Interfacce utente, eccessi hi-tech in auto e le polemiche sulla Ferrari Luce
Gli interni della elettrica di Maranello accendono il dibattito su design e soluzioni Hmi
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ll reveal degli interni della Ferrari Luce, la prima elettrica del Cavallino (della quale molti appassionati non sentivano probabilmente la mancanza), ha riacceso i proiettori sull’intricato rapporto tra design, materiali, innovazione tecnologica e interfaccia utente.
Curiosamente avvenuta in California e non a Maranello, la presentazione ha innescato una vera e propria hype mediatica, guarda caso in stile Apple, dove troppi hanno sentito il dovere di esprimersi, inclusi creator digitali e influencer di telefonini che una Ferrari non l’hanno mai vista se non in strada. Tutto questo per un motivo: gli interni in questione sono stati concepiti dall’ex designer di Apple, Jony Ive, e dal suo studio di progettazione LoveFrom. Ed è proprio qui il punto chiave: Ive ha riproposto il solito linguaggio formale e materico, visto e rivisto, in tanti prodotti Apple, fatto di alluminio tornito dal pieno con macchine a controllo numerico e Gorilla Glass. Il risultato è gradevole, a tratti molto innovativo, ma alla fine ci troviamo di fronte a una Ferrari con incastonato in plancia un Apple Watch gigante e soluzioni estetiche, pulite e lineari, ma poco emozionanti e, per questo, palesemente non aderenti al leggendario brand italiano il cui Dna ha come basi l’adrenalina e la passione.
Ma forse la Casa di Maranello, in una macchina che definire divisiva è un eufemismo, voleva coinvolgere i fanboy della Mela in una sorta di “Apple car” e creare, così, grande attenzione online (suscitando però sui social un’ondata di critiche senza pari). Al di là di questo, Ferrari ha avuto il merito di aver riacceso la luce, è il caso di dirlo, sull’eccesso di display e di comandi touch. Certo, non c’era bisogno che lo dicesse Sir Jony Ive, al suo debutto nell’automotive, che i comandi fisici sono preferibili a quelli tattili nelle autovetture, poiché è uno dei grandi temi dell’auto di oggi. L’eccesso di comandi digitali a schermo (utili per tagliare i costi in base all’equazione less is more: meno pulsanti = meno spesa) sta diventando emergenziale nei modelli attuali, soprattutto cinesi, dall’ergonomia senza senso che non piace a EuroNCap e neppure al governo cinese.
Una volta di più, va ribadito che l’automobile non è uno smartphone su ruote ed è tempo di dire basta all’over-engineering, l’insana arte di rendere complicate le cose semplici. Come diceva Henry Ford: «tutto quello che non c’è, non si rompe» (e non diventa obsoleto, aggiungeremmo). E tra le cose hi-tech da eliminare, un posto d’onore spetta alle maniglie a scomparsa, simbolo della forma che odia la funzione; non a caso, dopo anni di emulazione “teslara”, sono state vietate in Cina per la loro pericolosità.









