Invisibili all’AI, invisibili al mercato. Il rischio che i direttori marketing non possono più ignorare
La ricerca conversazionale non restituisce liste di risultati. Sceglie un vincitore. E le aziende escluse dalle risposte non hanno una seconda chance
di Ale Agostini*
3' di lettura
I punti chiave
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Qualcosa di strutturale è cambiato nel modo in cui le persone prendono decisioni d’acquisto. Non è un aggiornamento algoritmico, non è una nuova funzionalità di Google o di Instagram. È una rottura del modello che ha governato la ricerca informativa dal 2001 in avanti.
Il consumatore, sempre più attento all’uso del suo tempo, ha smesso di selezionare opzioni da una lista infinita di link. Oggi prepara e talvolta delega la decisione a modelli linguistici come ChatGPT, Gemini o Claude, esigendo risposte immediate e definitive. E quei modelli fanno risparmiare molto tempo all’utente che, invece di scorrere cinque o dieci risultati, legge una o forse due risposte.
La magnitudine di questo cambiamento è epocale. Un calo di posizionamento su Google classico rappresenta un problema tecnico. L’esclusione dalle risposte dell’AI decreta la non rilevanza immediata e nel medio termine un’estinzione commerciale.
Il potere di scelta è passato di mano
I numerosi cambiamenti nel search e nel digitale degli ultimi vent’anni modificavano le regole tecniche, ma lasciavano intatto un equilibrio fondamentale: l’utente cercava, il motore restituiva link, l’utente investiva tempo per scegliere, ma manteneva il potere di scelta. L’AI conversazionale ha rotto quell’equilibrio. L’algoritmo suggerisce poche opzioni e influenza la decisione finale al posto del consumatore. Da una recente ricerca condotta per un cliente su un campione di 1.000 acquirenti B2B è emerso che, per il 35% degli intervistati, i suggerimenti dell’AI incidono in modo concreto sulla decisione finale d’acquisto. Un brand escluso dalla risposta dell’AI non è in seconda pagina. Non esiste nel radar del potenziale cliente e mette in dubbio la rilevanza anche sui clienti che lo conoscono.
La SEO non è obsoleta. L’immobilità sì
Una delle domande più frequenti nelle aziende è se gli investimenti SEO accumulati negli anni abbiano ancora senso. La risposta è sì, in quanto SEO e GEO hanno diverse aree di contatto, ma con una condizione. Chi possiede un’architettura SEO solida possiede il terreno migliore per imporre la propria identità all’AI. Il rischio vero è nell’immobilità e nella scelta di non decidere e aspettare alla finestra.








