Intelligenza artificiale, nel «Mondo Nuovissimo» il lavoro non è più al centro
Il saggio di Fabio De Felice e Roberto Race indaga sulle prospettive (lavorative e non) della rivoluzione Ai. Con un alert: serve un’etica per governare questi processi
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In un’epoca in cui la produttività è l’unità di misura del successo, siamo abituati a misurare il valore della persona in funzione del suo lavoro e della sua remunerazione. Ma il futuro potrebbe stravolgere questa consuetudine. L’intelligenza artificiale cancella il lavoro intellettuale, dopo che la tecnologia del passato ha automatizzato funzioni assolte dall’attività fisica. Con i punti di forza dell’Ai - velocità, imparzialità e convenienza - l’essere umano spesso non riesce a competere. Dobbiamo quindi costruire una società in cui il lavoro non sia l’unico mezzo per trovare uno scopo nella vita.
La prospettiva è indicata con convinzione dall’imprenditore Fabio De Felice, fondatore di Protom Group, e Roberto Race, consulente in corporate e reputation strategy, nel libro scritto a quattro mani Il Mondo Nuovissimo (Luiss University Press), il cui titolo parafrasa direttamente il grande Aldous Huxley, padre di tutta la letteratura distopica dal Novecento in avanti. Nell’opera, preceduta dalla prefazione di monsignor Vincenzo Paglia, gli autori intrattengono una serie di dialoghi sull’impatto della rivoluzione digitale in svariate dimensioni dell’umano esistere, approdando in conclusione anche alla sfera lavorativa. Con tesi che riecheggiano il pensiero di Jeremy Rifkin, aggiornato all’epoca dell’Ai.
Ma prima, De Felice e Race ci mettono in guardia rispetto a fenomeni già in atto di cui in Occidente si ha scarsa percezione, come il colonialismo digitale, basato su masse di giovani intellettuali delle aree più povere del mondo disposti a etichettare per quattro soldi i miliardi di dati occorrenti per consentire all’Ai di funzionare. Perché la tecnologia, in sé, non è buona o cattiva, ma nelle mani di poche holding globali diventa strumento per moltiplicare esponenzialmente le diseguaglianze, per censurare e manipolare l’informazione, asservire la libertà di pensiero, abbattere appunto il costo di dipendenti e collaboratori. Tra le testimonianze raccolte, quelle di Maximo Ibarra, ceo di Engineering, Stefano Rebattoni, presidente di Ibm Italia, Valentino Confalone, country president di Novartis e Pierroberto Folgiero, ad di Fincantieri
Il Mondo Nuovissimo va oltre la questione lavoro, fino a evidenziare gli effetti su amori e cinema, arti figurative ed economia circolare, istituzioni democratiche e autoritarismi crescenti. Il tutto senza avere in tasca ricette pre-scritte, ma proponendo la necessità di un’etica dell’Ai che ne impedisca un utilizzo disumano. Una strada che potrebbe far sì che le nuove distopie da più parti sventolate – catastrofi nucleari, climate change, pandemie, esaurimento di risorse alimentari, idriche, materie prime vitali – restino letteratura. E che lo scenario Terminator continui a essere roba da film.
Fabio De Felice, Roberto Race
«Il Mondo Nuovissimo. Dialoghi su etica e intelligenza artificiale»
Luiss University Press, Euro 16, pp. 172








