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Investire in borse da collezione, fra mito e qualità

Fra i collezionabili più apprezzati figurano le borsette, quest’anno incoronate dal doppio record di Jane Birkin: quello del prototipo Hermès e quello del “Voyageur”

di Teresa Scarale

La Original Birkin, 8,6 milioni di euro (10,1 milioni di dollari), battuta il 10 luglio 2025 da Sotheby’s Parigi

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Fra i beni che hanno fatto la storia del collezionismo nel 2025, ci sono “Le” Birkin. Innanzitutto, la borsa-prototipo appartenuta a colei che ne ha ispirato la nascita, l’attrice Jane Birkin: da Sotheby’s Parigi il 10 luglio 2025 ha fatto 10,1 milioni di dollari (8,6 milioni di euro), stabilendo il record assoluto di categoria. Poi un’altra sua Birkin, il modello “Voyageur”, diventato da Sotheby’s Abu Dhabi il 5 dicembre 2025 la seconda borsa più costosa della storia con 2,8 milioni di dollari. Entrambi i lotti hanno sovraperformato la valutazione iniziale (un milione di euro per il prototipo, 230.000 – 430.000 dollari per “Le Voyageur”).

Hermès donò all’attrice quella che sarebbe diventata “Le Birkin Voyageur” nel 2003. Lei la rivendette nel 2007 per beneficenza, dopo averla personalizzata internamente con scritte e disegni argentati (aveva già venduto la Original Birkin, sempre per una ragione benefica). “Mon Birkin bag qui m’a accompagné dans le monde entier” (“La mia Birkin, che mi ha accompagnata in ogni angolo del mondo”) è una delle frasi che vi si possono leggere, quella che ha fatto dare alla borsa l’appellativo di “Voyageur”. In totale, Hermès omaggiò la sua musa di quattro borse, ciascuna regalatale dopo la cessione della precedente, sempre per monetizzare risorse da destinare a cause filantropiche.

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Jane Birkin con la “Birkin Voyageur”, 2,8 milioni di dollari aggiudicata da Sotheby’s Abu Dhabi il 5 dicembre 2025

L’interesse dei collezionisti giapponesi

Nel momento in cui scriviamo, non è noto chi abbia acquistato “Le Birkin Voyageur”. Ad acquistare l’Original Birkin è stato invece l’ex calciatore e imprenditore giapponese Shinsuke Sakimoto (1982), ceo di Valuence, specializzata in vintage di qualità. In 10 minuti di rilanci, la Original Birkin è divenuta al contempo la borsa più costosa mai venduta in asta, l’articolo di moda più costoso venduto in Europa nonché il secondo al mondo (il primato assoluto spetta alle scarpette di Judy Garland nel Mago di Oz, pure l’oggetto di scena più caro di sempre in asta). Un risultato capace di eclissare il precedente record, detenuto da una Hermès Kelly, la White Himalaya Niloticus Crocodile Diamond Retourne Kelly 28, 513.040 dollari nel novembre 2021 da Sotheby’s Hong Kong, comprata da un collezionista giapponese. «Dal suo lancio, oltre 40 anni fa (nel 1984, ndr), la Birkin è diventata molto più di un accessorio di moda; rappresenta lusso, esclusività, status. È la borsa-icona per eccellenza», commenta Morgane Halimi, responsabile globale per le borse e la moda di Sotheby’s.

Esemplare di “Snow Faubourg Sellier Birkin 20” con metalleria in palladio. In coccodrillo, vitello Sobrero, Swift e Togo, pelle di capra, venduta a circa 292.000 $ da Christie’s Hong Kong il 26 maggio 2025

Perché la Birkin (con la Kelly) è diventata un feticcio collezionistico

L’annuncio della vendita della Original Birkin ha fatto aumentare le vendite Hermès sulla piattaforma online della casa d’aste del 48% in quantità e del 94% in valore nel solo mese di luglio 2025, mentre il traffico verso la landing page delle Hermès Birkin quasi raddoppiava, con “Hermès” che diventava la parola più cercata sul sito (“Birkin”, la quinta). Dal 2021, Sotheby’s ha venduto quasi 100 milioni di dollari in borse Birkin.

La desiderabilità – quando non l’ossessione – per le cosiddette “ultra handbags” Birkin Hermès (e la Kelly, che ne segue le logiche collezionistiche e di mercato) si deve alla loro qualità intrinseca (pellami pregiati, metalli rari; a volte gemme preziose), artigianale (ogni pezzo nasce dalle mani di un unico artigiano). L’artigianalità presiede alla scarsità dell’oggetto, creata anche da sapienti politiche di vendita limitanti l’accesso al mercato primario: non basta andare in boutique e pagare, per comprarne una; bisogna avere alle spalle un pregresso relazionale di acquisti di altri prodotti del marchio. Il mercato secondario rappresenta per i collezionisti un’eccitante frontiera del “proibito” possibile: in asta non esistono liste d’attesa e contingentamento.

I modelli e le marche migliori per investire in borse da collezione

Di «gold standard» nel mercato delle borse da collezione parla Lucile Andreani, direttrice del dipartimento Handbags, Christie’s EMEA, riferendosi a Hermès, che resta il marchio principe per l’investimento, e non per tutti i modelli: Faubourg Birkin 20, la graziosa “casetta” di Hermès (ne esistono – sembra – meno di 100 esemplari al mondo per ognuna delle cinque tipologie, non acquistabili in negozio), Himalaya (sia Birkin che Kelly), tutte le edizioni limitate, Mini Kelly, So Black e Metallic: «è prevedibile che continuino ad aumentare di valore», osserva Meg Randell, responsabile UK ed Europa per borse e moda di Bonhams. Esistono tuttavia alcune sparute eccezioni al dominio della maison fondata nel 1837. Una su tutti: Chanel, a patto che si tratti di borse del periodo della direzione creativa di Karl Lagerfeld (1983-2019): le flap bags, le minaudières (le piccole borse gioiello da sera), le collezioni metiers d’art. Poi, la Lady Dior e le collaborazioni di Vuitton (come quella con Yayoi Kusama).

Borsa zucca con metalleria in argento di Louis Vuitton in collaborazione con Yayoi Kusama, 47.880 euro da una stima di 8.000 euro, aggiudicata da Christie’s il 29 aprile 2025

Quali caratteristiche devono avere le borsette da investimento

Rarità, storia e provenienza, materie prime e stato di conservazione sono i quattro fattori primari che definiscono il perimetro del collezionismo per quanto riguarda le borse. Poi ci sono elementi secondari, come i trend e i colori. «La rarità è fondamentale», sottolinea Lucile Andreani. Ma la collezionabilità «deriva anche dal retaggio, dal design e dalla rilevanza culturale dell’oggetto. Le borse sono una forma personale di espressione e status, ma sono anche oggetti di storia: riflettono tendenze, artigianalità ed evoluzione della moda». Le materie prime: pelli esotiche, pellami fuori produzione, metallerie e palette cromatiche rare ne aumentano il valore (si pensi alla White Himalaya Niloticus Crocodile Diamond Retourne Kelly 28, in coccodrillo del Nilo, pelle di capra come fodera interna, diamanti, oro bianco). Lo stato di conservazione: «Quanto più una borsa è vicina allo stato intonso (“mint”) o all’inedito, tanto migliore sarà il suo potenziale valore di rivendita». È questo un aspetto emblematico di come il collezionismo spesso contraddica se stesso: per talune edizioni, i segni del tempo sono accettati e «persino apprezzati» per il loro essere segno inequivocabile di autenticità, come nelle Birkin di Jane. È importante saper cavalcare i trend, magari anticipandoli di poco. Per esempio Randell osserva che «le tendenze recenti delle sfilate hanno visto il ritorno delle borse grandi, quindi ci aspettiamo che il mercato secondario veda un aumento della domanda in tal senso». Andreani rileva che «alcune palette cromatiche performano meglio in certe stagioni. I colori neutri senza tempo, tuttavia, continuano a garantire una buona tenuta del valore e sono considerati investimenti “sicuri”». Le tre borse più care al mondo sono la perfetta sintesi di queste qualità.

Il mercato, adesso

Quella delle borsette è una delle categorie di collezionabili il cui mercato secondario cresce più rapidamente. Halimi: «Le compratrici sono la maggioranza della nostra clientela, anche ventenni. Si vende specialmente nella fascia 30-40 anni (ma si acquista, anche). Mediamente, in ogni asta il 40% dei clienti è nuovo». Knight Frank, nel suo Luxury Investment Index (KFLII) al 31 dicembre 2024 – anno nero dei rendimenti da opere d’arte – per le borsette riporta un ritorno del 2,8% nei 12 mesi precedenti, il miglior tasso di rendimento in assoluto rispetto a tutti gli altri collezionabili.

Le tre specialiste ritengono che il momento attuale è favorevole tanto per l’acquisto che per la vendita. Halimi: «I venditori beneficiano dell’aumento della domanda per borse rare e iconiche: l’asta rimane uno dei modi più efficaci per ottenerne il massimo valore di mercato». Randell: «Le aste possono consentire agli acquirenti di scovare articoli o stili non più in produzione, a una frazione del valore originale di vendita. Ci sono naturalmente casi in cui le offerte possono superare di gran lunga le stime: reperire pezzi eccezionali resta un processo altamente competitivo». Andreani: «Per alcuni la vendita serve a finanziare un nuovo acquisto; per altri, è un modo per sostenere progetti personali – le borse sono diventate una vera e propria asset class. Molti clienti che iniziano come compratori, diventano poi venditori».

Per chi cerca una maggiore immediatezza d’acquisto, ci sono le piattaforme digitali delle case d’asta: qui, per lotti non in voga o leggermente usurati, la base d’asta può essere anche molto bassa. Non resta che tentare.

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