Teocrazia

Iran dopo Khamenei: ecco chi comanda ora e i nomi dei possibili successori

Pezeshkian e due alti funzionari guideranno la transizione

 In questa foto diffusa dal sito web ufficiale dell'ufficio della Guida Suprema iraniana, la Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei, al centro, accompagnato dai comandanti delle forze armate, visita una mostra sui risultati raggiunti dalla Guardia Rivoluzionaria nel settore aerospaziale, in Iran, il 19 novembre 2023. (Ufficio della Guida Suprema iraniana tramite AP, File)

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Saranno il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e due alti funzionari a guidare la transizione in Iran dopo la morte della Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei. Lo ha confermato il capo del consiglio supremo di sicurezza, Ali Larijani, dopo le notizie arrivate dalla tv di Stato, che ha indicato i due funzionari nel capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Ejei e in un altro funzionario del consiglio giudiziario del Paese.

Ali Larijani, accreditato dai media come il probabile candidato a succedere al defunto Ali Khamenei nel ruolo di Guida Suprema, ha dichiarato alla televisione di Stato che verrà formato un consiglio direttivo temporaneo per guidare il Paese durante il periodo di transizione.. «Il processo di formazione del consiglio inizierà oggi, in conformità con l’articolo 111 della Costituzione, che riguarda la morte o la destituzione del leader. Il consiglio sarà composto dal presidente, Masoud Pezeshkian, dal capo della magistratura, Gholamhossein Ejei, e da uno dei giuristi islamici membri del Consiglio dei Guardiani, che saranno nominati dal Consiglio di Opportunità, fino alla presentazione del nuovo leader» da parte dell’Assemblea degli Esperti.

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La Costituzione iraniana affida la scelta del successore all’Assemblea degli Esperti, composta da 88 religiosi, che delibera con un voto a porte chiuse.

Non esiste un erede designato e la selezione riflette un delicato bilanciamento di autorità teologica, fedeltà politica e sostegno dei centri di potere.

Secondo un’analisi del sito di notizie Amwaj.media, la prospettiva della successione negli ultimi mesi ha scatenato una competizione concreta e sempre più visibile all’interno dell’establishment iraniano.

Altri due nomi che sembrano emergere con maggiore forza sono Hassan Rouhani e Hassan Khomeini. Il primo, ex presidente e religioso moderato, ha un ruolo critico verso l’attuale linea conservatrice, ma molti interpretano questa posizione come una mossa calcolata per accreditarsi come alternativa credibile. Forte di un lungo curriculum istituzionale - dalla guida del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale alla presidenza della Repubblica - Rouhani ha solidi legami nei gangli del potere e gode di riconoscimento nei seminari sciiti di Qom e Najaf.

Hassan Khomeini, nipote del fondatore della Repubblica islamica, unisce legittimità dinastica e formazione religiosa di alto livello. Khomeini è vicino ai Pasdaran sui temi strategici e sostenitore dell’“Asse della Resistenza”, si è mostrato aperto su libertà civili e diplomazia. Ha così costruito un profilo trasversale in grado di attrarre sia ambienti conservatori sia circoli più pragmatici.

Più improbabile, ma spesso citata, è l’ipotesi di Mojtaba Khamenei, figlio della Guida Suprema che sarebbe stata uccisa oggi. Una successione ereditaria contrasterebbe con la tradizione sciita e con i principi anti-monarchici della Rivoluzione islamica, rischiando di minare la legittimità del sistema già fragile.

Ebrahim Raisi fino alla sua morte era considerato il candidato preferito dei conservatori e ha lasciato un vuoto nel fronte più duro che ha contribuito a spostare l’attenzione su figure ritenute possibili ’ponti’ tra fazioni.

Anche i Pasdaran giocano un ruolo cruciale: l’apparato militare sarebbe impegnato da tempo in una fase preliminare di selezione per garantire che il futuro leader goda del loro sostegno.

Tra i possibili successori citati da un’analisi di Iranwire spicca Mohammad Mehdi Mirbagheri, membro dell’Assemblea degli Esperti e considerato esponente dell’ala più ideologica, con una visione escatologica unita a intransigenza politica: respinge i modelli occidentali, invoca un controllo “massimo” del clero sulla società e ha giustificato posizioni estreme anche sul conflitto in Medio Oriente.

Più defilato ma influente è considerato Ahmad Hosseini Khorasani, membro del Consiglio dei Guardiani per nomina diretta di Khamenei, è un convinto difensore dei Pasdaran, che definisce pilastro del sistema. Sostiene l’autosufficienza nazionale e si mostra scettico sui negoziati con l’Occidente.

Un altro nome che circola è quello di Mohammad Reza Modarresi Yazdi, a sua volta membro dell’Assemblea degli Esperti e figura legata a potenti reti clericali. Vicino alla famiglia Larijani, ha assunto posizioni sempre più dure contro l’Occidente e le minoranze religiose.

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