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«Intelligenza artificiale, non stiamo assistendo alla fine del software»

Per Maximilien Abadie, deputy ceo di Lectra, il valore sta nei processi accumulati negli anni e nella qualità delle informazioni

di Gianni Rusconi

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La fine del software in abbonamento o, più semplicemente, la fine della sua rendita di posizione? Il dibattito intorno alla cosiddetta “SaaSpocalypse” nasce anche da qui, dalla convinzione che l’intelligenza artificiale generativa e il cosiddetto vibe coding (il poter creare applicazioni attraverso prompt in linguaggio naturale) possano svuotare di valore le piattaforme SaaS tradizionali, omologando la generazione di codice per ridurne la rilevanza. Se il software erogato in modalità servizio, in altre parole, può essere generato quasi in tempo reale dagli agenti AI, perché continuare a pagare licenze e abbonamenti sempre più onerosi?

I protagonisti storici del software enterprise sono i primi soggetti interessati da questa riflessione, anche se lo scenario reale è probabilmente meno radicale di quanto la narrativa apocalittica possa far immaginare e riflette una trasformazione profonda e complessa, che investe il rapporto fra intelligenza artificiale e modelli di business digitali.

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Come si evolverà il software?

«Non stiamo assistendo alla fine del software, ma alla sua evoluzione», osserva in proposito Maximilien Abadie, deputy ceo di Lectra, gruppo tecnologico francese presente in oltre cento Paesi e attivo in modo particolare nei settori della moda, dell’arredamento e dell’automotive con una piattaforma che combina SaaS, IoT, analytics e tecnologie AI e a supporto dei processi produttivi.

«Quindici o vent’anni fa – ha spiegato il manager al Sole 24 Ore - il cloud ha permesso alle software company di reinventare il proprio modello di business. Oggi l’intelligenza artificiale consente di alzare ulteriormente l’asticella, perché rende una commodity la capacità generica di scrivere codice, ma non può rendere commodity i dati industriali proprietari o i workflow costruiti su misura per un settore».

«Il valore sta nei processi accumulati»

Nella visione di Lectra, insomma, agenti e strumenti generativi non elimineranno il software enterprise perché non potranno sostituire ciò che realmente crea valore nelle organizzazioni, e in modo particolare di quelle attive in comparti industriali complessi, dove i dati non sono pubblici e non alimentano i grandi modelli linguistici. «Nella moda o nell’automotive – sottolinea in proposito Abadie - il valore sta nei processi accumulati negli anni e nella qualità delle informazioni industriali, nella sicurezza e nella continuità operativa. Le aziende hanno bisogno di sistemi affidabili, scalabili e capaci di funzionare 24 ore su 24 senza interruzioni e su temi come la tracciabilità dei prodotti non possono esserci compromessi sulla qualità e sull’accuratezza dei dati».

Dal modello “prodotto” a quello orientato ai risultati

La vera “apocalisse” aleggia quindi sul modello economico del SaaS, che per anni ha visto il software venduto come prodotto e che ora, gioco forza, vede l’AI accelerare il passaggio verso un approccio orientato a fornire risultati di business. Non è il numero di funzionalità disponibili di un’applicazione a generare il vero valore bensì l’impatto concreto che questa ha sui processi, sottoforma di riduzione degli sprechi, maggiore produttività, incremento dei margini o velocità di esecuzione.

Lectra ha iniziato a percorrere questa strada sin dal 2018, introducendo offerte monetizzate in base all’utilizzo del software o all’output generato, e riflette la tendenza che vuole il fornitore tecnologico essere partner operativo continuo dell’azienda, attraverso servizi di supporto e customer success. «I clienti – spiega meglio il concetto Abadie - non acquistano soltanto tecnologia o macchinari, ma si aspettano che li accompagniamo nella loro trasformazione, e un modello orientato ai risultati ci obbliga a garantire che il software produca ciò che loro si aspettano».

C’è infine un altro tema destinato a diventare centrale nell’era dell’AI agentica ed è la responsabilità del software. La convinzione del Deputy Ceo di Lectra in proposito è esplicita: le aziende non delegheranno decisioni critiche a sistemi guidati dall’intelligenza artificiale che non possono verificare attraverso un controllo umano e vorranno sempre capire come l’AI arriva a una conclusione.

Più che la fine del SaaS, insomma, è bene concentrarsi su una nuova fase, in cui il software non potrà più limitarsi a essere uno strumento da noleggiare a consumo ma dovrà dimostrare in modo costante affidabilità, impatto operativo e (anche) capacità di assumersi responsabilità. E se l’intelligenza degli agenti ne può accelerare lo sviluppo abbassando le barriere d’ingresso, non viene certo meno (anzi) la necessità di basi dati affidabili e infrastrutture e processi AI-ready.

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