Intelligenza artificiale, dall’identificazione biometrica ai divieti: ecco cosa prevede l’intesa Ue
Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale generativa, il compromesso prevede un approccio a due velocità
di Beda Romano
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DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Dopo tre giorni di intense trattative, Parlamento e Consiglio hanno raggiunto nella notte tra venerdì 8 dicembre e sabato 9 dicembre a un accordo politico su un testo legislativo a dir poco rivoluzionario, perché nei fatti regolamenterà l’uso dell’intelligenza artificiale nell’Unione europea.
Le reazioni all’accordo
Il sofferto compromesso ha suscitato reazioni contrastanti. Preoccupate si sono dette sia le associazioni di categoria che le organizzazioni non governative.
«Si tratta di un risultato storico e di un’enorme pietra miliare verso il futuro – ha commentato la rappresentante del Consiglio durante i negoziati, Carme Artigas, sottosegretaria spagnola al digitale –. In questo sforzo, siamo riusciti a mantenere un equilibrio estremamente delicato tra il promuovere l’innovazione e l’adozione dell’intelligenza artificiale in Europa, garantendo al tempo stesso il pieno rispetto dei diritti fondamentali dei nostri cittadini».
Parlamento e Consiglio hanno affrontato il negoziato da posizioni diverse. In ultima analisi, e semplificando al massimo, mentre i parlamentari volevano ottenere regole più restrittive, i governi chiedevano maggiori margini di manovra sia nel campo della sicurezza che nell’ambito propriamente industriale ed economico. L’accordo provvisorio chiarisce che il nuovo regolamento non si applica ad aree al di fuori del campo di applicazione del diritto dell’Unione.
Cosa prevede l’accordo
Rispetto alla proposta comunitaria, il compromesso prevede poteri di applicazione a livello europeo; l’estensione dell’elenco dei divieti, ma con la possibilità di utilizzare l’identificazione biometrica a distanza da parte delle autorità di polizia negli spazi pubblici, a condizione che siano previste delle salvaguardie; una migliore protezione dei diritti attraverso l’obbligo per chi impiega sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio di condurre una valutazione d’impatto.


