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Banche
Intesa Sp lancia Opas su Mps. Messina: «Così leader ancora più forti in Europa»
L’offerta prevede una componente in titoli costituita da 1,6 azioni ordinarie dell’offerente di nuova emissione, e una componente in denaro pari a 1 euro. Premio del 12,5%
Intesa Sanpaolo lancia un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria sulle azioni di Banca Monte dei Paschi di Siena da 30,6 miliardi. Lo rende noto Intesa Sanpaolo.
Le condizioni
In particolare, Intesa offrirà un corrispettivo complessivo unitario, non soggetto ad aggiustamenti costituito dalle seguenti componenti: una in titoli da 1,6 azioni ordinarie dell’offerente di nuova emissione, e una in denaro pari a 1 euro. Pertanto, per ogni 10 azioni dell’emittente portate in adesione all’Offerta saranno corrisposte 16 azioni ordinarie dell’offerente di nuova emissione e un importo in denaro di 10 euro.
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Sulla base del prezzo ufficiale delle azioni dell’Offerente ( 5,682 euro) quale rilevato alla chiusura del 5 giugno 2026 (ultimo giorno di borsa aperta anteriore alla data dell’annuncio), il corrispettivo esprime una valorizzazione pari a 10,091 euro per ciascuna azione dell’emittente e, dunque, incorpora un premio del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale rilevato alla chiusura del 5 giugno 2026 (pari a 8,970 euro) e un premio del 17,4% rispetto al prezzo medio ponderato dei tre mesi precedenti al 5 giugno 2026 (pari a 8,356 euro).
Il corrispettivo potrebbe venir modificato se Mps dovesse distribuire un dividendo straordinario agli azionisti o se dovesse dovesse dar corso a qualsiasi operazione sul capitale. La banca ha convocato l’assemblea per sottoporre ai soci l’operazione per il prossimo 10 settembre.
Quanto alle ragioni dell’offerta Intesa le spiega così: «Il settore finanziario e bancario, sia a livello italiano che europeo, richiede un processo di consolidamento che crei campioni dimensionali capaci di sostenere gli investimenti necessari, nel contesto di evoluzione tecnologica e operativa, per competere con nuovi attori e mantenere livelli adeguati di redditività in un mercato sempre più integrato».
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Le prospettive economiche
Dall’operazione dovrebbe poi uscire un gruppo capace di realizzare «utili consolidati superiori a 16 miliardi nel 2029 e garantire una elevata e sostenibile distribuzione agli azionisti, sia con elevati flussi di dividendi cash sostenibili nel tempo sia con operazioni di share buy-back, offrendo un rendimento superiore rispetto agli scenari stand-alone anche grazie alle sinergie di ricavo e costo derivanti dall’aggregazione e stimate a regime in circa 2,9 miliardi ante imposte per anno, ammontare che si prevede di raggiungere a partire dal 2029». Ai soci Intesa Sanpaolo andranno circa 61 miliardi per il periodo 2025-2029 (dai 50 previsti oggi), «con una distribuzione cash straordinaria per il 2026-2027 di 2,7 miliardi di euro e la conferma della politica di distribuzione indicata nel Piano di Impresa 2026-2029 di Intesa Sanpaolo, che prevede un payout ratio pari al 95%, riferito all’utile netto contabile, per ciascun anno del 2026-2029, di cui 75% da dividendi cash e 20% da buyback». Ulteriori distribuzioni saranno poi «da valutare anno per anno a partire dal 2027». L’utile per azione, il dividendo per azione e la distribuzione complessiva per il 2029 saranno «in crescita di circa l’8% rispetto a quelli attesi nel piano di impresa 2026-2029 di Intesa Sanpaolo, con un dividendo per azione in crescita a partire da quello relativo al 2026 rispetto al piano di impresa di Intesa Sanpaolo». Il coefficiente Cet 1 nel 2029 sarà superiore al 14%, rispetto al 13,2% atteso nel piano di impresa 2026-2029 di Intesa Sanpaolo.
Sul fronte industriale invece nascerebbe il secondo gruppo bancario quotato nell’Eurozona per capitalizzazione di borsa (circa 126 miliardi), «un player con una importante presenza nel Wealth Management in Europa ed in Italia, con attività finanziarie della clientela per circa 1.700 miliardi al 31 dicembre 2025, con crescita prevista a circa 2.000 miliardi nel 2029. In tale ambito, la combinazione tra il Private Banking e le fabbriche prodotto nell’Assicurativo e nell’Asset Management dell’Offerente e le attività di Private Banking e Asset Gathering dell’Emittente creerebbe un elevato potenziale sinergico, grazie a una rete aggregata di oltre 9.000 tra private bankers e consulenti finanziari, sfruttando anche le elevate competenze di MB a servizio della clientela “High Net Worth”». Sarebbe inoltre un «rilevante player di scala europea nel Corporate & Investment Banking grazie all’integrazione tra le competenze della divisione IMI CIB dell’Offerente e di Mediobanca»; altrettanto «nel Retail & Commercial Banking nel mercato italiano» e «nel credito al consumo in Italia». A seguito dell’operazione l’entità aggregata avrà accesso a «20 milioni di clienti in Italia».
Le sinergie di costo previste da Intesa Sanpaolo in seguito all’aggregazione con Mps deriveranno per circa 600 milioni dalla spese per il personale, in seguito a «uscite aggiuntive, esclusivamente volontarie, di circa 6.800 persone (di cui circa 5mila dal perimetro Intesa Sanpaolo)» e ad «assunzioni aggiuntive di circa 6.800 giovani (di cui circa 2.700 come global advisor), nel rapporto di un’assunzione ogni uscita volontaria». Circa 900 milioni di sinergie deriveranno d’altra parte dalle «altre spese amministrative e dagli ammortamenti».
Il ceo Messina: «Una opportunità unica per rafforzarci come leader europeo»
Presentando l’operazione agli analisti, il ceo Carlo Messina ha descritto l’operazione su Mps come un passaggio strategico per Intesa Sanpaolo e senza rischi: «Questa operazione» su Mps «è un’opportunità unica per rafforzare la nostra posizione come leader europeo e rafforzare la nostra presenza in Italia, generando valore significativo per tutti gli stakeholder». E ha aggiunto: «Abbiamo la piena fiducia di non avere alcun rischio di integrazione». Il manager ha sottolineato che «tutte le iniziative industriali del piano di impresa restano in azione anzi sono in accelerazione». L’intera Mediobanca e le attività non cedute di Monte dei Paschi «sono perfettamente compatibili con noi e aumenteranno la nostra competitività su tutte le principali linee di business», ha detto il banchiere, aggiungendo che il marchio Mediobanca «sarà mantenuto e le sue persone saranno valorizzate». Infine, chiara l’ambizione a rafforzare la presenza nel wealth management: “Rafforzeremo la proposta di valore per i clienti con patrimoni elevati, sfruttando il modello di successo di Mediobanca, il nostro obiettivo è diventare la Ubs italiana».
Intesa Sanpaolo, Messina "Con Opas su Mps creiamo valore per gli azionisti"
«Operazione amichevole verso gli azionisti»
Messina si è detto inoltre fiducioso sull’esito dell’operazione e sul confronto con i soci di Mps: «Siamo convinti di riuscire a ottenere il sostegno di tutti i principali azionisti di Mps», ha affermato, sottolineando anche gli «ottimi rapporti» con Delfin e Caltagirone e aggiungendo di non vedere ragioni per una loro contrarietà. Il ceo di Intesa si è detto convinto di poter raggiungere in ogni caso il controllo dell’assemblea straordinaria, ma ha rivendicato il carattere aperto dell’offerta: non si tatta di un’operazione «friendly» in senso tecnico, ha indicato, ma è «friendly verso tutti gli azionisti e in particolare gli investitori istituzionali», considerato anche l’aggiunta di un riconoscimento di un premio cash.
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«Generali? Nessun interesse a mettere becco nella gestione, nè ad acquisirla»
Tema di attenzione è soprattutto la partecipazione in Generali. Su questo fronte Messina chiarisce un punto. L’acquisizione di Mps, e il controllo a cascata del 13% di Mediobanca, a cui si aggiunge un 3% tramite derivati, non presuppone alcuna ambizione di controllo su Generali: «La nostra intenzione è mantenere il 13,5% di Generali» e la quota di utile netto collegata alla partecipazione, senza alcun «coinvolgimento nella gestione della società: non abbiamo interesse per questo». E ancora: «Se mi chiede se vogliamo fare un’acquisizione di Generali la risposta è no». Il ceo di Intesa ha rafforzato il concetto con una formula ancora più netta: «Non abbiamo alcun interesse a mettere becco nella gestione di Generali». Sull’offerta per Mps, Messina ha poi respinto l’idea che si tratti di una risposta alla mossa di Banco Bpm: «La nostra offerta non è una risposta a Bpm, ho letto tanti titoli ma noi stiamo lavorando a questo da molto tempo, forse decidendo di fare quella lettera loro hanno tentato di anticipare la nostra offerta che era la vera offerta. Ho un grande rapporto con Giuseppe Castagna ma non siamo noi ad aver risposto».