Calcio e geopolitica

Iran-Nuova Zelanda finisce in parità (2 a 2), fischi all’inno e applausi finali ai giocatori

Il team Melli ha dovuto trasferire il ritiro in Messico a causa della guerra. Nella notte Il debutto contro la Nuova Zelanda con le proteste degli esuli della rivoluzione khomeinista del 1979

di Marco Bellinazzo

 (AP Photo/Andre Penner) APS

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La lunga attesa, segnata da tensioni che andavano ben oltre il calcio, si dissolve al fischio d’inizio. Dovrebbe essere sempre così. Ma per l’Iran, arrivato al Mondiale 2026 dopo settimane di guerra con gli Stati Uniti e Israele e con un accordo di pace siglato appena prima della gara, non c’è nulla di ordinario.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Le proteste degli esuli iraniani

Al SoFi Stadium di Los Angeles, teatro ultramoderno, la partita contro la Nuova Zelanda è cominciata in un clima teso. Sugli spalti, la comunità iraniana in esilio – una delle più numerose al mondo – come annunciato alla vigilia ha fatto sentire il proprio dissenso esponendo le bandiere utilizzate dai movimenti di opposizione al regime con il tricolore storico con il Leone e il Sole (Shir-o-khorshid) al centro e fischi indirizzati all’inno nazionale, cantato invece dai giocatori. Una scena che ha fatto da contrappunto alla volontà della squadra di concentrarsi esclusivamente sul campo.

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Ritmo alto e risultato in bilico

Una volta rotto il ghiaccio, la gara ha preso immediatamente una piega dinamica. La Nuova Zelanda ha trovato il vantaggio già al 12’, con Just, bravo a finalizzare una ripartenza rapida nata da un recupero a centrocampo: lancio verticale, taglio alle spalle della difesa iraniana e conclusione secca sul primo palo.

L’Iran ha accusato il colpo nei minuti successivi, mostrando qualche incertezza nella gestione delle transizioni. Al 19’, un’altra occasione per gli oceanici: tiro dal limite di Singh deviato in angolo da un attento intervento del portiere iraniano.

La reazione degli asiatici è arrivata col passare dei minuti, grazie a una maggiore occupazione delle fasce. Il pareggio è maturato al 33’: calcio d’angolo battuto dalla destra, inserimento perfetto di Razaeian, che di testa ha superato la difesa neozelandese per l’1‑1.

Il secondo tempo si è aperto con un ritmo ancora più elevato. La Nuova Zelanda ha ricominciato ad attaccare in verticale e al 56’ ha colpito di nuovo con Just, autore della doppietta personale: controllo al limite e destro preciso dopo una combinazione rapida sulla trequarti che ha messo in difficoltà la linea difensiva iraniana.

L’Iran, però, ha confermato la propria capacità di restare agganciato alla partita. Al 68’ un’azione insistita sulla sinistra, con cross basso in area, ha creato i presupposti per il pareggio. Dopo una respinta corta della difesa, è stato Mohebi a trovare il tocco vincente da pochi metri per il definitivo 2‑2. Il secondo pareggio è stato festeggiato con salti, cori e un grande boato che hanno unito la comunità iraniana. Da notare che la regia della Fifa, che proietta la partita in televisione e sui grandi banner che sovrastano il terreno di gioco, non ha inquadrato mai le bandiere iraniane oggetto di contesa: né quelle ufficiali con il simbolo islamista degli ayatollah né quelle di chi si oppone alla Repubblica islamica con il leone al centro.

Nel finale, ad ogni modo, entrambe le squadre hanno avuto l’occasione per vincere: all’81’ un tiro a giro iraniano è finito di poco a lato, mentre all’88’ un contropiede della Nuova Zelanda ha portato Just vicino alla tripletta, con una conclusione salvata in extremis.

Dai fischi iniziali agli applausi finali, la partita ha raccontato anche un riavvicinamento parziale tra squadra e pubblico.Al termine dell’incontro, durante il giro di campo, i giocatori iraniani sono stati salutati con un riconoscimento sincero per l’impegno dimostrato.

Classifica e prospettive

Il pareggio, insieme al contemporaneo 2‑2 tra Belgio ed Egitto, lascia il gruppo G completamente aperto. Nessuna squadra prende il largo, e ogni partita successiva diventa decisiva.

Per l’Iran, il nodo sarà trovare stabilità e continuità. Per la Nuova Zelanda, trasformare buone prestazioni in vittorie. A Los Angeles, intanto, il calcio ha fatto il suo mestiere: riportare tutto, almeno per novanta minuti, dentro il perimetro del gioco. Con il contemporaneo pareggio tra Belgio ed Egitto, il gruppo G resta completamente aperto. Nessun equilibrio è ancora definito: serviranno continuità e solidità per emergere.

L’Iran torna in Messico

Subito dopo il match la delegazione iraniana è stata scortata in Messico. L’Iran aveva pianificato di tenere il proprio ritiro in Arizona, ma ha dovuto trasferirsi oltre confine a causa della guerra. Superati i problemi dei visti negati (ma il presidente federale Mehdi Taj e altri funzionari, considerati vicini ai pasdaran, non hanno invece ottenuto l’autorizzazione per l’ingresso negli States), fin dal loro arrivo, i giocatori del Team Melli (“squadra nazionale” in anglo-persiano) sono stati sottoposti a misure di sicurezza rigorose e sono scortati tra l’hotel e lo stadio Caliente dove si stanno allenando nelle strutture del Club Tijuana da soldati armati.

Per le partite sono previsti viaggi lampo negli Stati Uniti alla vigilia delle partite con ritorno immediato dopo il match in Messico. L’Iran tornerà a Los Angeles per la partita contro il Belgio il 21 giugno. L’ultimo match della fase a gironi sarà contro l’Egitto il 26 giugno a Seattle.

Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, non ha mai voluto che fosse messa in discussione la presenza dell’Iran ai mondiali e soprattutto che fosse rispettato il calendario con le partite da giocare in territorio americano, ferma restando la necessità di spostare il ritiro per ragioni di sicurezza. «Sono felice che l’Iran sia al Mondiale e orgoglioso del lavoro fatto dalla squadra Fifa perché questo fosse possibile. Abbiamo dovuto affrontare circostanze particolari sulle quali noi non avevamo alcuna influenza - ha detto Infantino -. Quando sono andato a trovare a marzo la nazionale iraniana ad Antalya, qualcuno mi ha detto che non avrebbero potuto venire. Risposi che si erano qualificati, e sarebbero venuti. Così é stato».

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