Lettera l risparmiatore

Intelligenza artificiale: il software di Adobe deve spingere i profitti

Hi tech. Il colosso tecnologico ha finora avuto un andamento debole in Borsa. Il mercato ha apprezzato l’ultima trimestrale ma la sfida è sostenere la crescita

class="dinomecognome_R21"> Vittorio Carlini

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5' di lettura

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Intelligenza artificiale. Sono le due paroline magiche che, a torto o a ragione, hanno spinto i listini e le società tecnologiche. In particolare quelle che producono sistemi software. Sennonché c’è chi, nonostante faccia parte di quest’ultimo comparto, non ha finora beneficiato in Borsa della bacchetta magica dell’Artificial intelligence (AI).

Andamenti in Borsa

Un esempio? Adobe. Il colosso statunitense del software creativo, nell’ultimo anno, cresce solamente del 7,49% (chiusura al 18/6/2024). Nel 2024, poi, la performance è negativa (-12,46%). Le percentuali, peraltro, sarebbero addirittura più deboli, se il calcolo venisse realizzato prima della pubblicazione dell’ultima trimestrale. Nella giornata successiva (14 Giugno scorso) ai numeri del secondo quarter dell’esercizio 2023-24 il titolo del gruppo è balzato di oltre il 16%. In altre parole: da una parte, un importante contributo al trend dell’ultimo periodo è attribuibile ad una singola seduta; dall’altra, il mercato ha apprezzato le indicazioni trimestrali.

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I numeri di conto economico

Cosa è accaduto, in concreto? Adobe ha, dapprima, pubblicato ricavi (5,31 miliardi di dollari) e redditività netta rettificata (4,48 dollari di utile per azione) superiori al consensus. Inoltre l’azienda, richiamando tra le motivazioni proprio l’AI, ha aggiornato le stime sul terzo trimestre e migliorate quelle sull’intero esercizio 2023-24. Così: riguardo al quarter in corso, nel caso del giro d’affari è stata indicata la forchetta tra 5,33 e 5,38 miliardi (5,4 miliardi le attese del mercato); rispetto, invece, all’utile non GAAP adjusted per azione la guideline è 4,5-4,55 dollari, a fronte di un consensus di 4,48 dollari.Riguardo, poi, all’intero 2023-24 il ricavi sono adesso stimati tra 21,4 e 21,5 miliardi di dollari (21,3 e 21,5 la forchetta precedente) con le previsioni del mercato stabilizzate a quota 21,46 miliardi; l’adjusted earnings per share non GAAP, dal canto suo, dovrebbe posizionarsi tra 18 e 18,2 dollari (17,6-18 le previsioni del Marzo scorso) a fronte del livello di 18,02 per le stime degli operatori.

Insomma: si è concretizzato un generale miglioramento delle prospettive, che è stato apprezzato dagli investitori. Anche perché da un lato, tra le diverse motivazioni c’è, per l’appunto, il richiamo all’Artificial intellingence. E, dall’altro, vari competitor - quali SentinelOne, UiPath o Veeva - hanno al contrario ridotto le previsioni sul terzo trimestre in scia alla debolezza dell’economia e della domanda per la stessa AI. Ciò detto, però, una rondine non fa primavera. Di conseguenza, il risparmiatore fai-da-te prima di ipotizzare che Adobe abbia iniziato - realmente - a monetizzare l’Intelligenza artificiale deve fare attenzione.

SEMESTRI A CONFRONTO

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Oggetto sociale

Già, fare attenzione! Ma l’azienda, allora, è sulla giusta strada per estrarre valore dall’AI? Al fine di rispondere è utile ricordare l’oggetto sociale del gruppo. Adobe, al di là di un parte residuale del business (ad esempio servizi di eLearning), divide l’attività in due aree: Digital media (73,2% dei ricavi 2022-23) e Digital experience (25,2%). La prima, cui sono da ricondursi Adobe creative cloud e Adobe document cloud, include diversi strumenti (da Photoshop a Illustrator fino a Premiere) usati da professionisti creativi (ad esempio fotografi, video editor, sviluppatori di giochi). Inoltre - sempre nel Digital media - c’è la tecnologia PDF di Adobe - con applicazioni quali Acrobat e Acrobat Sign- finalizzata ad offrire flussi di lavoro digitali completi per i documenti.

La seconda area, invece, ha ad oggetto le piattaforme (sempre con la presenza del cloud) per, da una parte, effettuare analisi di dati, contenuti e il commercio digitale; e, dall’altra, gestire le esperienze dei clienti attraverso profili aggiornati (sempre più) in tempo reale.

Ciò considerato, un aspetto rilevante è la spinta sul fronte della nuvola informatica. Vale a dire: nonostante le applicazioni vengano normalmente scaricate sul dispositivo del cliente - che opera in locale -, quest’ultimo ha l’opportunità - grazie al cloud - di accedere a vari servizi: dagli aggiornamenti alla cyber-security fino alla condivisione del proprio lavoro. Adobe, da parte sua, riesce - sfruttando il sistema del pagamento in abbonamento - ad avere maggiore visibilità sui ricavi e a mantenere un continuo legame con l’utente. Si tratta, a ben vedere, di un contesto dove l’AI generativa (basta pensare alla creazione di immagini virtuali) avrebbe dovuto velocemente concretizzare maggiori guadagni. Tra le altre cose, anche grazie all’ottimizzazione della produttività ed abbattimento dei costi. Questo atout, tuttavia - almeno a livello borsistico -, non è stato percepito a pieno dagli investitori. Sono sorti dei dubbi.

AI o non AI?

In tal senso un un primo punto di discussione ha riguardato la possibilità che start up di Artificial intelligence possono erodere business all’azienda. La preoccupazione - per alcuni analisti - è che la nuova concorrenza faccia male ad Adobe. Non solo: sussiste un ulteriore problema. Quale? Il fatto che l’avanzare della nuova tecnologia offre soluzioni automatizzate - basta pensare a Sora di Open Ai che produce video in base ad un testo- per attività creative tradizionalmente realizzate da soluzioni di punta del gruppo. Quindi, di nuovo, l’attività della società sarebbe a rischio. In generale, le posizioni degli esperti non sono univoche. Riguardo al primo tema, comunque, c’è chi sottolinea che le start up di AI - anche a causa del rialzo del costo del denaro che rende più onerosi i round di finanziamento- devono affrontare acque agitate. Prova ne siano, tra le altre cose, le dimissioni di Emad Mostaque, ceo di Stability AI che è una delle aziende nascenti più importanti in concorrenza con il colosso Adobe.

LA STORIA DELL’UTILE PER AZIONE

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Rispetto, invece, alla seconda problematica, alcuni operatori ribattono che - nonostante tutto - gli utilizzatori di software per realizzare video o foto non vogliono rinunciare alla loro estrosità. Quindi, l’AI ha successo se è un supporto all’agente umano e non lo sostituisce in toto. Ciò che - leggendo le conference call di Adobe - è quello su cui punta il bigh dei software creativi. Un gruppo i cui utenti - viene sottolineato dalla stessa Adobe - hanno, nell’ultimo anno, generato attraverso Adobe Firefly (soluzione basata sull’Artificial intelligence) oltre 9 miliardi di immagini. Non solo. Lo stesso Firefly è stato incorporato nei prodotti di punta quali: Illustrator, Photoshop, Lightroom o Premier. Di più: è previsto che l’introduzione di un Assistente di Intelligenza artificiale su Document cloud «aumenterà la produttività» dei documenti.

Alla fine, quindi, l’azienda - unitamente ai numeri dell’ultima trimestrali - segnala come sussista la monetizzazione dell’Intelligenza artificiale. Per quanto -va nuovamente sottolineato - la sfida portata da soluzioni come Sora di Open Ai non può essere sottovalutata.

LA DINAMICA DEI FLUSSI DI CASSA

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Quotazioni e crescita

In un simile contesto - è palese - lo sguardo del risparmiatore fai-da-te si concentra sulle prospettive di crescita e sul domandarsi se queste possano giustificare le quotazioni attribuite dal mercato. Secondo Seeking Alpha il rapporto attuale tra prezzo ed utile non GAAP riferito al 2024 (calcolato sulla parte alta della forchetta indicata dall’azienda) è di 27,8 volte. Cioè: un valore superiore alla mediana di settore. Il PEG non GAAP (sulle stime di consensus tra 3-5 anni) è, dal canto suo, di 1,67 (a fronte del livello di 2,04 del comparto di riferimento). Si tratta, come in altre situazioni riferite ad aziende tecnologiche influenzate dall’AI, di un duplice scenario. Questo, da un lato, indica come ad oggi il titolo non sia a sconto; ma, dall’altro, ipotizza una valutazione più ragionevole nel caso ci sia l’attesa espansione della redditività. La “scommessa” sulla crescita -peraltro - è confermata da un altro indicatore: il rapporto tra Enterprise value e ricavi. Il multiplo, sempre secondo Seeking Alpha, è di 10,8. Di nuovo un dato maggiore di quello del comparto di appartenenza. Di nuovo l’indicazione - confermata da diversi esperti - che il business di Adobe, a fronte della attuali quotazioni, “deve” accelerare.

Per approfondire

L’andamento del titolo

L’analisi di Finlabo research

Riproduzione riservata ©
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