AI transition 2024

Intelligenza artificiale, servono modelli avanzati per competere

AI Transition 2024. Imprenditori, manager, ricercatori e politici a confronto per due giorni sulle strategie italiane e internazionali di sviluppo dei nuovi sistemi tecnologici e digitali per il governo della società

di Marco Alfieri

4' di lettura

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«Oggi serve costruire la nuova “autostrada del sole” dei dati per sviluppare applicazioni di Intelligenza Artificiale da addestrare su dati italiani. E serve una nuova Iri che innervi tutto il sistema industriale, lavorando sugli intangibili», spiega Giuliano Noci, vicerettore del Politecnico di Milano, aprendo la prima edizione di AI Transition 2024, “l’Intelligenza Artificiale entra in azienda” di cui è coordinatore del board scientifico.

Noci lo dice (si veda anche L’Analisi) seguendo il filo logico di quattro considerazioni. Uno: «AI non è un’opzione, anzi diventerà strutturale e cambierà il lavoro degli individui e delle imprese». Due: «L’Europa non sta toccando palla. Sulle AI investiamo appena il 5% di quello che investono gli Usa e rischiamo di far prevalere le regole astratte sulla sostenibilità economica». Tre: «La tradizione manifatturiera italiana, per anni alla base del nostro successo, potrebbe essere una debolezza in un mondo fortemente AI driven». Quattro: «In Italia manca una cultura del dato anche in aziende molto performanti, i silos interni spesso non comunicano».

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Per tutte queste ragioni la partita sull’Intelligenza Artificiale non è solo tecnologica bensì strategica, come accennato nell’intervento introduttivo dal direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, sollevando i grandi temi che stanno alla base del suo sviluppo. Ossia «come verrà prodotta l’enorme energia necessaria per alimentare i data center; chi governerà i dati che sono il nuovo petrolio; e come scuotere la piccola Europa dal suo torpore?». Anche per evitare il rischio, sottolineato a sua volta dal direttore generale media & business Gruppo 24 ORE e amministratore delegato 24 ORE Eventi, Federico Silvestri, che «l’AI diventi un termine vuoto e liquido, come già successo con la sostenibilità».

In sostanza serve conoscere al meglio l’impatto e gli sviluppi di queste applicazioni e di questa tecnologia generativa sui mercati e sulle nostre aziende, partendo dalla ricerca fondamentale, come racconta Nayla Murray, AI research director e capo di Fair Emea di Meta, il colosso di Mark Zuckerberg che quest’anno ha speso 40 miliardi di dollari sulle infrastrutture di AI. «Quello che stiamo cercando di fare nel nostro laboratorio, lavorando sui metodi della percezione - spiega Murray - è capire come estendere all’AI l’intelligenza di base umana, che è in grado di estrapolare informazioni e conoscenze attraverso esposizioni limitate».

Naturalmente bisogna intendersi su questo punto. Murray, ad esempio, evita di usare espressioni come super intelligenza. «Pur disponendo di una tecnologia molto potente, ci vorrà tantissimo tempo per poter raggiungere livelli di ragionamento sofisticato. Guardiamoci intorno», continua la ricercatrice. «L’AI generativa applicata al campo sanitario o legale oggi fa ancora un sacco di errori». Non solo. «Non sappiamo nemmeno se arriverà mai ad imparare in modo efficiente e dettagliato come la nostra mente».

Murray, insomma, vede potenzialmente dei rischi ma ritiene che sia ancora presto per adottare un approccio troppo prudenziale e regolatorio. Quel che serve è «chiarezza e trasparenza» per capire come funzionano e come non funzionano questi modelli. «Penso sia importante avere certezze sulle regole del gioco e sapere che resteranno uguali nel tempo. In Europa, invece, la situazione è piuttosto incerta, e questo impatta sugli investimenti».

Dopo le parole di Murray si sono poi sviluppate una serie di tavole rotonde il cui centro è sempre ruotato intorno al rischio di eccesso regolatorio europeo (ovviamente smentito da Roberto Viola della Ue, vedi articolo sotto), comparato ai differenti modelli americani e cinesi, e la sua scarsa propensione all’innovazione e agli investimenti che rischia di impattare sull’intero modello industriale del vecchio continente e, in particolare, di quello italiano.

Per Alberto Forchielli, founder partner di Mindful Capital Partners, «l’AI è davvero l’ultima spiaggia per aumentare la produttività del nostro sistema economico, dopo 30 anni di stagnazione». Per Giuseppe Di Franco, ceo di Lutech, «la partita dell’AI ora si gioca a livello di adozione e integrazione nei processi di aziende, istigtuzioni e della società. Infrastrutture e soluzioni devono essere calati nei contesti e devono prendere vita a partire dai dati e dagli obiettivi che ci si pone».

Anche per Stefania Pompili, ceo di Sopra Steria, «l’Europa deve investire nella sicurezza dei dati e nella protezione delle infrastrutture digitali, riducendo così la dipendenza dalle tecnologie esterne promuovendo una governance flessibile che tuteli privacy e democrazia». Di più. «Che uso vogliamo fare dell’AI generativa per semplificarci la vita e reindirizzare quello che facciamo su produzioni a più alto valore aggiunto? Questa è la domanda a cui occorre rispondere», secondo Pompili, in un mondo in cui, con il Metaverso, l’accesso a internet cambierà sempre più, grazie ad oggetti indossabili, «e dove l’AI diventa il principale abilitatore», come spiega Luca Colombo, country director Italia di Meta. «Quello che vediamo oggi, infatti, è solo l’inizio: il panorama tecnologico si amplierà molto».

Altro caso interessante è quello delle Tlc e delle sue reti che sono uno degli elementi della architettura digitale contemporanea, composta da tutto ciò che fa connettività, immagazzinamento dati e processing, piattaforme software e AI. Ad esempio, Fastweb ha appena inaugurato un super computer a Bergamo proprio per costituire un Modello italiano di intelligenza artificiale che riflette lingua, cultura, economia e società del nostro paese. «È il più grande dataset in lingua italiana e sarà a disposizione delle aziende e degli enti pubblici, con dati al sicuro e di qualità», racconta l’head of marketing, Marco Pennarola. Anche Tim Enterprise ha diverse applicazioni in campo AI, «su due versanti», spiega il responsabile Offerta IT & Cloud, Claudio Ricci. «Efficienza operativa e miglioramento dei servizi alla clientela come grazie alla AI generativa».

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