Design e imprenditorialità

Intrecci di luce, Foscarini sperimenta il dialogo con il mondo dei tessuti

La ricerca su materiali e tecnologie passa anche dalla esternalizzazione delle lavorazioni

di Guido Furbesco

Una serie di lavori di ricerca dedicati all’incontro tra luce e maglieria in 3D

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Sembra paradossale, ma non produrre niente può essere una grande ricchezza. Parte da qui, il presidente Carlo Urbinati, per introdurci all’essenza di Foscarini, l’azienda da lui fondata 45 anni fa sull’isola di Murano (Venezia) per navigare le potenzialità del binomio luce&design avendo come guida i principi della libertà e della sperimentazione. «Per noi tutto è interessante, tutto è challenging», racconta dalla sede della Ingo Maurer GmbH, a Monaco di Baviera, la storica realtà tedesca acquisita nel 2022: «Non avere una fabbrica ed esternalizzare le lavorazioni è il nostro primo asset, la nostra prima fortuna, quello che ci consente di andare sempre oltre in termini di materiali, tecnologie, estetica».

È una attitudine di cui il brand (oggi di base a Marcon, nell’entroterra della Serenissima) dà prova anche alla Design Week 2026: «Da un po’ di tempo, quando non è in programma Euroluce (l’esposizione biennale che si svolge all’interno del Salone del Mobile, ndr), utilizziamo lo showroom di Milano per mettere in mostra non prodotti finiti, bensì progetti di ricerca».

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Quest’anno, l’indagine si è concentrata sull’incontro tra luce e maglieria tridimensionale, senza cuciture, indagato con i designer Lorenzo Palmeri e Jozeph Forakis: «Il primo si è ispirato alla sartoria e alla tradizione giapponese dei kirigami; è un amico di lunga data, con cui non avevamo mai lavorato. Il secondo, invece, nel 1993 ha ideato Havana, una lampada ancora in catalogo, la prima che abbiamo realizzato senza impiegare il vetro».

Quello dei tessuti, dice Urbinati, è un ambito già esplorato in passato da Foscarini, «per esempio con Nuée, disegnata da Marc Sadler. La sfida è riuscire a ottenere forme costanti, solide ma non rigide, con un materiale che solitamente desideriamo sia il più morbido possibile. Ci interessa la familiarità che, magari inconsciamente, ci lega ai prodotti tessili: li tocchiamo, li indossiamo tutti i giorni. È una vicinanza importante: se vogliamo che le persone siano attratte dalle nostre proposte, che le rendano parte della loro sfera domestica, sperimentare con quanto trasmette questa sensazione diventa fondamentale».

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