Meloni: «Guerra all’Iran fuori da diritto». Salta subito il tavolo con le opposizioni
La premier in Aula al Senato: pronti ad aumentare le tasse a chi specula sui carburanti
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Inizia in Senato con l’appello alla «coesione nazionale» e la proposta di un «tavolo con le opposizioni a Palazzo Chigi». Ma alla Camera Giorgia Meloni conclude la giornata delle comunicazioni sulla crisi in Iran rivendicando, «contenta», di «essere diversa da voi». Ossia da Pd e M5s, accusati di aver fatto «propaganda a buon mercato» quando nel 2020 gli Usa uccisero il generale iraniano Soleimani. In mezzo c’è la reazione gelida del centrosinistra all’offerta: è tardiva, dicono in sintesi. Per Giuseppe Conte, rischiava di essere solo «una sfilata a Palazzo Chigi, una presa in giro». «Ci ha messo 12 giorni e il suo appello è durato un paio d’ore, poi è tornata in lei. Presidente Meloni, posi la clava, l’Italia non merita la lotta nel fango», l’affondo di Elly Schlein. Al di là dei cappellini in stile Maga sfoggiati dai senatori M5s, la prima mezza giornata in Parlamento registra scintille al minimo. Al dodicesimo giorno di conflitto la premier tiene un discorso in cui ogni frase è calibrata.
«Qui non c’è un governo complice di decisioni altrui, né tantomeno isolato in Europa, né colpevole di conseguenze economiche che la crisi può avere su cittadini e imprese. Tutte cose che ho sentito dire in questi giorni e che non fanno giustizia dell’impegno portato avanti in questo delicato quadrante della geopolitica e che abbiamo intensificato in questi giorni». Ha esordito così Giorgia Meloni al Senato, nelle sue comunicazioni in vista del Consiglio Ue e sulla crisi in Medio Oriente. Che poi, nella sua replica agli interventi dei senatori, si è detta disponibile a un tavolo di confronto a Palazzo Chigi con le opposizioni.
Intervento Usa e Israele contro Iran fuori da diritto internazionale
Quello di Usa e Israele in Iran è «un intervento a cui l’Italia non prende parte e non intende prendere parte», ha sottolineato la presidente del Consiglio. «È in questo contesto di crisi del sistema internazionale nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano». D’altra parte, ha aggiunto Meloni, «non possiamo permetterci un regime degli ayatollah in possesso dell’arma nucleare, unita a una capacità missilistica che potrebbe presto essere in grado di colpire direttamente l’Italia e l’Europa ancora di più». «Siamo determinati a mantenere un raccordo» con i partner europei «per non risparmiare alcuno sforzo» e «riportare stabilità nell’area» ha detto la premier che ha parlato anche di un “piano” per valutare i margini «di un ritorno della diplomazia» che però è «impossibile finché l’Iran» continua gli «attacchi».
Nessuna richiesta per basi Usa, in caso decide il Parlamento
«Le basi concesse agli Usa - ha chiarito Meloni - dipendendo da accordi che sono sempre stati aggiornati da governi di ogni colore: nel caso in cui dovesse giungere la richiesta spetterebbe sempre al governo» prendere una decisione «ma ribadisco la decisione in quel caso» sarebbe affidata «al Parlamento. Ribadisco anche allo stesso modo che a oggi non è pervenuta alcuna richiesta».
Accertare responsabili della strage delle bambine in Iran
Nelle sue comunicazioni Meloni ha ricordato la «strage delle bambine nel Sud dell’Iran» e ha chiesto che «si accertino le responsabilità». «Va preservata l’incolumità dei civili e dei bambini», ha aggiunto.







