Unione europea

Intelligenza artificiale, dall’identificazione biometrica ai divieti: ecco cosa prevede l’intesa Ue

Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale generativa, il compromesso prevede un approccio a due velocità

di Beda Romano

Caso Sam Altman, il romanzo dell’IA

2' di lettura

2' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Dopo tre giorni di intense trattative, Parlamento e Consiglio hanno raggiunto nella notte tra venerdì 8 dicembre e sabato 9 dicembre a un accordo politico su un testo legislativo a dir poco rivoluzionario, perché nei fatti regolamenterà l’uso dell’intelligenza artificiale nell’Unione europea.

Le reazioni all’accordo

Il sofferto compromesso ha suscitato reazioni contrastanti. Preoccupate si sono dette sia le associazioni di categoria che le organizzazioni non governative.

Loading...

«Si tratta di un risultato storico e di un’enorme pietra miliare verso il futuro – ha commentato la rappresentante del Consiglio durante i negoziati, Carme Artigas, sottosegretaria spagnola al digitale –. In questo sforzo, siamo riusciti a mantenere un equilibrio estremamente delicato tra il promuovere l’innovazione e l’adozione dell’intelligenza artificiale in Europa, garantendo al tempo stesso il pieno rispetto dei diritti fondamentali dei nostri cittadini».

Parlamento e Consiglio hanno affrontato il negoziato da posizioni diverse. In ultima analisi, e semplificando al massimo, mentre i parlamentari volevano ottenere regole più restrittive, i governi chiedevano maggiori margini di manovra sia nel campo della sicurezza che nell’ambito propriamente industriale ed economico. L’accordo provvisorio chiarisce che il nuovo regolamento non si applica ad aree al di fuori del campo di applicazione del diritto dell’Unione.

Intelligenza artificiale, quali applicazioni per le aziende

Cosa prevede l’accordo

Rispetto alla proposta comunitaria, il compromesso prevede poteri di applicazione a livello europeo; l’estensione dell’elenco dei divieti, ma con la possibilità di utilizzare l’identificazione biometrica a distanza da parte delle autorità di polizia negli spazi pubblici, a condizione che siano previste delle salvaguardie; una migliore protezione dei diritti attraverso l’obbligo per chi impiega sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio di condurre una valutazione d’impatto.

Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale cosiddetta generativa, il compromesso prevede un approccio a due velocità. Verranno imposte regole a tutti per garantire la qualità dei dati utilizzati nello sviluppo degli algoritmi e per verificare che non violino la legislazione sul copyright. Gli sviluppatori dovranno inoltre garantire che i suoni, le immagini e i testi prodotti siano chiaramente identificati come artificiali. Vincoli più stringenti si applicheranno invece ai sistemi più potenti.

Il fronte degli scettici

Curiosamente, il compromesso ha provocato reazioni negative su più fronti. «Accogliamo positivamente i progressi compiuti in molti campi, ma restiamo preoccupati da un approccio a due livelli che provocherà significativa incertezza giuridica – ha detto Marco Leto Barone, dell’Information Technology Industry Council -. Siamo inoltre delusi dal divieto di categorizzazione biometrica, che ostacolerà molti usi commerciali dell’intelligenza artificiale, vantaggiosi e a basso rischio».

Dubbi sono emersi anche dal versante opposto. Critica è stata la European Consumers Organization: «I sistemi di intelligenza artificiale in grado di identificare e analizzare i sentimenti dei consumatori saranno ancora consentiti, il che è molto preoccupante visto quanto sono invasivi e imprecisi (…) Inoltre, i modelli alla base di sistemi come Chat-GPT, che possono essere integrati in un’ampia gamma di servizi, non saranno sufficientemente regolamentati».

A questo punto il testo legislativo, che prevede altresì elevate sanzioni pecuniarie contro le imprese che ne violano i principi, andrà curato nei dettagli prima di essere messo al voto definitivo del Parlamento e del Consiglio. Il regolamento verrà pienamente applicato due anni dopo l’entrata in vigore, precisa in un comunicato il Consiglio. Nei fatti, l’Unione europea diventa la prima giurisdizione al mondo a regolare l’ambito delicatissimo dell’intelligenza artificiale.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti