Leader della crescita 2026

Intermoma, crescita vertiginosa con le conserve ittiche

La società è al quarto posto della classifica del Sole 24 Ore-Statista. Un successo costruito su specializzazione, innovazione di prodotto e una conquista di nuovi spazi con le private label nella distribuzione moderna

di Manuela Soressi

Luca Intermite, alla guida di Intermoma

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Nel suo primo anno di attività ha fatturato poco più di 555mila euro. Tre anni dopo è arrivata a 18 milioni di euro, spuntando un Cagr superiore al 218%, in un mercato maturo come quello delle conserve ittiche. Una performance brillante che ha permesso a Intermoma di conquistare il quarto posto nella classifica assoluta dei Leader della crescita 2026 elaborata dal Sole 24 Ore e Statista, nonché la pole position nella categoria alimentare. Dietro Intermoma c’è Luca Intermite, che a metà 2021 ha deciso di mettere a frutto la sua lunga esperienza di manager del settore per diventare imprenditore e presentarsi alla Gdo come fornitore specializzato di conserve ittiche per le private label. Spiega Intermite: «La nostra proposta è partita dall’analisi del mercato italiano per cercare di capirne l’evoluzione. E, considerato che le private label hanno ancora una presenza limitata rispetto agli altri paesi europei, è plausibile che possano crescere ed entrare in nuovi segmenti di mercato con prodotti adeguati. Il nostro obiettivo è fornire prodotti che coprano tutte le fasce di mercato e che siano competitivi grazie a un rapporto qualità/prezzo più realistico».

Intermoma propone il tonno e le altre conserve ittiche più diffuse (come alici e sgombro), specialità (come i filetti di orata o branzino), eccellenze (come i filetti di tonno bonito del norte pescato nel Mar Cantabrico e lavorato dal fresco) e alcune innovazioni esclusive. Come i tranci di sgombro in lattina da 80 grammi che, essendo ottenuti da pesci di minor pezzatura e con una lavorazione più veloce, riescono a essere venduti a un prezzo inferiore del 30-40% rispetto ai filetti delle principali marche. Dietro quest’offerta ci sono il “disegno” dei prodotti giusti, diversi da quelli già presenti a scaffale, e lo scouting in tutto il mondo dei fornitori idonei a realizzarli rispettando i requisiti e le certificazioni richiesti dalla distribuzione moderna. «Gli inizi non sono stati facili - ammette Intermite - perché il mercato è maturo e la concorrenza agguerrita». I primi clienti sono stati i discount, poi sono arrivate le catene della Gdo, interessate a inserire conserve ittiche di buona qualità e dai prezzi convenienti. Oggi le private label rappresentano il 60% dell’offerta mentre il restante 40% è costituito dai tre brand aziendali, posizionati in altrettante fasce di mercato. «Anche in questo caso - conclude l’imprenditore - abbiamo mantenuto una coerenza di approccio: offrire prodotti che, a parità di qualità rispetto a quelli già a scaffale, sono più convenienti. Così rispondiamo in modo concreto all’attenzione ai prezzi che sta guidando le scelte dei consumatori senza costringerli ad abbassare la qualità della spesa».

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