Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
5' di lettura
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Proseguire nell’M&A, rispetto al quale nel triennio sono disponibili circa 350 milioni. Inoltre: spingere sulla crescita organica del gruppo. Ancora: fare leva sulla nuova governance. Sono tra le priorità di Interpump a sostegno del business. L’attività, a ben vedere, nel primo trimestre del 2017 è caratterizzata da ricavi e redditività in salita. Un incremento che, a fronte del tradizionale M&A realizzato dalla società, deve considerare sia i dati reported che quelli organici. Soprattutto, riguardo al fatturato. Così: le vendite nette reported sono arrivate a 272,7 milioni (+20,3% rispetto allo stesso periodo del 2016). Con riferimento, invece, al «like for like» la crescita è del 10% (+8,2% a valute costanti). Ciò detto l’Ebitda reported si è assestato a 62,8 milioni (+31,9%) mentre l’utile netto (sempre reported) è cresciuto a 32,5 milioni.
Al di là dei numeri di bilancio il risparmiatore è tuttavia interessato a conoscere le strategie di sviluppo aziendale. Tra i focus, per l’appunto, c’è l’M&A. Le operazioni straordinarie, si sa, sono una caratteristica del gruppo. Alcuni giorni fa Interpump ha acquisito Mariotti & Pecini, Pmi attiva nella produzione di miscelatori e «agitatori» impiegati soprattutto nel settore alimentare, farmaceutico e della cosmetica. Uno shopping che segue, sempre nel 2017, quello della spagnola Inoxpa e della britannica Bristol Hose. Le quali, a loro volta, erano state precedute dalle 4 operazioni di M&A del 2016.
Già, le operazioni di M&A. Quale, allora, l’identikit del possibile target? In generale, salvo eccezioni, nel radar ci sono aziende medio-piccole. Inoltre sono esclusi i turnaround. Vale a dire: la marginalità della società-obiettivo deve essere tale da permettere, in poco tempo, di allinearla a quella di Interpump (Ebitda margin al 21,5% nel 2016). La finalità dell’operazione, poi, è sempre di carattere industriale e non finanziario. Ciò detto rileva, ovviamente, il settore di appartenenza dell’eventuale target. Su questo fronte, per meglio comprendere le strategie, è utile ricordare l’oggetto sociale di Interpump. La società divide l’attività in due grandi aree. Una, più importante come vendite ma a minore marginalità (Ebitda margin del 19,3% a fine 2016), è quella dell’Olio. Ad essa è ricondotta la progettazione e realizzazione di diversi prodotti: dalle prese di forza alle pompe oleodinamiche fino alle valvole e i distributori dei flussi d’olio. L’altra divisione invece, con meno peso sui ricavi ma margini più elevati (Ebitda margin al 25,4%), è quella dell’Acqua («Water jetting»). Appannaggio di essa ci sono le pompe ad alta ed altissima pressione utilizzate in varie situazioni: dal lavaggio nei cantieri navali fino al taglio a freddo di materiali per l’industria. Senza dimenticare, peraltro, le nuove applicazioni. Ad esempio: le pompe sfruttate, nell’alimentare, per creare omogeneizzati.
Orbene: proprio la diversificazione nel comparto Acqua ha permesso di sparigliare un po’ le carte. Nel recente passato Interpump ha indicato il settore Olio come quello dove poter cogliere le maggiori opportunità di M&A. Ora invece, avendo concretizzato l’ingresso nella «gestione dei fluidi», vede interessanti occasioni anche nel «water jetting». Così non è un caso che, tra le ultime tre acquisizioni, due (Inoxpa e Mariotti&Pacini) riguardino proprio l’area in oggetto.