Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
5' di lettura
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Diversificare servizi e clienti. Poi: continuare, da un lato, a migliorare l’efficienza operativa; e, dall’altro, proseguire nel pressing sulla riduzione dei costi. Ancora: sfruttare la leva dell’evoluzione tecnologica. Sono tra le priorità di Inwit a sostegno del business.
A ben vedere l’attività della società delle torri tlc, controllata al 60% da Tim, nella prima metà del 2018 è stata contraddistinta da numeri in rialzo. I ricavi reported hanno raggiunto 188,9 milioni in salita dell’8,7% rispetto allo stesso periodo del 2017 (+6,4% al netto delle voci non ricorrenti). L’Ebitda e l’utile netto (reported) sono dal canto loro aumentati alla medesima velocità: rispettivamente del 18,7% e 18,8% (+14,4% e 12,1% senza considerare i proventi una tantum). In generale, quindi, la dinamica è al rialzo.
L’evoluzione tecnologica
Al di là dei dati, però, il risparmiatore è interessato a comprendere le mosse aziendali. Un focus, per l’appunto, riguarda lo sviluppo tecnologico. Ad esempio con le “small cell”. Per comprendere la strategia è dapprima necessario analizzare l’evoluzione del settore in cui opera Inwit. Uno dei driver di fondo è la digitalizzazione, con il conseguente incremento del traffico dati (innanzitutto mobile). Il trend, pure in prospettiva del nuovo standard 5G, richiede una maggiore disponibilità di banda e una più articolata copertura di rete. Anche perché, soprattutto in luoghi di grande aggregazione, è facile il rischio di congestione del network di trasmissione. Orbene in un simile contesto, dove peraltro la realizzazione di normali torri o è impossibile oppure diseconomico, la strada intrapresa è la costruzione di più piccole, ma più diffuse, antenne. Per l’appunto: “small cell” (e Das). Si tratta di una tecnologia su cui, come indicato nel piano d’impresa 2018-2020, Inwit punta molto. Il gruppo alla fine dell’esercizio in corso aveva previsto circa 4.000 nuove unità. Si arriverà, invece, a 2.500-3.000. Una frenata che implica dei problemi? La risposta è negativa. Il rallentamento è una scelta dell’azienda. Le “small cell” finora sono mono-operatore. Sul mercato però ci sarà a breve un aggiornamento che, da un lato, consente la funzionalità multi-operatore; e, dall’altro, adegua i terminali alla nuova tecnologia 5G. L’intenzione di Inwit, quindi, è rallentare adesso per poi accelerare nel 2019 con le nuove “small cell”. Una mossa che, dice la società, permette di confermare il target complessivo del piano d’impresa al 2020 di circa 10.000 “small cell” (e Das) installate.
Il “risk execution”
Ciò detto il risparmiatore articola una considerazione: ogni business plan ha in sé il rischio d’esecuzione. Ebbene: un angolo visuale per analizzarlo può essere proprio quello delle “small cell”. Vale a dire: su questo fronte Inwit è “first mover”. Una condizione di vantaggio ma che implica anche il rischio di realizzare degli investimenti che non diano il ritorno atteso. La società rigetta l’obiezione. Dapprima perché, è la spiegazione, tutte le analisi di mercato indicano che la domanda di “small cell” da parte degli operatori sarà elevata. E poi perché, negli spazi dove ne sarà richiesta l’adozione, il numero delle postazioni adatte o concesse da chi gestisce l’area stessa sarà inevitabilmente limitato. Quindi arrivare per primi è un vantaggio. Le argomentazioni indicate sono plausibili. Tuttavia c’è un rischio aggiuntivo. Cioè: la strada scelta potrebbe non rivelarsi la più efficiente sul fronte tecnologico. Inwit rigetta l’ulteriore dubbio. La società ricorda che le “small cell” sono in parte definite dai laboratori di Tim a Torino universalmente considerati centri d’eccellenza. Inoltre, aggiunge sempre l’azienda, le soluzioni tecnologiche vengono sviluppate in collaborazione con gli operatori. Il che è una garanza riguardo la loro adeguatezza alle esigenze dell’industria di settore. In conclusione Inwit non vede alcun particolare problema sul tema in oggetto.
Ma non sono solo le “small cell”. La crescita, come la stessa diversificazione dei clienti, passa anche dalla realizzazione di nuove torri. L’obiettivo al 2018 è di avere 500 nuovi siti. Allo stato attuale è già stata già raggiunta quota 400. Il target verrà rivisto al rialzo? Rebus sic stantibus Inwit conferma l’obiettivo sul 2018 e quello di circa 700 nuovi siti a fine 2020. Poi: se ci sarà domanda aggiuntiva il gruppo si dice pronto, sempre mantenendo un severo controllo sulla gestione finanziaria, a soddisfare le ulteriori richieste.