Corte costituzionale

Intercettazioni ambientali, la Consulta fissa i limiti se coinvolti parlamentari

Ascolti legittimi se i locali non sono in uso esclusivo da parte del politico

di Giovanni Negri

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Dove è legittima l’intercettazione indiretta di un parlamentare? A questa domanda, inedita, ha risposto la Corte costituzionale con la sentenza 47, scritta da Francesco Viganò. La Corte si è trovata, sottolinea la pronuncia, a declinare la tutela offerta ai parlamentari nel contesto delle intercettazioni tra presenti disposte in un luogo protetto a titolo di domicilio. Il Senato sosteneva che la Procura avesse violato l’articolo 68 della Costituzione sotto due profili. Da un lato, avrebbe effettuato intercettazioni a carico di una senatrice senza richiedere l’autorizzazione preventiva. Dall’altro, nel momento in cui ha installato le microspie, la polizia giudiziaria avrebbe compiuto una perquisizione dei locali utilizzati dalla parlamentare senza autorizzazione.

I limiti fissati

Il problema è quello dell’individuazione di ragionevoli limiti all’estensione della tutela del parlamentare rispetto alle intercettazioni tra presenti all’interno di un’unità immobiliare di cui egli sia titolare e in suo uso effettivo. Da evitare è il rischio che la contemporanea presenza di titoli di godimento altrui oppure il suo uso in comune con altre persone possano porre anche il non parlamentare al riparo da atti di indagine.

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La copertura offerta dalla Costituzione allora, sottolinea la Corte, riguarda tutti i «luoghi in cui il parlamentare in concreto deve poter liberamente svolgere, in forma riservata, attività correlate all’esercizio del suo mandato parlamentare, anche indipendentemente dalla sua titolarità formale di diritti di godimento reali o personali sui luoghi medesimi»

Diversa è, però, la situazione del parlamentare che utilizza una parte soltanto di un’unità immobiliare che ospita anche altre persone per lo svolgimento di attività che nulla hanno a che fare con l’esercizio della funzione politica, come nel caso di uno studio professionale associato o come nella vicenda esaminata di un’ampia unità immobiliare, diversa dall’abitazione e con spazi utilizzati separatamente dal parlamentare e da terze persone.

L’orientamento della Consulta

«L’eventuale titolarità di diritti di godimento sull’intera unità da parte del parlamentare non esclude, in simili ipotesi - avverte la Corte -, che in concreto il parlamentare utilizzi soltanto una parte dei locali per le attività connesse all’esercizio delle proprie funzioni, e che altre persone utilizzino in via esclusiva – sulla base anch’esse di autonomi titoli di godimento o semplicemente in via di mero fatto – altri locali dello stesso immobile». Dunque, nessun ostacolo costituzionale rispetto ai locali utilizzati in via esclusiva da altri soggetti, per evitare improprie estensioni della tutela in contrasto con il principio di eguaglianza.

Come pure è da escludere che la polizia giudiziaria nell’effettuare un accesso notturno per collocare le microspie abbia realizzato una perquisizione dei locali riconducibili alla senatrice. Infatti la polizia giudiziaria si è limitata alle attività strettamente necessarie per individuare quali fossero i locali utilizzati esclusivamente dall’indagato.

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