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Invito a cena: gioielli da mettere in tavola per palati ultra gourmand

Il caviale albino, il Matsusaka giapponese,il foie gras etico e il limoncello in una bottiglia di diamanti. Per chi pensa di aver già assaggiato tutto…

di Fernanda Roggero

Il Ramsar Salmon Caviar, piatto realizzato con il caviale CASPIAN MONARQUE.

6' di lettura

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Pieno centro di Parigi, a pochi passi da place Vendôme. Il locale ha un ingresso molto sobrio, passa quasi inosservato. Si chiama Marie Akaneya ed è il primo sumibiyaki della capitale francese. La tipica cottura alla brace giapponese avviene ai singoli tavoli, utilizzando il Binchotan, lo speciale carbone bianco nipponico che non rilascia fumo, utilizzato sin dal periodo Edo. Ma a rendere unico questo ristorante di elegante minimalismo nello stile di Kyoto è la carne che si pone sui piccoli barbecue. Solo qui si può infatti degustare fuori dal Giappone il Matsusaka Beef, la carne di manzo più venerata del Paese, finora gelosamente riservata al consumo interno per la sua rara ed estrema qualità. Solo dall’aprile scorso Tokyo ha autorizzato la vendita all’estero di questo wagyū dalle caratteristiche eccezionali.

L’interno del Marie Akaneya (marieakaneya.com), il primo sumibiyaki di Parigi e l’unico ristorante fuori dal Giappone a proporre la carne di Ito Ranch.

A differenza di altre famose denominazioni come il Kobe, Matsusaka tratta solo mucche che non hanno figliato, dalle carni più tenere. E allunga di mesi il periodo di allevamento minimo. «Normalmente per un Kobe o un Ohmi (altra tipologia premium, ndr) va dai 24 ai 30 mesi, noi a Ito Ranch arriviamo anche a 45 mesi – spiega Hiroki Ito, proprietario dell’allevamento più pregiato di Matsusaka Beef, con solo 700 capi all’anno –, questo consente alle nostre carni di avere una presenza maggiore di grassi insaturi». Quelli non dannosi. È sua la carne che si mangia da Marie Akaneya. Ed è una vera esperienza. Nulla di simile a quanto il nostro palato è abituato. Dopo due o tre portate di wagyū di qualità arrivano le sottili strisce rettangolari del manzo Ito Ranch. E si viene catapultati in un altro mondo. La carne – letteralmente – si scioglie in bocca.

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Foie Gras de Ganso Extremeño Entero, LA PATERÍA DE SOUSA (180 gr, 199 €, lapateria.eu).

Senza alcuna sensazione di grassezza. «Grazie alla maggiore presenza di acidi insaturi», commenta Ito, «si abbassa il punto di fusione e la carne raggiunge un sashi (marmorizzazione), una dolcezza e una leggerezza incomparabili». Frutto di attenta selezione e criteri di allevamento esclusivi: un capo di bestiame presso l’Ito Ranch è del 56 per cento più costoso rispetto al Kobe (ognuno di loro ha un proprio spazio e si nutre di paglia di riso e cereali bio). Nei raffinati ristoranti di Tokyo e Kansai, gli unici che lo servono, un filetto Ito Ranch da 100 grammi costa più di 500 euro. Dopo aver ottenuto l’autorizzazione all’export, Ito si è affidato ad Akaneya Group come partner strategico europeo e conta di concedere non più di 8-10 licenze prima del 2025, periodo durante il quale esporterà le carni di solo 15 delle sue mucche.

Caviale Beluga Privé, CASPIAN MONARQUE (1.000 gr, 4.500 €, caspianmonarque.com).

I proprietari di Akaneya sono una coppia che risiede a Barcellona e si deve all’insistenza di Chiho Murata, trasferitasi in Spagna per amore, se queste carni specialissime approderanno sulle nostre tavole. Del resto Chiho si era già accaparrata un’altra esclusiva dal Paese natale. Quando si entra da Marie Akaneya, accolti da una giovane in elegante kimono, la prima cosa che viene mostrata è una vetrinetta dove è custodito un melone. Rotondità sinuosa, colori che lasciano intendere una maturazione al punto di precisione ma, andiamo, è pur sempre un melone! E invece ancora una volta l’ossessione nipponica per la perfezione riesce a stupire. Questo è il Crown Melon di Fukuroi. Viene servito dopo un’elaborata preparazione al tavolo che prevede il controllo della temperatura – il consumo ideale è tra gli 8 e i 10 gradi – e un “carotaggio” per verificare il grado zuccherino, mai accettabile sotto i 14 grammi. Ma l’ossessione per la materia prima non è appannaggio del Paese asiatico. «Per due anni non mi ha neppure risposto al telefono, alla fine, esasperato, ho preso un volo per Siviglia e mi sono presentato alla porta della fazenda», racconta Ettore Bocchia, chef del ristorante Mistral al Grand Hotel Villa Serbelloni di Bellagio. Chi ha eluso per tanto tempo i suoi tentativi di contatto è Eduardo Sousa, agricoltore dell’Estremadura e produttore di foie gras etico. «Nella Patería de Sousa», continua Bocchia, «non si effettua il gavage, la dolorosa pratica di alimentazione forzata cui vengono sottoposte anatre e oche per ottenere il foie gras. Qui gli animali sono liberi, scorrazzano nella dehesa tra ulivi, castagni, piante di fico e bergamotti e l’ingrossamento del fegato deriva unicamente dal fatto che oche e anatre si cibano in eccesso per prepararsi alle migrazioni».

Il Crown Melon di Fukuroi, che viene servito dopo un carotaggio per verificare il grado zuccherino.

Eduardo si è limitato a proseguire la tradizione di famiglia. Suo nonno per primo si era reso conto che le oche tornavano sempre sui terreni della fazenda, attratte dal clima mite e dalla quantità di cibo disponibile. «Mangiavano, e lo fanno tuttora, erbe e ghiande», spiega Sousa. «Noi utilizzavamo il fegato per i pranzi della festa, solo dopo ho deciso di farne un’attività». Che resta tuttavia assai limitata, precisa lo chef italiano: «Eduardo produce 400 chili di foie gras all’anno e 200 li acquisto io». Il fegato delle oche e anatre di Sousa è decisamente più ridotto rispetto a quello degli animali in allevamento e molto più compatto. «Il gusto è incomparabile, questo foie gras si fonde in bocca. Io compro lì anche le cosce e con il grasso del petto, dal sapore molto simile al guanciale, cucino poi la carbonara per i clienti arabi». Altrettanto esclusivo il caviale albino prodotto in Polonia da Antonius Caviar.

L’acqua CEDEA (12 bottiglie da 75 cl, 69 €, cedea.com).

La coppia che ha avviato l’attività ha un passato nella ricerca genetica e proprio dalle sperimentazioni sulle due più rinomate specie di storione è derivata quella cui si deve questo particolare caviale bianco dal gusto soave. Più tradizionale e “filologica” invece la produzione di Caspian Monarque, uno dei pochissimi produttori di caviale che allevano storioni nel mar Caspio secondo le antiche pratiche iraniane. Lungo la sponda meridionale l’acqua è più fredda e profonda, arrivando a superare i mille metri. Qui i pesci crescono più lentamente e hanno caratteristiche particolari: Monarque ha evitato di introdurre nei suoi allevamenti genotipi o ibridi proprio per garantire l’integrità genetica dei suoi storioni Huso huso. Durante le 147 fasi del processo produttivo le lavorazioni vengono effettuate prevalentemente a mano. Il prodotto di punta è il caviale Almas. Diecimila euro per la scatola da un chilo. Se nessuno si stupisce dell’esclusività di un caviale fa di certo più effetto quella di un’acqua minerale. Cedea ha debuttato solo nel 2018. Non ha tradizioni antiche alle spalle, né si appoggia a strutture termali storiche. È un’acqua tutta nuova, sorgiva dalla roccia ai piedi della Marmolada, a 1.500 metri di altitudine. La scoperta della sorgente è stata quasi casuale, raccontano Lizio Rizzi e Monica Menozzi, già attivi nell’ospitalità a Canazei. «Abbiamo chiesto il permesso di ricerca nel 2007 e undici anni dopo abbiamo ottenuto l’autorizzazione al primo imbottigliamento». Cedea riposa almeno dieci anni in una grotta di dolomia prima di vedere la luce, ha un basso residuo fisso e un pH a 8,1 costante che la rende morbida e dolce, oltre a una carica di bicarbonati grazie ai quali favorisce la digestione e si abbina piacevolmente anche ai cibi piccanti. «Il nome è legato alle nostre leggende», dicono Lizio e Monica.

Una bottiglia di Watenshi Gin di CAMBRIDGE DISTILLERY, premiata per tre volte consecutive come la distilleria più innovativa del mondo (700 ml, 3.835 €, cambridgedistillery.co.uk).

«Richiama la Dea dell’acqua della cultura ladina mentre la bottiglia si rifà al fenomenale rossore di cui si accendono i nostri monti al sorgere e al calar del sole, l’enrosadira». Alla base ha incisa una rosa, omaggio al Giardino delle rose delle favole su Re Laurino. Pluripremiata come miglior acqua minerale è sulle tavole di molti ristoranti stellati. La bottiglia dell’acqua dolomitica è preziosa, ma mai quanto quella del limoncello D’Amalfi Supreme. «È lo spirito più costoso al mondo», avverte Dom Carella, consulente food & beverage. «Il collo della bottiglia contiene una corolla di tre diamanti da 13 carati e uno da 18,5. Il limoncello è stato commissionato da un anonimo cliente italiano che ha acquistato un esemplare. Resta un’altra bottiglia, sul mercato a 44 milioni di dollari». Per il gin più esclusivo del mondo si torna invece da dove si era partiti, in Giappone. È il Watenshi Gin, prodotto utilizzando una tecnica particolare con cui si catturano i vapori, chiamati tra gli esperti del settore “angel’s share” (la quota dell’angelo). Con questo metodo si riescono a raccogliere appena 15 millilitri di gin a ogni distillazione: per realizzare una bottiglia sono necessarie 50 distillazioni, con «una pressione pari alla metà di quella riscontrata in cima al monte Everest e una temperatura ancor più bassa che al Polo Nord».

LA LISTA DELLA SPESA  ANTONIUS CAVIAR . CASPIAN MONARQUE . CEDEA, 12 bottiglie di acqua naturale o frizzante in vetro, 69 euro, su cedea.com . D’AMALFI LIMONCELLO SUPREME, in vendita su stuarthughes.com . ITO RANCH . LA PATERÍA DE SOUSA . MARIE AKANEYA . MISTRAL AL GRAND HOTEL VILLA SERBELLONI DI BELLAGIO . WATENSHI GIN, 3.835 euro, su weisshaus.it .

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