La testimonianza

Io, sopravvissuta al tumore, vi spiego perché è fondamentale sostenere la scienza

Consiglio di affidarsi e fidarsi della ricerca e dei medici: io ne ho toccato con mano il valore riconoscendo l’importanza di essere in un sistema sanitario che garantisce accesso a cure innovative, che dal laboratorio arrivano al letto del paziente

di Paola Roberta Boscolo *

laboratorio @Giulio Lapone 2024 (216)

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Per anni ho costruito la mia vita tra studio, lavoro, viaggi e sport. Insegno in un’università milanese e mi occupo di innovazione nel settore Scienze della vita. Dopo tanta dedizione e perseveranza, pensavo di avere tutto sotto controllo e di poter finalmente iniziare a progettare il futuro. Poi, nel 2024, è arrivata una diagnosi che ha rimesso tutto in discussione: leucemia mieloide acuta.

Ancora oggi fatico a crederci, soprattutto perché non avevo alcun sintomo evidente. È proprio in momenti come questi che capisci davvero il valore della scienza e quanto il lavoro di medici e ricercatori possa aprire nuove possibilità, e nuova vita. Pur nella complessità, mi ritengo molto fortunata.

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Non dimenticherò mai quel momento. Insieme alla paura e all’incredulità, ho provato una lucidità fortissima. Ho sentito il bisogno urgente di avere accanto le persone che amo e di dire ad alta voce ciò che forse avevo tenuto dentro troppo a lungo. Il ricovero era immediato, ma chiesi due giorni per organizzarmi e stare un po’ in famiglia. Lo dissi a pochissimi, avvisai i colleghi più stretti, il mio parrucchiere che mi aiutò con un taglio a caschetto, e alcuni amici che invitai per un aperitivo difficile da dimenticare. Chiesi loro di starmi vicino, sentivo che avrei avuto bisogno della loro energia e non potevo immaginare quanto sostegno e amore avrei ricevuto.

Lasciare tutto è stato difficilissimo. Ma in ospedale ho trovato una seconda famiglia e nuovi modi per relazionarmi con il mondo fuori dalla mia bolla. È stato anche uno spazio per fermarmi, guardarmi dentro e capire cosa conta davvero. Quando ti ritrovi spogliata di tutto, parli di te con più sincerità e crei legami profondi, anche con i compagni di stanza, con infermieri e medici. Relazioni che oggi considero speciali.

Non esiste una ricetta per affrontare tutto questo, e a volte mi chiedo ancora come sia riuscita a vivere bene quel periodo. Ho costruito una mia routine: una cyclette, libri, musica, disegno, e lunghe liste di tutto ciò che avrei voluto fare una volta uscita. Ho continuato a lavorare nella mia stanzetta, seguendo studenti e progetti da remoto quando possibile. Restare attiva mi ha dato molta forza. Non volevo rinunciare alla mia vita: volevo viverla, se possibile, ancora più intensamente.

Sono stata seguita dall’équipe del Prof. Ciceri dell’Ospedale San Raffaele di Milano e in particolare dal Prof. Luca Vago: il suo lavoro, sostenuto dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro-AIRC, si concentra sulla leucemia e su come prevenire le recidive dopo il trapianto di midollo, rendendo le cure sempre più efficaci. Ho iniziato il percorso a marzo, fino ad arrivare al trapianto a fine luglio del 2024. Prima dell’ultimo ricovero mi è stata concessa una settimana di libertà: ho cercato di viverla al massimo, in bici, al mare, e in montagna. Non sarò mai abbastanza grata a chi mi è stato accanto in quei momenti, rendendo speciale un periodo così difficile.

Dopo il trapianto e le dimissioni, l’adrenalina è scesa lasciando spazio alle incertezze della ripresa. Un percorso lungo, complesso, fatto anche di molte restrizioni. Ma è passato anche quello. È finita l’immunosoppressione e, poco alla volta, ho ricostruito le mie abitudini scoprendone di nuove.

Questi ultimi due anni mi hanno travolta, ma oggi guardo la vita con occhi diversi: più consapevoli, più attenti a ciò che conta davvero, e spesso anche più felici. Raccontare la mia storia mi suscita ancora tante emozioni, ma spero possa dare coraggio a chi sta affrontando sfide simili, ai pazienti e alle loro famiglie. Consiglio di affidarsi e fidarsi della ricerca e dei medici. Io ne ho toccato con mano il valore, riconoscendo l’importanza di essere in un sistema sanitario che garantisce accesso a cure innovative, che dal laboratorio arrivano al letto del paziente.

L’Azalea della Ricerca di Fondazione AIRC è molto più di un’iniziativa simbolica: sostiene concretamente la ricerca e aiuta a diffondere consapevolezza. Raccontare i progressi scientifici e promuovere prevenzione e corretti stili di vita è fondamentale. Domenica 10 maggio, per la Festa della Mamma, scendiamo insieme in piazza: anche un gesto semplice può contribuire a costruire un futuro sempre più libero dal cancro.

* Testimonial Airc

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