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Inter in finale di Champions, il bilancio con il record di ricavi e in utile

Battendo il Barcellona per il club nerazzurro si delinea anche una svolta nei conti dopo la difficile congiuntura post pandemia e il “ritiro“ di Suning

di Marco Bellinazzo

(Photo by Spada/LaPresse)

5' di lettura

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La gloria sportiva e il record storico di ricavi. Inter o Barcellona giocavano anche questa partita nella doppia sfida di semifinale. La straordinaria vittoria dell’Inter per 4 a 3, la seconda finale raggiunta in tre anni e la possibilità di trionfare in Champions League comportano anche una svolta decisamente positiva nella difficile transizione finanziaria che il club nerazzurro, così come quello Blaugrana, ha dovuto affrontare in particolare nell’ultimo triennio. I proventi aggiuntivi della vittoria della manifestazione, la prima dopo il cambiamento di format, infatti, potrebbero portare il conto economico in utile e consentire ai Blaugrana all’Inter di raggiungere quota 500 milioni. L’obiettivo del risanamento del rendiconto operativo post pandemia sembra essere comunque più vicino per entrambe le società, al netto di un livello di indebitamento ancora troppo alto per entrambe.

Le prospettive nerazzurre

L’Inter arrivava alle semifinali non nelle migliori condizioni sotto il profilo sportivo. L’opposto rispetto alla stato di salute economico della società. Dopo anni di pesanti deficit dovuti alla “tempesta perfetta” abbattutasi sul club, tra la pandemia (che ha colto l’Inter in una face espansiva di investimenti sul mercato) e il disimpegno della famiglia Zhang, costata in quattro anni, dal 2019 al 2023, 573 milioni di rosso (in media 150 milioni all’anno), nella stagione 2023/24 si è registrato il record di fatturato (473 milioni) e un deficit di appena 36 milioni. Il bottino della campagna Champions, già oltre i 100 milioni, e con tanti altri milioni ancora in palio (senza considerare i bonus degli sponsor) potrebbe spingere già il bilancio 2024/25 in attivo. La partita casalinga con il Barcellona intanto ha fatto registrare il record storico di incassi allo stadio, oltre 14 milioni. L’accesso alla finale ha garantito altri 18,5 milioni. Alzare il trofeo varrebbe altri 6,5 milioni, a cui sommare altri 4/5 milioni per l’eventuale match della Supercoppa Uefa.

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Un risultato economico in utile che nei piani di Oaktree dovrà essere replicato anche il prossimo anno per consentire al club entro il 2027 di riportare in territorio potivo ail patrimonio netto, negativo al 30 giugno 2024 per 66 milioni. L’Inter ha potuto usufruire, come tutte le altre aziende italiane per cui il Governo ha ammesso questa facoltà durante l’emergenza Covid, del rinvio entro il quinto esercizio successivo delle perdite subite nel 2021 e 2022 (per 341 milioni in gran parte già coperte da apporti di capitale, come indica le relazione al bilancio). Il fondo Oaktree in questo modo potrebbe evitare di immettere ancora capitale proprio. Si lavoverà, perciò, anche sulle spese. Al 30 guigno 2024 i costi di produzione erano stabili rispetto all’anno precedente, per un totale di 464,5 milioni: più in dettaglio gli ingaggi dei tesserati erano invariati intorno ai 196 milioni, mentre gli ammortamenti dei “cartellini” sono ulteriormente scesi da 90 a 75 milioni. In futuro entrambe le voci dovranno calare.

Il fondo nordamericano sta già cercando poi di rifinanziare il bond da 415 milioni che scade nel 2027 (in realtà, Oaktree ne ha già riacquistato 15 milioni e all’inizio questa stagione ha effettuato una ricapitalizzazione da 47 milioni). Se si arrivasse a una scadenza sotto i 12 mesi in effetti il peso del bond inciderebbe sull’indicatore di liquidità, rendendo più complesso il mercato nerazzurro, cosa che con una scadenza sopra i 12 mesi non avviene.

In estate l’Inter è attesa, in ogni caso, da due passaggi cruciali: in campo con il mondiale per club (al vincitore andranno fino a 125 milioni); e fuori, l’acquisto, insieme al Milan, dell’area di San Siro per poter finalmente accelerare il processo di costruzione del nuovo stadio.

La risalita del Barcellona

I blaugrana vengono da anni di profonda crisi societaria. Terminata l’era Messi il club della Catalogna è stato costretto a varie operazioni straordinarie per non affondare. Dopo aver chiuso il bilancio 2020 con 100 milioni di perdire e quello 2021 con un rosso di 481 milioni, nel corso del 2022 ha venduto al fondo Sixth Street una quota pari al 25% dei futuri diritti tv per 25 anni in cambio di circa 500 milioni (nella stagione 2022/23 il conto economico è stato perciò positivo per 304 milioni). Inoltre, il Barcellona ha ceduto in due tranche una parte dei Barça Studios, il 25%, a Socios.com per 100 milioni, e un altro 24% ad altri investitori.

Proprio i mancati pagamenti da parte di alcuni di questi investitori ha costretto a chiudere il bilancio al 30 giugno 2024 con un rosso di 91 milioni (il club ha dovuto registrare una potenziale insolvenza per il principio di prudenza di circa 140 milioni prima delle imposte). In un quadro generale tuttavia in cui la ricostruzione avviata dal presidente Laporta ha spinto nella stagione 2023/24 al record storico di ricavi da sponsorizzazioni (oltre 210 milioni di euro) e al record di fatturato di Barça Licensing & Merchandising che ha raggiunto quasi i 110 milioni, un incremento del 72% rispetto al 2018. Contestualmente il monte ingaggi è stato abbassato anche grazie al rigido fair play finanziario applicato dalla Liga da 670 milioni a poco più di 500 milioni. Perfomance che nell’insieme hanno permesso di ottenere un risultato ordinario positivo per 12 milioni.

Le stime per la stagione 2024/25

In base al budget per la stagione 2024/25 che prevedeva l’approdo ai quarti di finale della Champions, per la società blaugrana si stimavano quindi ricavi pari a 893 milioni a fronte di spese per 873 milioni e un risultato netto positivo di 5 milioni. Ad invertire la situazione, hanno contribuito i nuovo accordo con Nike e la vitalità di BLM, la filiale che gestisce il merchandising.

Grazie al nuovo contratto con Nike le entrate commerciali a fine stagione passeranno dai 374 milioni dell’annata 2023/24 a 446 milioni. Il nuovo contratto con Nike prevede che fino al 2028, ai 60 milioni attuali se ne aggiungeranno circa 48 milioni per un totale di 108 milioni annui, mentre fino al 2038, si prevede un incremento che varierà tra i 58 e i 60 milioni, oltre ai 60 attuali, per arrivare fino a 120 milioni a stagione.

Capitolo stadio

In questi mesi il Barcellona ha giocato al Montjuic con una riduzione delle entrate ordinarie di circa 100 milioni di euro all’anno. L’obiettivo del club in effetti è stato quello di abbattere e ristrutturare lo Spotify Camp Nou, anche in un periodo di ristrettezze, per poter fare affidamento a regime su flussi di cassa aggiuntivi più alti indispensabili per ridurre il debito totale, soprattutto a lungo termine, che è cresciuto oltre i 2.5 miliardi (la metà riguarda il finanziamento per modernizzare il Camp Nou). Sono stati già venduti ad esempio a una società proveniente dal Medio Oriente per 100 milionidi euro i 475 palchi vip. Operazione inizialmente contestata dalla Liga e poi avallata dal Consiglio Superiore dello Sport, cui si era appellato il club. Anche il futuro del club blaugrana passa dal nuovo impianto, oltre che da un parco giocatori sfornato da La Masia che non solo garantisce goal e spettacolo in campo ma secondo gli esperti vale già quasi un miliardo di euro.

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