Inter in finale di Champions, il bilancio con il record di ricavi e in utile
Battendo il Barcellona per il club nerazzurro si delinea anche una svolta nei conti dopo la difficile congiuntura post pandemia e il “ritiro“ di Suning
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La gloria sportiva e il record storico di ricavi. Inter o Barcellona giocavano anche questa partita nella doppia sfida di semifinale. La straordinaria vittoria dell’Inter per 4 a 3, la seconda finale raggiunta in tre anni e la possibilità di trionfare in Champions League comportano anche una svolta decisamente positiva nella difficile transizione finanziaria che il club nerazzurro, così come quello Blaugrana, ha dovuto affrontare in particolare nell’ultimo triennio. I proventi aggiuntivi della vittoria della manifestazione, la prima dopo il cambiamento di format, infatti, potrebbero portare il conto economico in utile e consentire ai Blaugrana all’Inter di raggiungere quota 500 milioni. L’obiettivo del risanamento del rendiconto operativo post pandemia sembra essere comunque più vicino per entrambe le società, al netto di un livello di indebitamento ancora troppo alto per entrambe.
Le prospettive nerazzurre
L’Inter arrivava alle semifinali non nelle migliori condizioni sotto il profilo sportivo. L’opposto rispetto alla stato di salute economico della società. Dopo anni di pesanti deficit dovuti alla “tempesta perfetta” abbattutasi sul club, tra la pandemia (che ha colto l’Inter in una face espansiva di investimenti sul mercato) e il disimpegno della famiglia Zhang, costata in quattro anni, dal 2019 al 2023, 573 milioni di rosso (in media 150 milioni all’anno), nella stagione 2023/24 si è registrato il record di fatturato (473 milioni) e un deficit di appena 36 milioni. Il bottino della campagna Champions, già oltre i 100 milioni, e con tanti altri milioni ancora in palio (senza considerare i bonus degli sponsor) potrebbe spingere già il bilancio 2024/25 in attivo. La partita casalinga con il Barcellona intanto ha fatto registrare il record storico di incassi allo stadio, oltre 14 milioni. L’accesso alla finale ha garantito altri 18,5 milioni. Alzare il trofeo varrebbe altri 6,5 milioni, a cui sommare altri 4/5 milioni per l’eventuale match della Supercoppa Uefa.
Un risultato economico in utile che nei piani di Oaktree dovrà essere replicato anche il prossimo anno per consentire al club entro il 2027 di riportare in territorio potivo ail patrimonio netto, negativo al 30 giugno 2024 per 66 milioni. L’Inter ha potuto usufruire, come tutte le altre aziende italiane per cui il Governo ha ammesso questa facoltà durante l’emergenza Covid, del rinvio entro il quinto esercizio successivo delle perdite subite nel 2021 e 2022 (per 341 milioni in gran parte già coperte da apporti di capitale, come indica le relazione al bilancio). Il fondo Oaktree in questo modo potrebbe evitare di immettere ancora capitale proprio. Si lavoverà, perciò, anche sulle spese. Al 30 guigno 2024 i costi di produzione erano stabili rispetto all’anno precedente, per un totale di 464,5 milioni: più in dettaglio gli ingaggi dei tesserati erano invariati intorno ai 196 milioni, mentre gli ammortamenti dei “cartellini” sono ulteriormente scesi da 90 a 75 milioni. In futuro entrambe le voci dovranno calare.
Il fondo nordamericano sta già cercando poi di rifinanziare il bond da 415 milioni che scade nel 2027 (in realtà, Oaktree ne ha già riacquistato 15 milioni e all’inizio questa stagione ha effettuato una ricapitalizzazione da 47 milioni). Se si arrivasse a una scadenza sotto i 12 mesi in effetti il peso del bond inciderebbe sull’indicatore di liquidità, rendendo più complesso il mercato nerazzurro, cosa che con una scadenza sopra i 12 mesi non avviene.
In estate l’Inter è attesa, in ogni caso, da due passaggi cruciali: in campo con il mondiale per club (al vincitore andranno fino a 125 milioni); e fuori, l’acquisto, insieme al Milan, dell’area di San Siro per poter finalmente accelerare il processo di costruzione del nuovo stadio.








