Auto e mobilità aziendale

Intelligenza artificiale al volante delle flotte

Dalla telemetria al coaching, dalla gestione dei percorsi alla manutenzione preditiva, l’Ia rivoluziona il fleet management

di Claudia La Via

L’utilizzo. Secondo un’indagine Geotab, l’81% dei fleet manager europei già utilizza l’analisi dei dati per decisioni strategiche, e in Italia la percentuale sale all’89%

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Nel mondo delle flotte aziendali il dato è diventato il nuovo carburante. Ogni veicolo produce in tempo reale informazioni su consumi, usura, percorsi, stili di guida, transazioni e persino comportamenti sospetti. Una mole enorme di informazioni che rischia di restare inerte se non tradotta in decisioni operative. È qui che l’intelligenza artificiale si sta ritagliando un ruolo sempre più rilevante: il mercato dei sistemi di fleet management abilitati dall’Ia è destinato infatti a crescere in modo significativo nei prossimi anni, spinto dall’esigenza di efficienza, sicurezza e sostenibilità.

Gli algoritmi consentono di prevedere i guasti prima che avvengano, ridurre i fermi macchina, ottimizzare i percorsi in base al traffico e alle condizioni meteo, monitorare e correggere i comportamenti dei conducenti. L’Ia diventa anche un alleato nella transizione energetica, con strumenti che analizzano le emissioni, ottimizzano la gestione delle batterie dei veicoli elettrici e suggeriscono strategie di ricarica per bilanciare tempi e costi. È una nuova fase del fleet management, che supera la logica del semplice tracciamento, per entrare in quella della previsione e delle indicazioni operative.

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Da qualche tempo soluzioni ad hoc sono già arrivate sul mercato, anche in Italia. Geotab, che oggi connette oltre quattro milioni di veicoli nel mondo, ha introdotto Ace, un assistente basato su Intelligenza artificiale generativa. Dopo un primo test con un centinaio di aziende, oggi Ace è già utilizzato da oltre 1.500 organizzazioni. E dalle domande più frequenti che i fleet manager pongono all’Ia con i propri prompt, si evince che non si tratta più solo di uno strumento per il controllo: l’analisi dei dati diventa chiave per incoraggiare comportamenti virtuosi.

Anche LoJack ha introdotto novità significative. Crashboxx AI, per esempio, rileva un incidente in tempo reale, ne ricostruisce le dinamiche e stima i danni con un algoritmo che combina parametri di accelerazione, caratteristiche del veicolo e storico, riducendo drasticamente i falsi allarmi. In parallelo, la funzione AI-Powered Risk Detection segnala percorsi anomali o movimenti sospetti, avvisando immediatamente il fleet manager e attivando, se necessario, procedure di recupero.

L’adozione di questi sistemi, però, procede a velocità diverse. Secondo un’indagine condotta da Geotab a fine 2024 emerge che l’81% dei fleet manager europei già utilizza analisi dei dati per decisioni strategiche, e in Italia la percentuale sale all’89%. Solo il 26% però dichiara di avere a disposizione informazioni complete e affidabili: il 37% vorrebbe una copertura più estesa, mentre il 18% lamenta scarsa affidabilità. L’Ia è percepita come una risposta a questo gap, ma non senza timori: il 51% ritiene che semplificherà l’accesso alle informazioni strategiche, mentre il 40% teme che introduca complessità.

Sempre secondo l’indagine Geotab, in Italia sei manager su dieci vedono nell’intelligenza artificiale un alleato e i settori più pronti sono logistica e trasporti, ma anche le grandi società di servizi stanno avviando sperimentazioni per migliorare sicurezza e manutenzione. «Le aziende italiane stanno sfruttando l’Ia soprattutto per l’ottimizzazione dei percorsi e la manutenzione predittiva – osserva Franco Viganò, Avp Emea e country manager di Geotab –. La sicurezza dei conducenti è una priorità crescente, con l’uso di assistenti come Ace per analizzare i dati telemetrici e capire chi guida in maniera più sicura. Rispetto ai mercati più maturi, l’Italia sta recuperando rapidamente, anche se resta da fare sul fronte della gestione dei costi complessi e dell’analisi delle emissioni».

Alle opportunità si affiancano cautele. «L’Ia può essere un’ottima alleata, soprattutto per flotte numerose – sottolinea Federico Di Paola, presidente di Best Mobility (la neonata associazione italiana che riunisce professionisti e responsabili della mobilità aziendale, ndr) e fleet manager di Engineering – ma occorre vigilare su privacy, cybersecurity e costi di adozione». Engineering - che gestisce oltre 1.500 auto aziendali -, spiega Di Paola, sta sviluppando soluzioni interne basate sull’Ia da estendere anche alla gestione della flotta. «Tra tre-cinque anni le soluzioni saranno così diffuse e affidabili da consentire una gestione sempre più puntuale in termini di efficienza, sicurezza, Esg e riduzione dei costi. Il compito del fleet manager sarà interpretare i dati elaborati dall’Ia, non raccoglierli manualmente», prevede il presidente di Best Mobility.

È questa, in fondo, la trasformazione più significativa: la professione evolve da ruolo operativo a funzione strategica. «Il fleet manager diventa un decision-maker data-driven, con competenze digitali e analitiche, capace di tradurre insight complessi in scelte concrete – aggiunge Viganò –. È un cambio di paradigma che sposta l’approccio dal controllo al coaching, con effetti diretti sulla sicurezza e sull’efficienza».

La traiettoria è segnata: l’Ia non sostituirà il fleet manager ma ne ridefinirà il ruolo. Meno meccanico e più analista, meno gestore di mezzi e più interprete di dati. In gioco non c’è solo l’efficienza delle flotte, ma la capacità delle imprese di cavalcare l’innovazione digitale per restare competitive.

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