I decreti legislativi

Intelligenza artificiale e lavoro, nulle le decisioni automatizzate

Le regole per l’Ai: in tutti i settori potere di sanzione ad Agenzia digitale e Agenzia cybersicurezza. Equo compenso per i professionisti. Ok alle sperimentazioni in deroga alle norme

di Carmine Fotina

 (Adobe Stock)

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Prende forma il primo pacchetto di regole italiane sull’intelligenza artificiale. Il consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare due decreti legislativi di attuazione della legge 132/2025, in materia di governance, sperimentazione, lavoro, istruzione e università, attività di polizia e responsabilità civile e penale (si vedano gli altri articoli nelle pagine 4 e 5), mentre altri decreti, soprattutto su temi di sanità e giustizia, dovranno successivamente completare il quadro.

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Il testo specifica che sono nulle decisioni che riguardano i rapporti di lavoro, compresi i licenziamenti, adottate esclusivamente sulla base di un trattamento automatizzato effettuato mediante sistemi di intelligenza artificiale. In materia di sicurezza, viene stabilito che i sistemi di Ai devono essere inclusi nell’ambito della valutazione dei rischi prevista dal Testo unico sicurezza sul lavoro. L’articolo 48 del Dlgs sancisce invece la garanzia dell’equo compenso per le prestazioni professionali che comportano l’utilizzo di sistemi di Ai, con una modulazione ancorata alla classificazione del rischio ai sensi dell’Ai act europeo. La maggiorazione è tuttavia inserita come possibilità ed è rimessa a un aggiornamento, entro 12 mesi, dei decreti sui parametri per la liquidazione dei compensi professionali. Novità anche nel campo della proprietà industriale: gli algoritmi impiegati per l’addestramento di sistemi di Ai saranno tutelabili come segreti commerciali.

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La legge italiana, sulla base dell’AI act, si applica a fornitori; utilizzatori con sede nella Ue,intese come persone fisiche o giuridiche, comprese le autorità pubbliche; fabbricanti di prodotti che mettono in servizio un sistema di Ai insieme al loro prodotto. In quest’ambito la governance ruoterà attorno a due agenzie, quella per il digitale (Agid) e quella per la cybersicurezza (Acn), secondo uno schema elaborato dal Dipartimento per la trasformazione digitale che fa capo al sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti.

L’Agid, in particolare, sarà l’autorità nazionale di notifica: per la valutazione, designazione e notifica degli organismi di valutazione della conformità. L’Acn sarà invece l’autorità generale per la vigilanza del mercato, ma affiancata da Banca d’Italia, Consob e Ivass che restano competenti nei casi in cui - per i profili che interesseranno, rispettivamente, il comparto bancario, finanziario e assicurativo – siano messi in servizio o utilizzati sistemi ad alto rischio secondo la classificazione dell’Ai act. Sia l’Agid che l’Acn avranno il potere di irrogare le sanzioni amministrative pecuniarie previste dall’articolo 99 dell’Ai act in caso di violazione del divieto di pratiche illecite: fino a 35 milioni di euro o, se si tratta di un’impresa, fino al 7% del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente, se superiore.

Il testo disciplina poi le collaborazioni attivabili con la Guardia di Finanza e i possibili accordi, protocolli d’intesa e di cooperazione tra le varie autorità ma, a testimonianza del fatto che questo schema potrebbe creare anche delle divergenze e sovrapposizioni, vengono previsti anche un Comitato di coordinamento presso la presidenza del Consiglio e un tavolo tecnico presso il ministero delle Imprese da attivare nel caso di conflitti di competenza. E la difficoltà di equilibri tra amministrazioni ha caratterizzato anche la stesura della misura sugli spazi di sperimentazione normativa, le cosiddette sandbox regolamentari. Sarà possibile condurre la sperimentazione e la validazione di sistemi di Ai in deroga a norme e regime autorizzativi, in condizioni controllate, sotto la supervisione di Agid e Acn, ma fino alla fine il testo è stato limato per stabilire un coordinamento con la sperimentazione del fintech che fa capo al ministero dell’Economia.

Con i decreti di ieri, che comunque dovranno passare ora al vaglio delle commissioni parlamentari e della Conferenza unificata, il governo rivendica di essere il primo Stato europeo ad aver predisposto una disciplina organica sull’intelligenza artificiale. Secondo alcuni osservatori la decisione di anticipare i tempi, rispetto alla piena implementazione dell’Ai act, potrebbe però rappresentare in futuro uno svantaggio, perché la normativa nazionale potrebbe aver bisogno subito di aggiornamenti. Con il pacchetto Digital omnibus la Commissione Ue ha previsto semplificazioni e il rinvio (tra dicembre 2027 e agosto 2028) dell’applicazione delle regole per i sistemi ad alto rischio, che in diversi passaggi sono richiamati dai due Dlgs del governo.

L’esecutivo va comunque avanti e, con un Dpcm, ha anche nominato il nuovo gruppo di esperti chiamati ad aggiornare la Strategia nazionale per l’intelligenza artificiale con orizzonte 2026-2028 e un focus, a differenza della legge, più rivolto allo sviluppo dell’ecosistema economico e tecnologico. Il Comitato, che opererà fino al 31 gennaio 2027, a titolo gratuito, sarà coordinato da Gianluigi Greco (già a capo del comitato che aveva scritto la Strategia 2024-2026) e composto da 13 membri tra esperti e rappresentanti dei ministeri.

Fino a oggi diversi degli obiettivi del documento redatto agli inizi del 2024 sono rimasti su carta. Ora, la tabella di marcia fa presagire che la nuova strategia arriverà solo a ridosso della fine della legislatura, inevitabilmente, quindi, tutta la fase di implementazione ricadrà sul prossimo governo.

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