Giustizia

Intercettazioni, tetto a 45 giorni: il Senato approva il disegno di legge

Un drastico cambiamento rispetto a quanto sinora previsto dal Codice di procedura penale

di Giovanni Negri

Come si fa un’intercettazione

3' di lettura

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Arriva al traguardo il nuovo intervento sulle intercettazioni, materia sulla quale giù più volte si sono esercitati Governo e maggioranza.

Oggi al Senato, con 83 sì, 49 no e un astenuto, è stata approvata in prima lettura la legge che per la prima volta prevede un limite espresso di durata alle operazioni di ascolto, 45 giorni in tutto, suscettibili di essere prorogati in caso di assoluta indispensabilità giustificata dall’emergere di elementi specifici e concreti, che devono essere oggetto di espressa motivazione.

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Un drastico cambiamento rispetto a quanto sinora previsto dal Codice di procedura penale che, nei fatti, non pone (non poneva) alcun limite cronologico alla durata delle intercettazioni: il decreto del pubblico ministero con il quale è richiesta l’autorizzazione al giudice, oltre che essere fondato su gravi indizi di colpevolezza e indispensabilità degli ascolti per le indagini, deve indicare tempi e modi delle operazioni

La durata non può superare i 15 giorni ma può essere prorogata dal giudice con decreto motivato per periodi successivi di 15 giorni, se persistono i presupposti del provvedimento (senza limitazioni quanto al numero di proroghe).

La legge prevede però un’eccezione, riconoscendo la specificità dei procedimenti per mafia e terrorismo: il limite di 45 giorni non si applicherà alle indagini su questa tipologia di reati, confermando una particolarità che trova posto anche in materia di presupposti.

Per questi ultimi infatti, già la legislazione attuale prevede che gli indizi da «gravi» scalano a «insufficienti» e l’«indispensabilità» per le indagini si abbassa a «necessità».

Si tratta di un nuovo tassello in quel più ampio progetto di riforma, di smantellamento secondo le opposizioni, della disciplina delle intercettazioni. Da ultimo, con la legge Nordio, in vigore da fine agosto, sono stati introdotti limiti alla pubblicazione, innalzato il livello di garanzie per gli estranei alle indagini, impediti gli ascolti tra difensore e indagato o imputato.

Le tappe della riforma delle intercettazioni

Ma già nell’estate del 2023 un altro pacchetto di significative modifiche era stato approvato: innazitutto l’estensione dei più flessibili requisiti degli ascolti per mafia alle indagini sui reati posti in essere con metodo mafioso, sterilizzando l’impatto di una sentenza della Cassazione, prevedendo un rafforzamento delle motivazioni nelle autorizzazioni all’utilizzo dei trojan, ripristinando la vecchia e più restrittiva disciplina dell’utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi, obbligando il pm a una puntuale rendicontazione dei costi delle operazioni.

E tra gli asseriti interventi a tutela della privacy va almeno ricordato anche il disegno di legge in discussione alla Camera, ma già approvato dal Senato, per rendere meno agevole il sequestro degli smartphone e dei dispositivi informatici.

Per il primo firmatario del disegno di legge approvato ieri, Pierantonio Zanettin (Forza Italia), va ricordato che «dopo i 45 giorni, la proroga delle intercettazioni è comunque consentita, ma deve essere specificatamente motivata sulla base di quello che è stato acquisito nelle varie investigazioni e quindi si vogliono evitare, come è stato già ricordato da qualcuno, le proroghe sine die per effetto dei cosiddetti stamponi fra pubblico ministero e giudice per le indagini preliminari, proroghe di fatto automatiche, stancamente reiterate, di cui per esperienza sono farciti i fascicoli processuali giacenti nei nostri tribunali.

Noi chiediamo invece che le proroghe siano giustificate dall’emergere di elementi specifici e concreti, che devono essere oggetto di espressa motivazione».

Ma per l’ex procuratore generale di Palermo, oggi senatore 5 Stelle, Roberto Scarpinato «con questa riforma la maggioranza sta statuendo che per reati gravissimi (come stragi, omicidi plurimi, femminicidi, rapina, estorsione aggravata, reati da codice rosso, tratta di persone, traffico di organi, acquisto e alienazione di schiavi e tanti altri reati) la magistratura può indagare per due anni perché sono reati gravi e tuttavia, dopo appena 45 giorni, se non ha la sorte di acquisire in tale manciata di giorni elementi specifici concreti, deve staccare la spina delle intercettazioni e proseguire le indagini per altri ventidue mesi solo con gli stessi mezzi che si utilizzavano prima dell’età tecnologica (pedinamento, osservazione a distanza)».

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