Stando alla sentenza di primo grado, un incidente causato da rottura del veicolo non avrebbe avuto esito mortale: è la caduta di un bus dal viadotto Acqualonga dell’A16 presso Avellino il 28 luglio 2013, costata la vita a 40 persone.
Nel caso del bus ungherese schiantatosi contro il pilone di un cavalcavia dell’A4 Brescia-Padova, con 17 morti il 20 gennaio 2017 per presunto colpo di sonno dell’autista, è in corso il processo di primo grado che coinvolge anche il gestore: il pilone, dopo l’ampliamento a tre corsie, era contiguo all’asfalto e protetto da un guard-rail parso subito inadeguato.
Gli interventi
Un altro gestore (Aspi) in alcune situazioni analoghe ha adottato protezioni con muretti in grado di deviare in modo non troppo violento i mezzi prima dell’impatto con i piloni. Questo è uno degli interventi portati a termine dai gestori negli ultimi 15 anni, gli stessi in cui la mortalità autostradale è scesa (risultato cui ha contribuito anche il diffondersi di airbag, abs e altre dotazioni di sicurezza dei veicoli).
Per esempio, Aspi (che gestisce 3.000 km, metà della rete a pedaggio) ha realizzato oltre 2.500 interventi sui Pism (punti con incidentalità superiore alla media): segnaletica più “forte”, asfalto a maggior aderenza su 80 km e con bande rumorose su 570 km e oltre 30 svincoli, box autovelox e altro. Risultati: -78% di sinistri, tanto che i Pism si sono ridotti da 477 a 113 (soprattutto per microtamponamenti in ore di punta).