Repressione

Iran convoca ambasciatore italiano: «Dichiarazioni irresponsabili del ministro degli Esteri»

Quasi seimila vittime confermate nelle proteste. La denuncia della Bbc: repressione, ospedali pieni di cadaveri e cecchini su tetti

 Un sostenitore di Hezbollah porta un ritratto della Guida Suprema iraniana Ayatollah Ali Khamene durante una manifestazione di solidarietà con la Repubblica Islamica dell'Iran nel sobborgo di Dahieh a Beirut, in Libano, il 26 gennaio 2026. Migliaia di sostenitori si sono riuniti per esprimere solidarietà alla Repubblica Islamica dell'Iran e condannare quelli che considerano "insulti e sabotaggi diretti alla Guida Suprema Ayatollah Ali Khamenei".  EPA/WAEL HAMZEH

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Nuovi video provenienti dall’Iran e verificati dalla Bbc rivelano la portata della repressione del regime di Teheran. Le immagini mostrano manifestanti che distruggono le telecamere di sicurezza e checchini posizionati sui tetti degli edifici.

 Le immagini verificate dalla Bbc

In un video girato nella capitale, un manifestante si arrampica su un palo e distrugge due telecamere di sorveglianza, applaudito dalla folla. Un altro filmato a Mashad, nel nord-est del Paese, mostra due cecchini, parte delle forze di sicurezza iraniane schierate per contrastare le proteste. Uno è accanto a un fucile appoggiato a un muro, mentre l’altro fuma accovacciato a terra, probabilmente in posizione di sorveglianza. L’emittente britannica segnala che le proteste hanno coinvolto almeno 71 centri urbani, ma le informazioni sono parziali a causa del blackout di internet imposto dalle autorità fin dall’8 gennaio. Alcuni cittadini sono riusciti a connettersi brevemente grazie a sistemi satellitari come Starlink o tramite vpn, consentendo la diffusione parziale dei video.

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Le immagini citate dalla Bbc risalgono all’8 e 9 gennaio, giorni in cui in seguito a un appello di Reza Pahlavi, figlio in esilio dell’ultimo Shah, ci sono state più vittime tra i manifestanti. Nei video verificati si vedono anche almeno 31 corpi all’interno dell’obitorio dell’ospedale Tehranpars e sette sacchi per cadaveri all’esterno dell’ingresso. In un altro filmato, centinaia di persone protestano lungo un’autostrada a ovest di Teheran, mentre si sentono colpi di arma da fuoco e urla.

I numeri della repressione

Nel frattempo, il bilancio delle vittime dei disordini continua ad aggiornarsi. Secondo la Human Rights Activists News Agency (Hrana), sarebbero quasi 6.000 le persone uccise confermate, di cui 5.633 manifestanti, mentre ulteriori 17.ooo morti segnalate sono attualmente in fase di verifica. Il bilancio reale potrebbe superare le 25.ooo vittime, come segnalato dall’associazione Iran Human Rights (Ihr), con sede in Norvegia.

Il regime nega e racconta una realtà diversa: oltre 3.100 morti, che tuttavia secondo le autorità iraniane sarebbero in gran parte personale di sicurezza o civili colpiti dai “rivoltosi”.

Iran convoca ambasciatore italiano

Sul fronte diplomatico le relazioni con l’Occidente restano tese. Secondo quanto riferiscono i media di Stato, l’Iran ha convocato l’ambasciatore italiano al ministero degli Esteri dopo quelle che ha definito «dichiarazioni irresponsabili del ministro degli Esteri italiano» sulle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Tajani aveva annunciato la proposta di inserire i pasdaran nell’elenco delle organizzazioni terroristiche. La proposta sarà valutata giovedì in occasione del consiglio Affari Esteri.

Tajani: «Non è colpa nostra se in Iran c’è stata una carneficina»

«È ovvio che loro non sono d’accordo», ha risposto il ministro degli Esteri Tajani a margine di una iniziativa alla Farnesina. «Non è colpa nostra se c’è stata una carneficina in Iran e l’opposizione che era in piazza è stata massacrata. Migliaia e migliaia di morti. Questo è inaccettabile», ha proseguito il ministro, confermando la volontà di proporre l’inserimento dei pasdaran nella lista dei terroristi. «Al prossimo Consiglio europeo di giovedì noi proporremo insieme ad altri sanzioni nei confronti dei pasdaran e daremo parere favorevole a chi chiederà di inserirli nella lista delle organizzazioni terroristiche», ha concluso Tajani.

Tensioni con Whashington

Anche con gli Stati Uniti la tensione è alta. Washington sta rafforzando la sua presenza navale in Medio Oriente e Donald Trump ha parlato di una situazione «in evoluzione». In risposta, Teheran starebbe organizzando una reazione, aumentando la presenza militare lungo la costa meridionale e dispiegando sistemi di difesa aerea, missili balistici, droni suicidi e sottomarini. L’obiettivo dichiarato è impedire qualsiasi operazione anfibia statunitense e mantenere la capacità di colpire le forze navali nemiche in uno spazio marittimo strategico come lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale.

La moneta iraniana crolla

Mentre le proteste e la repressione continuano in un contesto internazionale sempre più ostile al regime, la moneta iraniana ha toccato il suo nuovo minimo storico. Al momento il rial viene scambiato a quota 1,5 milioni per un dollaro. Questo ulteriore crollo aggrava le difficoltà economiche del Paese, che oltretutto hanno contributo a scatenare le proteste delle scorse settimane. Gli uffici di cambio della Repubblica Islamica hanno offerto questo tasso nella giornata di oggi, in un contesto in cui l’economia iraniana continua a subire l’impatto delle sanzioni internazionali, in particolare legate al suo programma nucleare.

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