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Ingegneria, la laurea diventa abilitante e darà accesso all’albo

In via di chiusura il percorso che porterà 21 classi di laurea a sostituire l’esame di Stato

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La laurea in ingegneria diventerà abilitante. Al suo interno, cioè, sarà inclusa una prova che sostituirà l’esame di Stato e, di fatto, basterà da sola ad esercitare la professione. Il percorso che porterà all’approvazione di un regolamento destinato a introdurre la novità si sta per chiudere: se n’è parlato nel corso del 70esimo Congresso nazionale degli ingegneri, in corso a Trieste.

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Fine dell’esame di Stato

Il tavolo tecnico presso il ministero dell’Università e della ricerca, collegato all’attuazione della legge 163/2021, si chiuderà nel mese di ottobre; seguiranno un Dpr e un decreto ministeriale, poi si potrà partire. Il riassetto in arrivo, però, è già sostanzialmente definito. «Stiamo lavorando per riuscire a partire già dal prossimo anno accademico», dice Carmela Pierri, dirigente Ufficio III della Direzione generale post laurea del Mur.

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All’interno del percorso di laurea sarà inserito lo svolgimento di un tirocinio pratico-valutativo con un esame su tematiche ordinistiche-professionali: questo passaggio sostituirà, di fatto, l’esame di Stato. Saranno ventuno le classi di laurea magistrale destinate a diventare abilitanti: tra queste, l’ingegneria civile, quella della sicurezza, per l’ambiente e il territorio, l’ingegneria aerospaziale, chimica, elettrica, meccanica, navale, l’ingegneria dell’automazione, informatica, delle telecomunicazioni, l’ingegneria biomedica e quella gestionale.

Riassetto dell’albo

Contemporaneamente, partirà un riassetto dell’albo degli ingegneri, che sarà allineato al nuovo sistema di lauree. Andrà progressivamente verso la sparizione la sezione B, dedicata agli ingegneri junior. Inoltre, dai tre attuali settori si passerà a cinque settori dell’albo, unicamente accessibili per i laureati magistrali, con una riorganizzazione basata sulla maggiore coerenza. I settori saranno: ingegneria civile e ambientale, industriale, dell’informazione, biomedica e clinica e gestionale.

Saranno, comunque, fatti salvi i diritti già consolidati: l’esame di Stato resterà in vita per i laureati magistrali o vecchio ordinamento che abbiano conseguito il titolo in precedenza all’entrata in vigore della laurea magistrale abilitante. Saranno anche previsti percorsi che consentano, per gli appartenenti alla sezione A dell’albo, l’accesso a settori diversi da quello di appartenenza.

Riforma della professione

La novità punta, insieme alla riforma delle professioni in discussione alla Camera, anche a ricomporre quella che il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini ha definito una frattura: «Gli ingegneri iscritti all’albo sono 253mila; i possessori di un titolo accademico in ingegneria sono oltre un milione. La distanza tra questi due numeri racconta una frattura: un numero estremamente elevato di laureati in ingegneria lavora in settori strategici quali l’ingegneria dell’informazione, le fonti energetiche, l’industria avanzata, la sanità digitale, senza alcun collegamento con il sistema ordinistico, perché quelle attività non rientrano tra le competenze riservate agli ingegneri iscritti all’albo».

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