Se nel complesso le procedure sono diminuite rispetto agli anni scorsi - il 1° giugno 2023 quelle aperte contro l’Italia erano 82; facendo un salto indietro di cinque anni, al 3 giugno 2019, erano 71 - il tema più critico rimane lo stesso: l’ambiente. Le infrazioni aperte per violazioni o mancato recepimento di normative europee in questo ambito sono 19, poco meno di un terzo del totale, tra cui quelle già citate che bacchettano l’Italia su rifiuti, qualità dell’aria e plastica. A seguire, ci sono sette procedure aperte nell’ambito trasporti, sei in affari economici e finanziari e sei in lavoro e politiche sociali.
Ungheria, 135 procedure: dalle Ong alle leggi anti-Lgbt
Ufficialmente, sono 135 le procedure di infrazione in corso contro l’Ungheria, tutte in fasi diverse. Potrebbe essere considerato un numero medio e, in effetti, è anche quanto comunica il governo ungherese. In realtà, alcune delle violazioni del diritto dell’Ue sono casi di alto profilo e ampiamente riportati che sono stati avviati contro il Paese negli ultimi anni.
Il governo di Viktor Orbán è sempre più ostile all’Ue e nei suoi discorsi il primo ministro ha giurato di «marciare contro» Bruxelles. Orbán vuole anche proteggere l’Ungheria dalle interferenze straniere, comprese quelle dell’Unione Europea.
Per questo motivo, il parlamento ha approvato la cosiddetta Legge sulla sovranità, che crea una nuova autorità con poteri di indagine sulle attività politiche svolte per conto di, o finanziate da, un interesse straniero. Le organizzazioni per la libertà dei media e le Ong hanno paragonato la misura alla legge sugli agenti stranieri della Russia e anche il Consiglio d’Europa ha chiesto l’abbandono della legge ungherese. La Commissione europea ha agito rapidamente e ha avviato la procedura di infrazione a febbraio, appena una settimana dopo l’entrata in vigore del provvedimento.
Un’altra importante procedura di infrazione relativa allo Stato di diritto è stata avviata nel 2021 per la cosiddetta legge sulla «protezione dei minori». Solo un anno dopo, nel 2022, la Commissione ha deciso di deferire l’Ungheria alla Corte di giustizia dell’Ue per una legge che, a suo dire, discrimina le persone sulla base del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere. La legge ungherese, in particolare, individua e prende di mira i contenuti che «promuovono o ritraggono» ciò che definisce «divergenza dall’identità personale corrispondente al sesso alla nascita, cambiamento di sesso o omosessualità» per i minori di 18 anni.