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Infrastrutture, antifrode e AI: ecco il futuro dei pagamenti digitali

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Nel 2025 il valore complessivo dei pagamenti cashless in Italia ha superato per la prima volta la soglia simbolica dei 500 miliardi di euro, attestandosi a 518 miliardi (il 45% dei consumi totali degli italiani), secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano. Il transato elettronico è triplicato rispetto a dieci anni prima e nell’ultimo triennio ha accelerato a un tasso medio annuo del 9,5 per cento. Si consolida il sorpasso sul contante, registrato già nel 2024. L’Italia, tuttavia, occupa ancora il 21° posto su 27 Paesi Ue nel Cashless Society Index 2026 elaborato da Teha Group, con 181,4 transazioni digitali pro capite, contro una media europea di 246,8. Il potenziale è enorme: in caso di allineamento ai best performer continentali, il mercato potrebbe liberare ulteriori 123 miliardi di euro. Una leva strategica non solo per le imprese del settore, ma per l’intera competitività del sistema Paese.

La normativa detta il cambiamento
A guidare questa trasformazione strutturale è un lavoro normativo incessante. L’entrata in vigore dell’Instant Payments Regulation, che dallo scorso ottobre 2025 ha introdotto l’obbligo per gli istituti finanziari europei di offrire pagamenti istantanei a costi equiparati a quelli ordinari, ha impresso un’accelerazione senza precedenti all’intera filiera. Parallelamente, la Verification of Payee (VoP) ha ridisegnato le regole della sicurezza nelle transazioni, imponendo ai Prestatori di Servizi di Pagamento un controllo preventivo e obbligatorio sull’identità del beneficiario prima che ogni pagamento venga eseguito. Non si tratta di semplici adempimenti tecnici: sono cambiamenti che ridefiniscono i rapporti di fiducia tra cittadini, imprese e sistema bancario.
Anche il quadro delle frodi si fa più complesso. Secondo il “Rapporto sulle operazioni di pagamento fraudolente in Italia – I semestre 2025 ” pubblicato da Banca d’Italia a febbraio 2026, il tasso di frode complessivo rimane statisticamente contenuto (12 casi fraudolenti ogni 100.000 operazioni e 3 euro ogni 100.000 euro transati), ma la criminalità finanziaria cambia forma. Le frodi diventano più mirate, più sofisticate, concentrate sui canali digitali e sulle transazioni transfrontaliere. Le operazioni verso Paesi extra-SEE, pur rappresentando appena il 3% dei pagamenti con carte e moneta elettronica, pesano per circa un quinto delle frodi perpetrate con quegli stessi strumenti. La moneta elettronica mostra tassi in salita: 0,031% in valore, contro lo 0,027% del semestre precedente.
Il rafforzamento degli asset nazionali assume, in questo scenario di forte crescita, un valore che va oltre la dimensione tecnologica, contribuendo alla competitività del sistema Paese, alla sua integrazione nel mercato europeo dei pagamenti e alla sicurezza.

Una nuova infrastruttura per un sistema all’avanguardia
Non solo dati e normativa. A restituire la portata del cambiamento in atto sono anche le innovazioni tecnologiche, sempre più strategiche e rilevanti. È di poche settimane fa, l’annuncio destinato a trasformare l’infrastruttura finanziaria nazionale: la società benefit CBI svilupperà e gestirà il nuovo CBI-Comp, il sistema di compensazione multilaterale per i pagamenti al dettaglio domestici, come assegni, incassi commerciali e transazioni del circuito Bancomat.
L’infrastruttura sostituirà BI-Comp, il sistema di compensazione della Banca d’Italia che nel 2025 ha elaborato i saldi di oltre 2,1 miliardi di transazioni, per un controvalore complessivamente superiore a 736 miliardi di euro. Una mole straordinaria di operazioni quotidiane che passerà ora nella gestione di un’infrastruttura privata, scalabile, moderna.
Il Comitato Direttivo della Cipa - Convenzione Interbancaria per l’Automazione tra la Banca d’Italia, l’Abi, banche e altri soggetti finanziari ha approvato la soluzione scelta dal mercato, individuando in CBI il soggetto chiamato a presidiare la realizzazione e la gestione della nuova soluzione di compensazione nell’ambito di un processo di valutazione avviato dopo che la Banca d’Italia aveva manifestato l’intenzione di dismettere BI-Comp. L’orientamento delle banche è una conferma di fiducia nelle competenze tecniche di CBI e nella sua capacità di operare in un quadro di elevata complessità.

Come funziona CBI-Comp
CBI-Comp compenserà e invierà al regolamento in moneta di banca centrale i saldi netti dei pagamenti domestici denominati in euro scambiati tra i Prestatori di Servizi di Pagamento, mantenendo elevati standard di sicurezza, prevedibilità dei costi, continuità e affidabilità. Il sistema sarà soggetto alla sorveglianza della Banca d'Italia, come previsto dal quadro normativo vigente. L’aspetto più rilevante, però, è strategico: CBI passa così da un modello fondato sulla messaggistica a un ruolo diretto nelle dinamiche core dei pagamenti, rafforzando il presidio infrastrutturale nazionale e contribuendo in modo concreto alla modernizzazione e alla competitività del sistema Paese.

Sicurezza e innovazione i driver della crescita
L’innovazione è da sempre nel Dna di CBI, che è riuscita ad affermarsi quale punto di riferimento per il sistema dei pagamenti digitali italiani. Tra i servizi di maggiore impatto, ad esempio, c’è CBI Name Check, la soluzione di Verification of Payee sviluppata in conformità allo schema Epc (European Payments Council). Il servizio verifica in tempo reale la corretta associazione tra codice iban e nome del beneficiario di un pagamento, prima che la transazione venga eseguita: un baluardo contro alcune delle frodi più insidiose e diffuse. Grazie a questo servizio, la mancata corrispondenza tra il nome del vero fornitore e l’intestatario dell’Iban fraudolento viene segnalata prima dell’esecuzione del bonifico, consentendo al pagatore di non cadere nell’inganno. Lo stesso meccanismo di protezione opera in caso di manomissione delle coordinate bancarie durante la trasmissione di una fattura. CBI Name Check gestisce in media 5 milioni di verifiche al giorno e 150 milioni di verifiche al mese, con una quota tra il 15 e il 20% proveniente da PSP europei. CBI ha ottenuto la qualifica di RVM (Routing and Verification Mechanism) dall’Epc.
Un’altra frontiera su cui CBI sta investendo con decisione è la Request to Pay (Rtp), il servizio che digitalizza la richiesta di pagamento sia per il comparto pubblico sia per quello privato. Anziché imporre al debitore di cercare le coordinate per pagare, è il creditore a inviare una richiesta digitale che il cliente può accettare, rifiutare o negoziare direttamente dal proprio home banking o dalla propria app. Il cliente cessa di essere un soggetto passivo e diventa un prosumer, partecipa attivamente al processo di incasso, sceglie modalità e tempi di pagamento, contribuisce a costruire una relazione commerciale più equilibrata e trasparente.
Guardando al futuro, due temi dominano l’agenda strategica di CBI: l’Agentic AI e l’Euro Digitale. Entrambi rappresentano discontinuità di sistema, non mere evoluzioni incrementali. L’Agentic AI è già una realtà nell’industria finanziaria: oggi il 92% delle banche europee utilizza soluzioni AI, prevalentemente per la gestione del rischio, la sicurezza e la customer experience. Nel settore dei pagamenti, questa tecnologia promette di rivoluzionare l’interazione tra utente e sistema. CBI intende essere in prima fila in questa transizione, portando la propria expertise infrastrutturale nell’era dei pagamenti agentici.
Sul fronte dell’Euro Digitale, il progetto è entrato nel 2026 nella “Development Phase”, destinata a protrarsi fino al 2029, anno in cui è prevista la prima emissione. La BCE stima in 1,4 miliardi l’anno per quattro anni il costo di implementazione per gli istituti di credito: circa il 3% degli investimenti annuali in servizi IT. CBI punta a essere un punto di riferimento per la gestione e l’interoperabilità tra conti in euro tradizionale ed euro digitale, anche per il cash management delle imprese.

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