sui siti nucleari iraniani.

Il presidente americano Donald Trump continua a minacciare. Ma lo fa con le sue consuete giravolte diplomatiche. Da un lato, pare allentare le minacce di un imminente attacco contro l’Iran, sostenendo che il regime avrebbe fermato le esecuzioni di «oltre 830 persone» dopo le proteste scoppiate a dicembre e che la polizia è accusata di aver represso con la più brutale violenza (secondo l’ong per la difesa dei diritti umani Hrana, i morti sono stati almeno 5.002, tra cui 4.716 manifestanti).

Dall’altro lato tuona, e afferma che Washington sta «tenendo d’occhio l’Iran» e che «una grande flotta si sta dirigendo in quella direzione». «Vedremo cosa succederà», ha dichiarato pochi giorni fa l’inquilino della Casa Bianca. Secondo due funzionari Usa interpellati dal New York Times, oltre alla portaerei Lincoln,il Pentagono avrebbe ordinato la scorsa settimana di inviare in Medio Oriente anche tre cacciatorpedinieri lanciamissili e una dozzina di caccia F-15.

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Dura la replica di Teheran: tratteremo qualsiasi attacco «come una guerra totale contro di noi», dichiara un alto funzionario iraniano citato dal sito web di Reuters. «Speriamo - afferma ancora - che questo rafforzamento militare non sia finalizzato a un vero scontro ma il nostro esercito è pronto per lo scenario peggiore». Ed è sempre Reuters a far sapere che diverse compagnie aeree hanno cancellato o cambiato la rotta di diversi voli in tutto il Medio Oriente.

I media israeliani sostengono intanto che il capo del Comando centrale degli Stati Uniti, l’ammiraglio Brad Cooper, sia giunto in Israele per un incontro coi vertici militari locali. E sempre in Israele - annuncia Washington - sono arrivati il genero di Trump, Jared Kushner, e il suo inviato, Steve Witkoff, per fare il punto della situazione e parlare col premier Benyamin Netanyahu di Iran e della situazione nella martoriata Striscia di Gaza.

L’Iran tonerà in primo piano anche tra i dossier europei nei prossimi giorni. Giovedì, in occasione della prima riunione del consiglio Affari Esteri del 2026, i 27 Paesi Ue sono chiamati a dare via libera ad un nuovo pacchetto di sanzioni contro Teheran. Il regime di sanzioni che sarà usato per le nuove misure sarà, molto probabilmente, quello legato alla violazione dei diritti umani. Sul tavolo, come richiesto da molte capitali, c’è la definizione dei Pasdaran iraniani come organizzazione terroristica.

Sul punto, ricordavano fonti Ue nei giorni scorsi, al momento manca tuttavia l’unanimità dei 27. È possibile quindi che i ministri degli Esteri optino per inserire nella black list nuovi membri dei Pasdaran, in particolare quelli che sono stati maggiormente coinvolti nella repressione. Evitando, al tempo stesso, di sanzionare come organizzazione terroristica l’intero Corpo delle Guardie Rivoluzionarie.

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